Orchestra TopicaMagic Umbu2026 - Jazz, Folk, Etnico

Magic Umbuprecedente

Tra il Mediterraneo e Rio, un viaggio senza passaporto né nostalgia in cui lo choro parla (anche) napoletano.

Tre napoletani, un genovese e un francese si incontrano sotto il Maschio Angioino. Uno di loro dice agli altri: "Ma perché non ci mettiamo a suonare del choro brasiliano?". Sembra l’incipit di una battuta destinata a far sorridere solo i music geekso di un film di Paolo Sorrentino. E invece è l'estrema sintesi degli Orchestra Topica.

Un ensemble a forte trazione cosmopolita che, muovendosi dal Mar Mediterraneo fino al cuore dell'Île-de-France, mette insieme un blocco partenopeo - composto dal clarinettista Davide D’Alò, Augusto "Gibbone" Celeste alle percussioni e Francesca Diletta Iavarone al flauto - con la chitarra (a sette corde!) del genovese Roberto Dogustan e il trombone del parigino Joe Zerbib.

Ed è proprio dalla naturale propensione che questi cinque musicisti hanno nell'assorbire e mescolare insieme suoni, visioni e suggestioni provenienti da ogni angolo del mondo che nasce Magic Umbu, il nuovo disco degli Orchestra Topica. Un album modulato attorno a otto tracce che rimbalzano come schegge impazzite tra il Sud America e il Golfo di Napoli, vero e proprio headquarter emotivo e sonoro della band.

Nella mezz'ora abbondante attraverso cui il disco si snoda, gli Orchestra Topica, pur restando ben ancorati ai ritmi sincopati e alle pulsazioni africaneggianti dello choro brasiliano (Magic Umbu), si concedono continue deviazioni, aprendosi a un sorprendente ventaglio di possibilità. In primis, i figli prediletti partoriti dalla patria sudamericana della saudade, ovvero la vibrante e danzereccia festosità della samba (Caju e Sto già là) e il morbido intimismo jazzy della bossa nova (SettottTopi).

Chiare influenze sudamericane che però non arrivano mai al punto da far percepire Magic Umbu come un esercizio di stile o un'imitazione manierista di maestri come Pixinguinha, Cartola o João Gilberto. Al centro di questo disco c'è soprattutto lavolontà degli Orchestra Topica di far dialogare quella tradizione d’oltreoceano con un retroterra profondamente mediterraneo.

Eccezionale, in questo senso, è il lavoro compiuto da Dogustan con la sua chitarra, capace di passare con naturalezza dalla levada percussiva brasiliana di Caxixe agli staccati brillanti e dal sapore flamenco di Stuti. Un virtuosismo mai fine a se stesso, che anzi rafforza la dimensione orchestrale dell'intero ensemble, costruita sull’intreccio tra il clarinetto di D’Alò, il flauto di Iavarone e il trombone di Zerbib.

Questo vero e proprio melting pot strumentale raggiunge forse la sua vetta più alta in Lacup, la quarta traccia del disco. Qui le voci limpide del clarinetto e del flauto accarezzano il caldo e serrato dialogo armonico tra chitarra e trombone, mentre dalle retrovie "Gibbone" Celeste tiene le fila del discorso con un groove ipnotico e avvolgente. Un impasto sonoro in grado di ammantare di fascino anche l'ambiente asettico di una sala d’attesa ospedaliera, i cui rumori di fondo fanno continuamente capolino nel corso del brano.

Con Magic Umbu, gli Orchestra Topica riescono a tenere insieme esotismo e tradizione, confezionando un lavoro estroso e raffinato ma aperto a uno spirito profondamente popolare. Un disco che ci ricorda ancora una volta come la musica, se maneggiata con perizia e rispetto, resti uno dei pochi linguaggi davvero capaci di scavalcare i confini - geografici e mentali - con cui troppo spesso siamo abituati a guardare il mondo.

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La recensione Magic Umbu di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-16 12:52:00

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