Un album intenso e stratificato, dove prog, stoner e suggestioni tribali si intrecciano a temi che spaziano dalla cosmologia al mito, dal potere alla natura.
A quattro anni da Veti e Culti, Le Pietre dei Giganti tornano con Pastorale, un disco che amplia ulteriormente il linguaggio della band fiorentina e ne conferma l'ambizione artistica. È un lavoro denso, costruito con cura e attraversato da una visione che tiene insieme scienza e mito, storia e immaginazione, senza mai dare la sensazione di voler dimostrare qualcosa a tutti i costi. Piuttosto, sembra il frutto di una ricerca autentica, sviluppata lungo quasi un'ora di musica che chiede attenzione ma sa ripagare l'ascolto.
Il titolo potrebbe suggerire una dimensione rasserenante e agreste, ma quella raccontata dal quartetto è una pastoralità inquieta, attraversata da ombre e tensioni contemporanee. Il rapporto tra uomo e natura resta sullo sfondo come orizzonte ideale, mentre in primo piano emergono conflitti, mutazioni, forme di potere e interrogativi esistenziali. È un disco che osserva il presente senza rinunciare alla profondità simbolica.
Dal punto di vista sonoro, Pastorale rappresenta probabilmente il lavoro più sfaccettato della formazione. La matrice prog e stoner che caratterizza da sempre il gruppo rimane ben riconoscibile, ma viene arricchita da elementi nuovi che ne ampliano il respiro. Le ritmiche assumono spesso una dimensione quasi tribale, tra percussioni dal sapore ancestrale, intrecci poliritmici e cori che evocano rituali collettivi. A impreziosire il quadro arrivano inoltre sax, contrabbasso e pianoforte, inseriti con intelligenza all'interno di arrangiamenti già ricchi e stratificati.
L'apertura affidata a "Dentro l'Atomo" sorprende immediatamente: l'elettronica prende il sopravvento e disegna paesaggi freddi e cosmici, come se l'ascoltatore fosse sospeso nel momento stesso in cui la materia inizia a prendere forma. Da lì in avanti il viaggio si sviluppa attraverso episodi molto diversi tra loro ma uniti da una forte coerenza narrativa. Brani come "La Nostra Sanità", "Pastorale", "Zinco" e la splendida "Sulla Sequoia" mostrano la capacità della band di alternare pesantezza e tensione melodica, costruendo atmosfere cupe senza mai risultare soffocanti.
Tra i momenti più riusciti spicca "Santo Fulmine", che trasforma una suggestione fantascientifica in un racconto vivido e cinematografico. L'incedere nervoso del brano, sostenuto da chitarre taglienti e da melodie che guardano anche a orizzonti mediorientali, accompagna la storia di una stirpe oppressa che trova nella ritualità e nella memoria una forma di resistenza. È uno dei tanti esempi di come, in questo album, i testi non siano semplici accompagnamenti della musica ma parte integrante della costruzione dell'immaginario.
Ed è forse proprio qui che il disco segna uno scarto rispetto al passato. Le parole appaiono più nitide, più direttamente collegate alle composizioni. I significati emergono con maggiore chiarezza, pur lasciando spazio all'interpretazione. Si parla di sopraffazione, di perdita, di avidità, di identità collettiva e di sofferenza, ma anche dei processi fisici che regolano l'universo. Antiche credenze e leggi della materia convivono nello stesso racconto, suggerendo che il progresso tecnologico non ha cancellato le dinamiche profonde che accompagnano l'umanità da sempre.
Anche gli intermezzi strumentali, "Gamelan" e "Opale Nero", contribuiscono a rafforzare la sensazione di trovarsi di fronte a un'opera pensata come un percorso unitario più che come una semplice raccolta di canzoni. L'epilogo, affidato a "...Fuori dalla Stella", chiude idealmente il cerchio aperto all'inizio, riportando lo sguardo verso il cosmo e ricordando come ogni forma di vita sia parte di un processo infinitamente più grande.
Pastorale è un disco impegnativo ma mai autoreferenziale, complesso senza essere ermetico. Un lavoro che cresce ascolto dopo ascolto e che trova il proprio equilibrio in una continua tensione tra radici e futuro, materia e spirito, razionalità e mistero. Le Pietre dei Giganti confermano così la propria capacità di costruire mondi sonori personali, lontani dalle scorciatoie e dalle mode del momento.
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La recensione Pastorale di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-24 08:12:43

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