Emanuele Contis e Ilaria Porceddu Lùmia 2026 - Cantautoriale

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La scrittura essenziale ed evolutasi per sottrazione della cantautrice Ilaria Porceddu si incontra con l'attitudine alla sperimentazione di Emanuele Contis, in nove tracce rarefatte e oniriche.

Se all’estate, di solito, si rimandano i libri un po’ più impegnativi, ché ci si può dedicare più tempo, per i dischi sembra valere l’opposto: d’estate, si ricerca spensieratezza lirica e cassa in quattro. Tra le canzoni estive e i tormentoni, alla fine di maggio è stato pubblicato un album atipico, e, almeno dal punto di vista della collocazione temporale, controcorrente. Si tratta di LÙMIA, una raccolta di nove brani composti ed eseguiti da Emanuele Contis e Ilaria Porceddu. Compositore, jazzista e autore di colonne sonore il primo; cantante e compositrice, con all’attivo una partecipazione a Sanremo Giovani, la seconda. Due anime diverse della Sardegna, che si incontrano all’interno di nove tracce dove elettronico e acustico si rincorrono, si sfiorano e arrivano a fondersi.

Le nove tracce alternano brani strumentali e cantati. Le atmosfere cinematografiche, immaginate e suonate da Emanuele Contis, si danno il cambio con la voce calda e rassicurante di Ilaria Porceddu. Abbandonato il sardo come lingua, che l’artista aveva esplorato in diverse pubblicazioni passate (Sa coia, per esempio, ma anche nel ritornello del brano portato all’Ariston, In equilibrio), la terra natale dei due rimane presente nell’immaginario e nelle scene. Nel prete che fa messa in piazza citato in Oro e ketamina, o nelle piscine azzurre degli alberghi di Andare via. Le tracce strumentali non sono, in questo disco, intermezzi. Sono a tutti gli effetti parte della narrativa, canzoni che appartengono a questo percorso e che contribuiscono a collocarlo in dimensioni oniriche e senza tempo. E che al tempo stesso, contribuiscono a tesserne la tela narrativa. Il tenue pianoforte di Petrichor si fonde con un sottofondo che rimanda a giorni di pioggia, ed è il perfetto seguito dell’invettiva di Andare via. L’elettronica di Lùmia, la title track, ricorda i Sigur Ròs di Valtari ed è il cardine dell’intenzione e delle influenze del disco. Per arrivare poi a La luce che resta, che è il rumore leggero degli spiragli di luce che iniziano ad entrare nelle stanze più buie, e all’outro rarefatto e smaterializzato di Felistine che si protrae e si decompone via via.

Più che un joint album, Lùmia rappresenta il punto d’incontro tra la ricerca di due artisti, accomunati dalla Sardegna, che durante gli anni hanno esplorato mondi simili da prospettive diverse. Ilaria Porceddu, nel suo approfondimento della canzone d’autore, ha sviluppato una scrittura essenziale, che si è evoluta per sottrazione, e che riesce a incastrarsi molto bene con l’improvvisazione e la sperimentazione elettronica che sono da sempre al centro della ricerca di Emanuele Contis. I due artisti si ricercano e si completano. L'auguro, per Lùmia, è che sappia incontrare ascoltatori disposti a sviscerarne la complessità, entrandone a far parte.

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La recensione Lùmia di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-25 11:09:00

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