Albert Eno II 2026 - Indie, Folk, Alternativo

II precedente

Due linee parallele, dieci canzoni e un indie folk etereo che si insinua nello spazio tra le cose.

Due rette parallele capaci di diventare la metafora perfetta di una coppia che funziona, formata da individui che, pur senza mai incrociarsi, riescono nella loro autonomia ad avvertire e beneficiare della presenza dell’altro, senza annullarsi a vicenda. È attorno a questo sillogismo grafico-esistenzialista che Albert Eno, al secolo Alberto Crivellari, ha deciso di costruire II, il suo ultimo disco in studio, dal titolo quantomai pragmatico.

A cinque anni esatti da Dark 'n' Stormy, il cantautore veneto classe '80 torna con una seconda prova sulla lunga distanza che, per una quarantina di minuti, prende la cifra che ne dà il titolo e la applica alla grammatica delle relazioni: un gioco di equilibri in cui il "noi" è fatto di "due io", vicini senza per questo smettere di essere distinti.

Dieci tracce che non procedono lungo una narrazione lineare, ma dipingono una serie di situazioni e stati d’animo che, in linea con il concept del disco, una volta messi insieme formano un’unità i cui contorni corrispondono al sentimento più semplice e allo stesso tempo complesso di tutti, che risponde al nome di "amore": da piccoli gesti in grado di sospendere momentaneamente l’inesorabile scorrere del tempo (Reflection) alla tenerezza che insegna come ogni notte, anche la più buia, finisca sempre all’alba (Lullaby), passando per il pensiero malinconico di un legame che avrebbe potuto non esistere (To Her Hometown) e il bisogno di accettare sé stessi come chiave per imparare a vivere davvero liberamente con chi ci sta accanto (Be Your World).

Versi che si inseriscono in quello spazio sottile che si instaura tra due persone che, pur stando bene con sé stesse, scelgono di camminare insieme, raccontati da Crivellari con un timbro fragile e soffuso, in grado di ricreare quell'intimismo tipico di una voce diffusa a pochi centimetri dal microfono. Un cantato a fior di labbra - interpretato peraltro con un inglese tutto sommato credibile - che si stende su sonorità squisitamente "acustiche", facendosi strada tra i riverberi del dream pop dei Cigarettes After Sex (Reflection e Hold Me) e la malinconia dell'indie folk, tanto nella sua chiave più crepuscolare à la Elliott Smith (Empty Lung Apnea e Lullaby) quanto in quella più "agreste" e alt-country del primo Bon Iver (Be Your World).

In definitiva, II è un disco capace di muoversi in una dimensione sospesa senza per questo rinunciare a una natura rigorosamente "analogica". Pezzi in cui il suono di chitarre, archi, pianoforte, basso e batteria conserva una genuina matericità, cristallizzata nel movimento di mani dita che toccano realmente uno strumento.

A questo punto, non resta che testare l'abilità di Albert Eno nel tenere insieme queste due anime - una sospesa nell’aria e l'altra con i piedi ben piantati a terra - anche dal vivo. Un banco prova non banale, soprattutto nel sottobosco della musica emergente, dove far convivere quest'ambivalenza è decisamente più facile a dirsi che a farsi.

---
La recensione II di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-22 23:02:30

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia