DemiderTazza2026 - Pop, Alternativo

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Piccoli oggetti capaci di trasformarsi in preziosi rifugi dal logorio quotidiano.

Da gadget "acchiappa-polvere" a vera e propria Madeleine di Proust. È questo il percorso di trasformazione semi-metafisico a cui una banalissima Tazza è andata incontro nel nuovo (e omonimo) singolo di Demider, al secolo Francesco Finelli.

A una manciata di settimane da Chiari, il musicista, producer e sound engineer bolognese torna con un brano che, in meno di tre minuti, riesce a condensare un sorprendente ventaglio di sfumature sonore, creando un continuo gioco di aggiunte e sottrazioni strumentali che ne alimenta il dinamismo senza mai comprometterne la fluidità.

L'apertura di Tazza è infatti affidata a un indie pop leggero e spensierato, costruito attorno a uno strumming di chitarra acustica dal gusto solare che si intreccia con uno scanzonato coretto quasi "da stadio”, mentre sullo sfondo iniziano gradualmente a emergere lievi texture di synth, capaci di ampliare il respiro del brano senza appesantirlo.

Le cose si fanno però decisamente più interessanti una volta scavalcati i novanta secondi. Dopo aver raggiunto e superato la linea di mezzeria, Tazza si lancia infatti in un breve (ma intenso) intermezzo glitch-rap à la thasupreme, fatto di bassi 808 profondi, fraseggi di chitarra elettrica ultra-effettata e synth più sporchi e deformati rispetto alla prima sezione.

Un vero e proprio "ponte" che proietta l'ascolto verso il momento più riuscito della traccia: una coda in cui Demider sintetizza perfettamente il suo stile "ibrido", mescolando melodie pop rock dal sapore "analogico" con una ritmica digitale two-step che strizza l’occhio ai breakbeat della drum & bass.

Su questa strumentale al centro di un continuo processo di trasformazione, Finelli stende strofe e ritornelli che, tra linee cantate e la già citata parentesi flow melodica incastonata nell'intermezzo thasupremiano, prendono le mosse dal desiderio di comprare "una tazza con i nostri nomi": un primo e simbolico tassello di "una casa da riempire di ricordi" condivisi con la persona amata. Un oggetto talmente semplice da sfiorare quasi la banalità, da cui però Demider fa scaturire un flusso di pensieri sospeso tra l’usura della quotidianità e il potere quasi salvifico dell’amore

Da una parte, il peso concreto di una routine ("Ma per ora faccio turni da 18 ore / Sveglio dalle 6 sopra un bus di merda") fatta di stanchezza e giornate alienanti. Dall’altra, la capacità che anche un piccolo gesto o il semplice pensiero della persona amata hanno nel creare una temporanea via di fuga dall’ammattimento quotidiano ("Lasci il rossetto sulle sigarette / Così ti penso quando sei lontana").

Al netto di un paio di passaggi in cui - anche a causa della natura mutevole del pezzo - il cantato di Demider sembra inciampare leggermente sul ritmo della strumentale (come nella strofa "Quanto è cambiato da un’estate fa / Ma tra le tue braccia sono ancora a casa"), Tazza resta comunque un brano che, proprio grazie al suo forte dinamismo, suona maledettamente fresco.

Un singolo con cui Finelli dimostra, tra romanticismo dimesso e realismo quotidiano, come anche gli oggetti più ordinari possano trasformarsi, se legati al ricordo di qualcuno a cui vogliamo bene, in piccole panacee emotive contro la durezza del nostro snervante presente.

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La recensione Tazza di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-19 14:41:12

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