Tra sogni, memoria e psichedelia analogica, Simone Felici riapre il proprio archivio personale e trasforma sette brani del passato in un disco intimo, visionario e volutamente lo-fi.
Bananamoor arriva da un luogo temporale preciso ma difficile da mettere a fuoco, in cui i ricordi, i sogni e le versioni precedenti di noi stessi continuano a convivere, modificandosi a vicenda. I sette brani che compongono il disco sono stati scritti tra il 2012 e il 2016, ma il loro suono appartiene anche al presente, perché Simone Felici ha scelto di riattraversarli a distanza di anni, sottraendoli alla logica della produzione in studio per restituirli a una dimensione più istintiva, domestica e straniante.
Il punto di partenza è "The String", nato addirittura durante un sogno, completo di una parte del testo nonsense. Dentro ci sono già la grammatica di Bananamoor, un disco nel quale la razionalità convive continuamente con l'inconscio, la memoria con l'immaginazione, il dato autobiografico con una scrittura che preferisce deformare la realtà.
Dopo un primo tentativo di registrazione in studio nel 2020, Felici ha deciso di tornare sui propri passi. La produzione di allora non riusciva evidentemente a contenere la natura sfuggente di questi pezzi. Nel 2025 ha quindi rimesso mano alle canzoni in casa, utilizzando un vecchio Fostex 160 a cassette e conservando soltanto la batteria registrata da Gioele Pagliaccia. Il risultato è una scelta estetica precisa: il disco non cerca la perfezione sonora, ma una forma di autenticità timbrica fatta di saturazioni, imperfezioni, prossimità e piccoli incidenti. La grana analogica diventa parte integrante della scrittura e contribuisce a creare un'atmosfera sospesa, quasi allucinata.
Il riferimento ai dischi di Daevid Allen e Kevin Ayers è dichiarato già nel titolo, ma non si limita a un omaggio citazionista. Bananamoor ne raccoglie soprattutto lo spirito ludico e psichedelico, quella capacità di utilizzare la forma canzone come un territorio elastico, dove pop, folk, rock e sperimentazione possono convivere senza dover necessariamente trovare compromessi. Felici guarda a quella tradizione con sufficiente libertà da trasformarla in una cifra personale.
Anche la scelta dell'inglese contribuisce a rendere il disco leggermente obliquo. I testi, però, sono tutt'altro che evasivi. "Brown and Gold" affronta il conflitto tra vita sentimentale e lavoro; "Alice" trasforma un amore platonico in una ballad psichedelica sulla riflessione e sul rispetto dei sentimenti; "The Fall" entra nel rapporto con la figura paterna, mentre "Stomach Theory" prende spunto da un episodio politico realmente vissuto.
I due brani nati dai sogni, "Satin" e "Hain-e", rappresentano forse il punto in cui l'attitudine del dislo emergenza maggiormente. Il primo recupera le avventure e le percezioni dell'infanzia; il secondo costruisce la ricerca immaginaria di una sorella mai esistita. Realtà e invenzione smettono qui di essere categorie opposte e diventano strumenti della stessa indagine personale.
Rispetto ai lavori più strutturati realizzati con i Dear Bongo e alla precedente esperienza di Worms con Marco Verdecchia, Bananamoor sceglie dunque una traiettoria più laterale. È un disco meno interessato alla costruzione architettonica del suono e più concentrato sulla sua materia, sui margini, sulle interferenze. La produzione casalinga non appare come una limitazione, ma come il dispositivo ideale per conservare quella natura nebulosa che aveva reso difficili i precedenti tentativi di registrazione. Autobiografico senza essere didascalico, psichedelico senza diventare puro esercizio di stile, lo-fi senza trasformare l'imperfezione in un feticcio. È il tentativo, riuscito, di dialogare con un sé precedente senza necessariamente correggerlo. E in quelle sette canzoni, tra nastri, sogni, ricordi e frammenti di vita reale, Simone Felici trova una forma sonora credibile per raccontare non tanto ciò che è stato, quanto il modo in cui ciò che è stato continua ancora oggi a risuonare.
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La recensione Bananamoor di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-01 00:00:00

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