Spaghetti SpezzatiGli Spaghetti Non Si Spezzano, Vol. 12026 - Rock, Indie, Alternativo

Gli Spaghetti Non Si Spezzano, Vol. 1precedenteprecedente

Sei brani storti, malinconici e sarcastici per raccontare un presente che continua a perdere pezzi

Gli Spaghetti Non Si Spezzano, Vol. 1, l'(anti)eponimo disco d'esordio degli Spaghetti Spezzati ci pone di fronte a una domanda: il gruppo si chiama Spaghetti Spezzati, mentre l'album invece sostiene il contrario. Perché? Chi fra i due mente? È un depistaggio studiato per incrinare ogni nostra certezza o, più semplicemente, una boutade orchestrata da tre simpatici guasconi torinesi?

Supercazzole carboidrate a parte, il "mezzo" esordio sulla lunga distanza del gruppo composto da Fabio Paladino (voce, chitarra e tastiere), Rodolfo Sgro (chitarra elettrica e basso) e Dario Cortese (percussioni) prende la contraddizione racchiusa nel proprio titolo e la riflette in sei tracce che, un po’ come San Tommaso, affondano il dito nelle crepe che ciascuno di noi si porta dentro. Fratture aperte da una quotidianità in cui è facile perdere pezzi e che, sotto il peso dell’ansia di dover essere sempre all’altezza delle aspettative di una società che sembra sorridere soltanto a chi è “sempre al top”, finiscono per allargarsi sempre di più.

Dal difficile processo di accettazione di una storia d’amore giunta al capolinea di NIENTE, al senso di disagio generato da una routine logorante mentre la mente vaga verso un altrove apparentemente irraggiungibile (ABITUDINE), passando per l’amara consapevolezza - forse un po' iperbolica - che, nel mondo della musica, "il talento non esiste, esistono solo i contatti" (LE SERIE DI NETFLIX), gli Spaghetti Spezzati si muovono senza una vera meta tra immobilismo e rassegnazione, fotografando il vuoto emotivo che apparirebbe se il nostro presente si mettesse in posa davanti a un obiettivo.

Un viaggio, guidato dalla voce quasi arrendevole di Paladino, in grado di rendere persino la sigla di un cartone, L'UOMO TIGRE, che ha come protagonista la quintessenza dell'eroe redento sempre pronto a difendere con la propria forza i più deboli, in una ballad acustica sommessa, che lascia dietro di sé una scia di nostalgia verso un qualcosa che sfugge alle parole, ma che in qualche modo è percepibile.

Questo senso di spleen capace di correre lungo la ventina di minuti scarsa attraverso cui il disco si snoda viene tradotto in musica dal trio torinese accostando sonorità volutamente stropicciate che, di volta in volta, accarezzano derive indie-pop contaminate dal krautrock di NIENTE, il garage angolofono dei primi Arctic Monkeys in ABITUDINE, e l'alternative rock italiano tanto nelle sue sfumature più implose e analogiche - gli Afterhours di Quello che non c'è - quanto in quelle intime e malinconiche dei Subsonica di Eden, evocate rispettivamente in brani come NOI DEI MAI e NON HO PAURA.

Gli Spaghetti Non Si Spezzano, Vol. 1 è, in fondo, un disco "severo ma giusto". Un lavoro che non dà (anzi, non ci prova nemmeno) a offrire risposte alle storture, fobie e piccole manie che, volenti o nolenti, finiscono per abitare la vita di tutti. Domande destinate probabilmente a restare sospese ancora a lungo. Anche se, a essere sinceri, Fabio, Rodolfo e Dario almeno una risposta potrebbero iniziare a darla in vista della prossima “metà” del loro album: ragazzi, ma alla fine, 'sti spaghetti si spezzano o no?

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La recensione Gli Spaghetti Non Si Spezzano, Vol. 1 di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-29 23:18:23

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