michelevioGiullare2026 - Cantautoriale, Folk, Country

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Un pezzo con cui farsi beffe dei falsi profeti, restando felicemente fuori dal gregge.

Non ci resta che ridere. Con Giullare, il suo ultimo singolo, michelevio decide di ribaltare il paradigma presente nel titolo della celeberrima commedia di Benigni e Troisi - a sua volta ispirato a un frammento epistolare scritto da Petrarca - ponendo l'ironia come ultimo baluardo di resistenza con cui colorare un presente sempre più dominato da troppe sfumature di grigio.

Scritto, suonato e prodotto in completa indipendenza con il solo aiuto di Emanuele Cioncoloni - impegnato alla batteria, al mix e al master - l'ultimo pezzo del cantautore genovese, che divide la propria vita tra la musica e le cattedre dei licei dove insegna lingua e cultura spagnola, sottolinea l'importanza di ragionare sempre con la propria testa, prendendo le distanze dagli sproloqui di tutti quei falsi profeti che, oggi più che mai, sembrano essere gli unici in grado di decidere cosa sia giusto e cosa no.

Figure talmente grottesche da rasentare la comicità, sempre pronte a portare in parata i forti e relegare in un angolo i deboli. Contro di loro, Vio decide di sfoderare l'arma più semplice e, forse, più efficace: una risata catartica e liberatoria capace di mettere in ridicolo la deformità del loro animo, anche al costo di uscire da quel gregge che, al contrario, continua a salutarli come eroi.

Alla corte di chi conta
Scelgo di non contare
Nella corte che conta
Meglio essere giullare
All'imperatore non voglio far regali
Al re e alla regina non voglio portar fiori
Meglio sembrare strani e un po' antisociali

Canta michelevio nelle battute iniziali del suo ultimo brano. Versi disincantati ma comunque pervasi da una dolcezza di fondo, affidati a una voce adorabilmente sgraziata che, nella sua raucedine genuina, ricorda a tratti quella di Andrea Appino.

Un'attitudine lirica e canora "de core", adagiata su un sound che, nonostante guardi in faccia il cantautorato nostrano con lo strumming di chitarra acustica a farla da padrone, riesce a concedersi qualche piccola digressione nel country folk grazie al timbro malinconicamente argentino dell'armonica, capace di aprire un timido squarcio sugli episodi più agresti di Neil Young.

Giullare è un pezzo che sin dal primo ascolto mette in mostra la propria natura homemade, genuina e piacevolmente imperfetta come una torta fatta in casa. Una traccia educatamente scapigliata che ci ricorda come, anche quando le cose vanno male, una risata sia in grado di seppellire tutto e tutti.

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La recensione Giullare di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-09-01 22:36:06

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