British pop, psichedelia e tentativi di capire che direzione prendere.
Con Luxe, gli Ataratsia mettono insieme cinque brani inediti che attraversano territori sonori diversi, tenuti insieme soprattutto da una comune inclinazione lo-fi. La band milanese guarda al pop-rock britannico, recupera suggestioni della seconda metà degli anni Sessanta e lascia spazio a qualche deviazione psichedelica, senza però rinunciare a incursioni più contemporanee. Ne viene fuori un EP interessante soprattutto come fotografia di una band ancora alla ricerca della propria fisionomia.
Ad aprire il lavoro è "A Better World”, probabilmente uno dei momenti più convincenti dell'EP. Le melodie hanno un'evidente matrice beatlesiana, ma non si limitano a riproporne superficialmente gli stilemi: il riferimento emerge soprattutto nella costruzione melodica e nella sensibilità pop, mentre la produzione mantiene quella patina ruvida e domestica che caratterizza il progetto. È un buon biglietto da visita, anche perché chiarisce subito quale sembra essere il terreno più fertile per gli Ataratsia.
Con “Storm Away” la band cambia prospettiva e si sposta verso un immaginario più vicino agli anni Novanta. Le chitarre e l'impostazione generale hanno un'attitudine più rock, meno legata alla classicità del primo brano, mostrando una certa versatilità. Il passaggio funziona, anche se contribuisce a rendere meno definita la direzione complessiva dell'EP.
Il brano più curioso è forse “Be For The Rain”, dove le coordinate si allargano ulteriormente. Psichedelia e indie-rock si incontrano lasciando intravedere anche una certa attenzione per il prog, soprattutto nella volontà di uscire dalla struttura pop più prevedibile. È uno degli episodi in cui gli Ataratsia sembrano maggiormente interessati a sperimentare.
La seconda parte di Luxe cambia invece registro con “Giulia” e “Cosmica”, entrambe cantate in italiano. L'idea di introdurre la lingua italiana non è di per sé fuori luogo, ma in questi due episodi il risultato appare meno efficace. Rispetto ai brani in inglese, arrangiamenti e linee vocali sembrano avere meno naturalezza e il passaggio finisce per mettere in evidenza una distanza tra l'attitudine British della band e il tentativo di misurarsi con una forma più riconoscibile di pop nazionale. Non è tanto una questione di lingua quanto di aderenza: sembra che gli Ataratsia siano semplicemente più a proprio agio quando possono muoversi dentro il vocabolario anglosassone.
A rimettere in equilibrio il lavoro arriva “Cashing Love”, che riporta il gruppo verso coordinate più definite e recupera parte della freschezza dei primi brani. È una conclusione che funziona proprio perché non cerca di aggiungere un'ulteriore direzione al percorso, ma torna a valorizzare gli elementi nei quali la band sembra avere maggiore sicurezza.
Il limite principale di Luxe è quindi anche il suo elemento più interessante: l'EP non è particolarmente amalgamato. Più che un progetto compiuto sembra un piccolo laboratorio nel quale gli Ataratsia mettono sul tavolo influenze, intuizioni e possibili identità. Ci sono tentativi riusciti e altri meno convincenti, momenti in cui la band trova una propria voce e altri in cui sembra ancora inseguire quella degli artisti che l'hanno formata. Ma proprio questa dimensione di “prove ed errori” rende il disco utile per capire dove potrebbe andare il gruppo.
La sensazione è che quando gli Ataratsia si lasciano guidare da melodie, chitarre e atmosfere anglosassoni, il materiale acquista personalità. La sfida, per il prossimo passo, sarà trasformare questo insieme di buone intuizioni in un'identità più compatta.
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La recensione Luxe di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-08-22 07:10:40

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