Un disco punk rock sospeso tra ribellione immaginata e culto del passato.
Con No Flowers for her, il suo terzo disco pubblicato in poco meno di quattro anni, Giacomo Roppa decide di aggiungere l'ennesimo tassello a un percorso artistico dominato da un'attitudine che guarda con nostalgica ammirazione a quel mistico trittico "Sesso, Droga e Rock'n'Roll", simbolo dell’immaginario rock degli anni Settanta.
Prodotto dalla romana Sorridi Music, il nuovo album del musicista friulano sfodera otto tracce in cui tempi, dinamiche e cambi di passo sono scanditi dalla velocità e dal vigore con cui le plettrate si abbattono sulle corde di chitarre che, come i tiranti di un ponte, sostengono l'intera struttura dell'album.
Una prova sulla lunga distanza fortemente guitar-driven, che poggia le proprie basi sonore sulla grezza schiettezza del punk angloamericano. Roppa ne abbraccia tanto il versante più glam e sfacciato à la New York Dolls (To cut your throat e Rolling Stones), quanto quello più ruvido, diretto e antisistema dei primi The Clash (Here, punx! ed Escape from birri), senza dimenticare i Ramones della maturità, omaggiati con la cover di Bonzo Goes to Bitburg.
Non mancano poi aperture più morbide, che grazie alla comparsa di una chitarra a dodici corde e di un organo Hammond, abbracciano quel soft rock sfumato di psichedelia dei Led Zeppelin più melodici: tipo quelli di Thank You, per intenderci. A dare invece un tocco più nazionalpopolare, ci pensa Lieve, che in chiusura del disco raccatta la scanzonata malinconia delle ballad più stracciamutande di Vasco Rossi.
Oltre alle chitarre, a tenere insieme il tutto ci pensa la voce di Roppa che, con il suo timbro ruvido, nasale, a tratti molto vicino a quello di Billy Corgan, si cimenta in strofe e ritornelli cantati in italiano e inglese. Un poliglottismo lirico che, purtroppo, mostra qualche crepa quando abbandona i confini nostrani. Soprattutto in Bonzo Goes to Bitburg la marcata cadenza nostrana restituisce infatti più l’immagine del rocker di provincia innamorato dei propri miti che quella di un progetto in lingua inglese pienamente convincente.
A conti fatti,No Flowers for her è un omaggio genuino (anche se a tratti un po' casereccio) all'edonismo punk rock degli anni Settanta, fatto di eccessi, libertà e anticonformismo. Un disco attraversato da tiepidi rinculi di ribellione tanto cari a chi quell’epoca non l’ha vissuta, ma continua a inseguirne il mito attraverso vinili consumati, racconti idealizzati e vecchie fotografie sbiadite. Se anche voi condividete questo profondo senso di anomia, le otto tracce di Roppa potrebbero fare al caso vostro. In caso contrario, è probabile che non troverete qui nulla che non abbiate già sentito altrove.
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La recensione No flowers for her di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-25 16:33:23

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