Mc NillOUCH!2026 - Rap, Hip-Hop

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Cinque tracce militanti e retronostalgiche contro stereotipi, ipocrisie e conformismo.

Si sa, essere una rapper in Italia, soprattutto se ci si ostina a spremere davvero le meningi tra rime e incastri di spessore invece di indossare minigonne e top griffati biascicando slang annegati nell’autotune, è un'impresa difficile almeno quanto il paradosso evangelico del cammello che prova a passare per la cruna di un ago.

Lo sa benissimo Mc Nill, al secolo Giulia Galli, che in OUCH!, il suo ultimo EP, prende una direzione ostinata e contraria rispetto all'ostentata spacconeria che siamo abituati a sentire nei testi e nell'attitudine proposta dalla stragrande maggioranza degli artisti hip-hop nostrani. Il risultato di questo dietrofront? Cinque tracce militanti, in cui la rapper bolognese - artista queer in una scena ancora fortemente eteronormata e maschile - si scaglia contro figure e contesti che troppo spesso sembrano solo remarle contro.

Da una scena urban falsa come una moneta da tre euro, popolata da colleghi che "parlano male degli altri nel back, poi davanti fanno gli amiconi, non sia mai che gli saltano i feat" (OUCH!) al profondo senso di solitudine che si prova quando chi ti sta vicino non riesce ad accettare fino in fondo la tua natura (Lotta e cura), passando per il processo di autodeterminazione e accettazione della propria identità di genere contro le aspettative e i rigidi schemi imposti dalla società (Prendimi così).

Una serie di tematiche fortemente conscious, in grado di parlare allo stomaco di una comunità che continua a essere derisa e marginalizzata, specie in un panorama in cui molti rapper fanno delle proprie liriche una vetrina con cui ostentare ossessivamente ricchezza e materialismo. Mc Nill, al contrario, utilizza le parole comestrumento di affermazione identitaria, rabbia e rivendicazione sociale, stendendole su un sound pervaso da una vibrante retronostalgia.

Prodotti da Kiquè Velasquez, i beat di OUCH! si immergono anima e corpo dentro i bassi pulsanti e i timbri sintetici del synthpop britannico anni Ottanta. Una scelta che, unita alla sensibilità verso le tematiche LGBTQ+ incarnata da Galli, non può che riportare alla mente l’elettronica minimale e politicamente impegnata dei Bronski Beat.

Più che per il flow e gli incastri - comunque solidi e curati, sia chiaro - OUCH! colpisce per la sua fortissima identità, tanto sul piano sonoro quanto su quello concettuale. In appena un quarto d’ora, Galli riesce infatti a far convivere con sorprendente naturalezza l’attitudine dell’hip hop e un’estetica apertamente queer. Due universi che, almeno in apparenza, sembravano destinati a non incontrarsi mai. Fino a oggi.

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La recensione OUCH! di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-13 21:21:05

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