Luke StyleLuke Style2026 - Rock, Punk rock, Rock d'autore

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Potente, genuino e critico nei confronti della fredda modernità, l'esordio solista dell'artista lombardo tocca le corde più profonde dell'anima.

Luke Style, all’anagrafe Luca Ciambrone, è un veterano della musica e dei palchi. Dopo un lungo passato dietro le pelli con i The Styles e in supporto a diversi artisti (tra cui J.Ax), ha deciso di mettersi alla prova con un progetto personale in cui per la prima volta non è solo batterista ma anche voce. Ad accompagnarlo in questa avventura sonora troviamo Emanuele Cutrona al basso e il vecchio compagno di band Stefano Molteni alla chitarra.

Otto sono i brani con cui il musicista lombardo si presenta al mondo in questa sua nuova veste; otto canzoni diverse che riassumono pensiero ed esperienze maturate negli anni, sia a livello personale che come artista, raccontando le variopinte sfaccettature dello stesso autore. Si nota una scrittura profonda, introspettiva, orientata verso temi esistenziali, sociali e personali, anche perché è un disco che nasce dall’esigenza di superare il dolore per la perdita di Guido Style, voce e frontman dei The Styles, dunque non teme di toccare le corde più profonde dell’anima.

Musicalmente, ogni episodio di “Luke Style” contribuisce a costruire un’identità fatta di rock, potenza e sperimentazione, con una certa eleganza d’insieme che traspare anche nei momenti più concitati. Già con “Le Regole della Sete”, con cui si apre il disco, entriamo in contatto con questi ingredienti nella loro chiave più malinconica e sommessa, ma è forse la terzinata “La ballata delle rose” il momento più alto e significativo del disco, con la batteria che mitraglia e le melodie sinuose che sembrano scivolare giù da pareti di roccia incandescente.

Gli arrangiamenti forgiano atmosfere di grande impatto sonoro ma anche emotivo, guardando certamente al rock americano degli inizi del millennio ma spaziando anche tra riferimenti British e di cantautorato rock italiano.

Nella sua complessa identità, “Luke Style” è comunque un lavoro autentico e scorrevole, in grado di definire già piuttosto bene lo spazio espressivo entro cui si muove musicalmente l’artista, tra lucide critiche nei confronti della fredda modernità e una fresca e genuina rabbia liberatoria, proprio quel tipo di “rabbia che non voglio perdere”, come canta ne “La fine di ogni cosa”.

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La recensione Luke Style di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-17 20:28:27

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