Mille Punti OVERTOURISM 2026 - Elettronica, Dance

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Un fantastico disco di musica elettronica, capace di sfuggire a quell'Italia "da cartolina" che sembra aver smarrito la propria essenza.

Fare della pista da ballo qualcosa di più di uno spazio di evasione e divertimento, trasformandola in un recinto narrativo dentro cui colmare, tra sudore, mirror ball e luci stroboscopiche, lo svuotamento identitario a cui l’Italia sta andando incontro ormai da qualche anno. È questo l'ambizioso obiettivo che Mille Punti, al secolo Edoardo Bassi, si è prefissato con OVERTOURISM, il suo terzo album.

A più di quattro anni di distanza da Supervintage Disco Rave, il musicista e DJ milanese - cresciuto tra le fila di realtà del calibro di Toy Tonics e Polyamore - torna con nove tracce immerse in una disco grooviness talmente d’antan da completare il giro e (ri)affacciarsi nel presente con un’insospettabile freschezza.

Un sound costruito attorno alle pulsazioni regolari di una cassa dritta, su cui amoreggiano due anime opposte e complementari: una più analogica e vintage, cristallizzata da giri di basso magnetici e gommosi, l'altra più moderna e digitale, affidata a una pioggia di synth acidi e cangianti. Un mood retrofuturistico, che corre dalla prima all’ultima traccia di un album in grado di mescolare sonorità irresistibilmente catchy, dal forte retrogusto mediterraneo, con improvvise aperture verso ambienti più alternativi, che guardano da vicino il mondo angolofono.

In meno di mezz’ora, OVERTOURISM passa infatti da un'italodisco "imbastardita" con la french touch dei Dov’è Liana (Ore Scure e Malinconia Mediterranea) all’eurodance ultramelodica à la Peggy Gou (Interludio Selvaggio), concedendosi nel frattempo ipnotiche incursioni nell'UK garage (Scelte Sbagliate) e furoreggianti cavalcate dance-punk che richiamano la ruvida incisività dei primi LCD Soundsystem (Una Pace Interiore e La Voglia).

Ed è proprio in questa eterogeneità sonora che Mille Punti riesce a dare forma a quella "musica elettronica all’italiana" inseguita dalla prima all'ultima traccia. Un linguaggio che fa della contaminazione la propria cifra distintiva, riflettendo la natura di un Paese plasmato dal millenario intreccio di influenze culturali, linguistiche e sociali di cui è stato protagonista.

Una "grammatica contemporanea, che si muove tra memoria e presente" anche sul piano della parola. Senza mai cedere a un’inutile verbosità, l’artista milanese accompagna le strumentali a testi essenziali, capaci di riflettere alla perfezione il concept del disco: la ricerca di una propria voce (Ore scure), tra i "pezzi di costa gentrificata" di un Paese ormai "saccheggiato” dai suoi luoghi comuni (Malinconia Mediterranea) e la necessità di immaginare una nuova club culture nostrana (Ultima canzone). 

Questa poetica laconica trova forse il suo momento di massimo fulgore in Una Pace Interiore, grazie a un hook - "Non so trovare una pace interiore / E anche se l'avessi continuerei a cercare" - di rara bellezza. Un piccolo componimento ermetico, tanto semplice quanto folgorante, che nella sua reiterazione quasi mantrica finisce per scollarsi progressivamente dal campo semantico, trasformandosi in un vero e proprio strumento al servizio del brano.

OVERTOURISM è un disco di musica elettronica semplicemente magnifico. Raffinato ma mai elitario, accessibile ma anche carico di una sorprendente complessità, questo album riesce infatti a coniugare la dimensione più fisica e spontanea del ballo con una lucidissima riflessione identitaria. In un Paese che troppo spesso ha finito per riprodurre all’infinito i suoi stessi simboli, l'ultimo lavoro sulla lunga distanza di Mille Punti rivendica un’idea di italianità meno cartolinesca e più sfaccetta. E proprio per questo motivo, meravigliosamente autentica.

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La recensione OVERTOURISM di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-22 23:59:00

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