Quando il rumore diventa una (credibile) protesta contro lo sfruttamento spacciato come "sacrosanta gavetta".
Come cantavano i Ministri qualche anno fa, "Alla gente piace vedere la faccia di Briatore". Il problema è quando, oltre a guardarlo, qualcuno decide anche di ascoltarlo. Perché lì diventa difficile ignorare la superficialità delle sentenze che spara contro l'Italia ogni volta che gli viene malauguratamente piazzato un microfono davanti.
Lo sanno bene i LINFA, che hanno deciso di aprire Pettirosso, il loro ultimo singolo, con una delle tante, troppe filippiche pressappochiste del Fu Naomo contro tutti quei "ragazzi d'oggi che non hanno voglia di lavorare". A una manciata di mesi di distanza da Prenditi bene, il trio monzese torna a mettere le mani dentro quell'impasto abrasivo, fatto di chitarre lerce, voci sguaiate - sempre sul filo dello spoken word - e muscolari groove di basso e batteria, che richiamano la viscerale "estetica dell'imperfetto" dell'alternative rock anni '90, fatta più di istinto che di pulizia.
Un mix che, giocando sulla contrapposizione tra il "pieno" dei ritornelli e il "vuoto" delle strofe, costruisce una tensione che affonda le radici nel grunge più duro e puro, prima di scivolare verso territori ancora più fangosi, con una coda finale che, tra urla sempre più isteriche e ritmiche rallentate e pesanti, fa emergere chiare reference al doom e allo sludge metal.
A questa ringhiosa filthiness sonora, i LINFA affiancano versi altrettanto stizziti che osservano con sarcasmo e disillusione una generazione etichettata come "fancazzista" solo perché allergica a un sistema che normalizza lo sfruttamento delle "nuove leve", mascherandolo dietro parole come "gavetta" e "opportunità di crescita".
Lavoriamo per i ricchi
Guadagniamo due soldi
Io spaccerei ai loro figli
Solo per renderli dei balordi
Cantano i LINFA nel loro ultimo singolo. Pettirosso è un brano ruvido, materico, credibile nel suo essere apertamente infuriato contro un mondo del lavoro che, soprattutto in Italia, continua a mostrarsi indulgente con "chi sta sopra" e spietato con "chi prova a salire".
Un pezzo in grado di confermare l'indubbia qualità del progetto messo in piedi da questi tre incazzatissimi ragazzi brianzoli, proponendo una critica sociale genuina, che non guarda il problema dall'alto ma lo sviscera dall'interno, raccontando i dolori di una generazione che ha smesso di credere davvero nella retorica della meritocrazia e del sacrificio. Due valori percepiti ormai distanti anni luce da una realtà in cui, troppo spesso, contano più le conoscenze del talento, più il cognome delle effettive capacità.
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La recensione Pettirosso di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-02 23:49:56

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