Quando il tempo smette di scorrere e ricomincia a tornare.
I rimorsi di un’anima tormentata che si dissolvono in una epifanica consapevolezza: il tempo non procede lungo una linea retta, ma ritorna in un moto ciclico e continuo, fatto di corsi e ricorsi, nascite e rinascite. In SBIADITA MEMORIA, il suo ultimo singolo, fatima_prodd - nom de plumedietro cui si cela il musicista leccese Carlo Toma - decide addirittura di scomodare, forse involontariamente, le grandi religioni orientali, traducendo in musica l’affascinante concetto del Saṃsāra.
Prodotto in completa indipendenza, con il contributo di Salvatore Angelè al mix e al mastering, il nuovo brano dell’artista pugliese intreccia suggestioni filosofiche e spirituali, muovendosi lungo un immaginario confine che separa l’angoscia esistenzialista dalla concezione ciclica di vita, morte e rinascita tipiche del credo induista e buddista, pur ribadendo una sostanziale neutralità rispetto a qualsiasi prospettiva teologica ("Sono troppo lontano / Dalle leggi divine").
Voltandosi indietro, Toma tira infatti le somme del proprio percorso di vita costellato, almeno finora, di paure, illusioni e compromessi ("Ho sprecato i miei primi trent’anni / A domare il mio animo inquieto") a cui, volente o nolente, è dovuto scendere a patti. Una presa di coscienza dolorosa, vista però dal musicista leccese come punto di partenza per inseguire "un’altra vita" in cui poter (ri)trovare sé stesso, accettando perfino la dissoluzione dell’io come condizione necessaria per rinascere.
Digressioni filosofico-spirituali che, pur con le dovute distanze, rimandano a quel cantautorato sospeso tra poesia e riflessione concettuale figlio di Franco Battiaiato. Sul piano sonoro, questa tensione prende forma in un elettropop siderale, costruito attorno a synth atmosferici e drum machine minimali che trovano nei tasti bianchi e neri di un pianoforte, un contrappeso "materico" a un impianto sonoro rarefatto come l'aria che fluttua senza peso nello spazio interstellare.
L’unico aspetto che incrina, almeno in parte, il coinvolgimento emotivo del brano riguarda il trattamento che Toma ha deciso di dedicare alla propria voce. La scelta di filtrarla con effetti che ne accentuano la componente metallica dialoga coerentemente con l’estetica della produzione, ma la sua presenza costante finisce purtroppo per ingolfare e appiattire l’ascolto, smussandone l’impatto emotivo. Una maggiore alternanza tra un timbro più nudo e ravvicinato nei passaggi introspettivi e questa vocalità più algida e "spaziale" nelle aperture verso l’infinito avrebbe probabilmente valorizzato il contrasto tra i due poli su cui si basa l’intera traccia.
Una sbavatura tecnica che, comunque, non ridimensiona né la qualità della scrittura né l’ambizione del progetto. Limando questi ultimi dettagli produttivi, Toma potrebbe infatti avere le carte in regola per ritagliarsi uno spazio ben più che dignitoso nel panorama emergente italiano.
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La recensione SBIADITA MEMORIA di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-05 23:59:00

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