L'esordio discografico di Meno è un brano che rivendica il diritto alla pigrizia: il sound retrò e la costruzione melodica non scontata fanno ben sperare, per il suo futuro
"L'inno di chi vorrebbe la naspi a vita": il cantautore napoletano Meno ha definito così, su Instagram, il suo primo singolo Pigro. Una dichiarazione d'intenti sull'ironia alla base del pezzo, e una buona frase per attirare un po' di curiosi a spendere del tempo per ascoltare il suo esordio. Con un rischio, tuttavia: che questo brano venga ridotto solo a questo.
Perché Pigro, oltre che una canzone che fa sorridere nella rivendicazione dello "status di napolecano" dell'artista, come recita la strofa, e del diritto alla pigrizia come reazione alla complessità del mondo, è un pezzo scritto, arrangiato e cantato benissimo. E non stupisce pensare che Meno abbia vinto, proprio quest'estate, il contest I Visionatici.
Il sound di Pigro è retrò, alla fine del ritornello arrivano anche i fiati, con una costruzione che strizza l'occhio a Marco Castello. La metrica del testo è preciso, senza i "sai" o i "però" ficcati alla fine dei versi perché manca un quarto: le parole si incastrano, seguono la melodia non scontata della strofa, raccontando della voglia di non fare niente, dei video sugli indiani guardati per cercare di addormentarsi, delle voci interiori che stimolano a produrre plusvalore quando l'unica ambizione è mangiare la pizza nel letto. La voce di Meno è calda, intonata, il timbro riconoscibile.
Non è inusuale che gli esordi discografici siano dei buoni pezzi: capita, soprattutto quando passa del tempo tra la scrittura e la pubblicazione del primo pezzo, e quindi si ha il tempo di lavorarci, affinarlo, correggerne l'ispirazione. Quando succede, però, è lecito avere dell'ottimismo. Senza volerlo trasformare in pressione o in ansia da aspettativa.
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La recensione Pigro di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-09-01 08:44:00

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