CosmoLa fonte2026 - Cantautoriale, Pop, Elettronica

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Nel suo sesto disco Cosmo ha risalito la fonte della sua musica, alla ricerca delle forme più scarne e cristalline, vestendosi da cantautore che danza per fronteggiare questo mondo orrendo

Dal momento che lavorare sta perdendo qualsiasi tipo di senso, vista la direzione dsgraziata in cui sta andando il mondo, tanto vale fare un tentativo, per ritornare alla fonte, alla circolarità del movimento creativo, del movimento vitale, come in una danza nuova. Dopo il dramma borghese, la risalita cantautorale alla ricerca di alcuni cristalli di vita. Se nel 2018 ci avessero detto che queste sarebbero state due tappe fondamentali della maturità di Cosmo non ci avremmo proprio creduto.

E proprio qua sta la bellezza di un artista che non ha mai badato alle cazzate, come cantava lui stesso dieci anni fa, che ci ha tappato i telefoni ai concerti per stare davvero insieme, e che più passa il tempo più si coltiva un giardino artistico assolutamente unico. Ciò che ne esce è credibile e bello solo perché lo canta e lo suona Cosmo, con quelle parole, con quei modi sempre un po' diversi. La fonte è semplicemente il sesto capitolo di questa serie di cambiamenti, in cui Cosmo ha toccato le forme più scarne e cristalline della sua musica, vestendo più volte la propria voce con un autotune che lo ha portato a strozzarsi dentro la macchina, facendo crescere ogni canzone del suo ultimo disco uno strato alla volta, per provare a restituirne la complessità, armonica, ritmica e melodica.

Così forse si rende il pubblico più consapevole di quello che sta ascoltando, non con un pastone di suoni pre-confezionati, ma con una serie di onde concrete, che nei primi secondi di ogni pezzo mettono a disagio chi ascolta, e che col passare del tempo avvolgono grazie all'uso molto saggio dei bassi sintetici. Sembra che Cosmo sia diventato come quei registi art-house, carezzati dai festival, che giunti a metà dei loro quaranta sanno nascondere, sotto una forma a tratti disorientante, un blocco di pensieri e ideologie nitide da captare. Bisogna digerire la corteccia, le asperità, abbracciare la lunghezza di un percorso e i cedimenti emotivi che si trovano nel tragitto, per gustarsi tutta questa bella scrittura.

C'è un esatto momento il cui La fonte scopre davanti a sé tutto il suo senso profondo di disco maturo ed essenziale, ossia quando nella sesta traccia, Parlare con te, il brano sembra interrompersi, salvo poi lasciare spazio ad una chitarra che accenna un valzer, timido, intimo. In quel momento il Cosmo ormai disinteressato dal mostrarsi stiloso e accattivante, quello che sempre di più cerca di bere dalle fonti primarie e  -forse - scarne della musica, esce allo scoperto, mostrando il cuore fragile, spaventato dal mondo, ma anche appagato dal fatto di poter fare ciò che ama.

E percorrendo La fonte in entrambi i sensi, a favore della corrente ma anche a ritroso, è possibile rintracciare tutti i segni di questo atteggiamento adulto ma non per questo arreso alla forma solida e orribile delle cose. Cosmo ha vestito i panni del cantautore per decorarli con le sue punte di bizzarria, con le sue derive elettroniche, che nel 2026 abbracciano pattern ritmici che provengono da varie parti del mondo, senza cedere all'esotismo da voyeur. Lo vediamo avvicinarsi al Battisti sperimentale-corale di inizio anni '70, a volte ha il fare minimal di un certo Vasco, altre cede all'emotività di un Luca Carboni. Allo stesso tempo però sotto tutto questo c'è sempre Marco Jacopo Bianchi, che canta di aver solo voglia di fermarsi, come titolava il suo splendido ep ambient di qualche anno fa.

Sotto tutto questo, ancora, c'è Cosmo che canta la sua famiglia - questa volta ha fatto piangere il fratello con uno dei pezzi più belli del disco -, cerca la fine del lavoro, ma non la fine di tutto, perché ai piedi di questa fonte c'è semplicemente un fiore, che sboccia come una danza all'alba. Così sarà il suo tour - ancora una volta parte integrante dell'atto creativo e non semplicemente costola del disco -, mattutino e appiccicaticcio, una danza col sole negli occhi, e tutti i brani de La fonte suonati, allungati e lasciati germogliare in mezzo ai corpi, da sempre il cuore del disordine umanista di Cosmo.

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La recensione La fonte di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-17 01:26:00

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