Nessuna rivoluzione, solo rock suonato come si deve.
Si intitola Here Come The Stars ed è il nuovo disco dei The Revangels, band nata a Milano a inizio anni Dieci dall'incontro tra Angelo "Enni" Liaci (voce), Ivan "Evan" Montafia (chitarra), Andrea "Dallas" Montafia (basso) e Giancarlo "Janky" Ragni (batteria).
Prodotta dalla veneta Vrec Music Label su distribuzione Audioglobe, la seconda prova sulla lunga distanza del quartetto lombardo si muove dentro una dozzina di tracce guitar-driven, che per buona parte guardano senza troppi giri di parole all'hard rock degli anni '70.
Un'anima dichiaratamente vintage, esibita con orgoglio dai Revangels con una formula strumentale da power trio allargato, in cui i riff di chitarra dettano i tempi di ogni singolo pezzo, lavorando in simbiosi con il basso e la batteria. Appare chiaro come quest’impostazione porti il gruppo milanese a ricorrere a una tavolozza timbrica affine a quella usata da band come Led Zeppelin: influenze che emergono in brani come The Prayer of Jabez, Play With Fire e Unchained.
Ad ogni modo,la vera cartina di tornasole del legame con Page & Co. è senza ombra di dubbio RevAngel of Harlem, che si avvale della presenza - a dire il vero un po' superflua - della cantante brianzola GEEN. Pur trattandosi di una cover del (semi)omonimo singolo degli U2, il gruppo reinterpreta questo classico del 1988 in chiave decisamente più zeppeliniana, arrivando a ricalcare nelle primissime battute della traccia l’attacco di Good Times Bad Times in maniera abbastanza palese.
Al netto del peso esercitato dal "dirigibile di piombo", i Revangels trovano spazio in questo loro ultimo album anche per suggestioni più contemporanee. C’è il gusto pop punk falloutboyano- impreziosito da un gustoso assolo in salsa Whammy - che attraversa Lost!; possiamo trovare il furore sporco e quasi grunge di You Gave Me All and Now You Leave, grazie a digressioni costruite sull'accordatura Drop Db; c'è persino quell’energia alternative rock sfoggiata dai Red Hot Chili Peppers nella loro "Stadium Arcadium era", ben percepibile in The Way To The Stars e A Spark in the Darkness.
Un telaio strumentale che, poggiando su solide coordinate sonore, offre ad Angelo Liaci la possibilità di flettere i muscoli e sfoderare il suo timbro squillante, animato da un retrogusto bluesy bello mordace che in alcuni passaggi ricorda quasi Miles Kennedy: un paragone che deve essere accolto con le dovute proporzioni, ma in grado comunque di testimoniare la qualità della sua prova vocale.
In definitiva, Here Come The Stars è un disco rock davvero ben fatto, valorizzato da un eccellente lavoro di produzione, soprattutto sul versante chitarristico, in cui le parti solistiche emergono dal mix con potente precisione, riuscendo a ritagliarsi il proprio spazio senza mai sacrificare il fondamentale contributo ritmico di basso e batteria. Nonostante non proponga - e non abbia la minima intenzione di farlo - alcun tipo di rivoluzione sonora, resta comunque un lavoro sincero e consapevole dei propri riferimenti: chi ama e continua ad amare "quella roba lì" troverà sicuramente pane per i propri denti.
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La recensione Here Come The Stars di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-17 15:17:27

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