Galeone Fiammiferi 2026 - Cantautoriale, Rock, Indie

Fiammiferi precedente

Un piccolo “film da camera” fatto di sbornie, fughe romantiche e indie rock dal gusto autentico.

Fiammiferi, il primo singolo di Giulio Galeone, in arte solo Galeone, starebbe benissimo all'interno della colonna sonora di un one-room movie: quel filone di film girati in una singola location - tipo Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese, per intenderci - in cui, più che le azioni, sono i dialoghi tra i protagonisti a prendersi la scena.

L'esordio del cantautore romano nasce, cresce e si consuma in una piccola stanza, capace però di racchiudere l'intero universo di due persone adorabilmente unite nella loro goffaggine. Sullo sfondo di una probabile sbornia ("La tua casa gira come un aeroplano/Sono contento un’aspirina con il vino"), uno dei due si risveglia dal proprio torpore etilico e, per l’ennesima volta, resta meravigliato dalla presenza di chi gli sta accanto. Una visione capace non solo di cancellare all’istante il "cerchio alla testa", ma anche di spalancare una via di fuga dalle paturnie quotidiane ("Ma che bel pugno il tuo buongiorno/Uno speciale passaporto/Per scappare via dal mondo").

Questa tenera intimità si evolve nelle battute finali in una cronaca sghemba e dolcissima di due anime legate da un continuo inseguimento, sospese tra chi rincorre e chi preferisce lasciarsi rincorrere. Così, quando una delle due decide di mollare per un attimo i piccoli, grandi casini che scandiscono le sue giornate ("Il porto di Livorno/Non darmi questa bomba atomica/Lo sai che sono scomodi i traghetti per la Corsica?"), l’altra — dopo qualche inevitabile esitazione — sceglie comunque di seguirla, anche a costo di finire dentro l’ennesimo disastro "di coppia".

E questo piacevole tira e molla emotivo, viene trasformato in canzone da Galeone grazie a un arrangiamento essenziale, dominato - proprio come nella storia raccontata nel brano - dal dialogo continuo tra due sole voci. Da una parte le corde asciutte di una chitarra acustica, dall’altra i tasti morbidi di un piano elettrico: strumenti che si rincorrono e si sostengono a vicenda, costruendo un intreccio crudo, diretto e genuino. Un’estetica sonora quasi artigianale, da "demo registrata a tarda notte in salotto", che richiama inevitabilmente quella frangia indie rock cantautorale à la Motta.

Una connessione, quella con il musicista nato a Pisa e cresciuto Livorno - città da cui, guarda caso, i due protagonisti partono alla volta della Corsica - che torna anche nei credits del brano. A dare forma e sostanza a Fiammiferi ci sono infatti due storici collaboratori di Motta: Riccardo Sinigallia, qui nelle vesti di producer e fonico di mix, e Cesare Petulicchio, che aggiunge un tappeto ritmico discreto e gentile, in grado di valorizzare il clima raccolto del pezzo.

Con Fiammiferi, Galeone comprime in meno di quattro minuti un vero e proprio cortometraggio domestico, sospeso tra frammenti veristi di quotidianità e una resa sonora quasi "in presa diretta" che rende tutto straordinariamente vivo. Un ottimo punto di partenza per un percorso appena iniziato, ma che sembra avere già un indubbio potenziale.

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La recensione Fiammiferi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-07 13:08:46

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