Biorisk 21 2026 - Rock, Funk, Crossover

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Rime, riff puliti e ventuno grammi d'anima in cerca di contrasti.

È il presunto peso (in grammi) della nostra anima a dare il titolo a 21, il nuovo singolo dei Biorisk. A una decina di mesi dalle atmosfere lovecraftiane di Bad Trip, il quintetto bresciano va a ripescare gli esperimenti pseudo-scientifici con cui il medico americano Duncan MacDougall pretese, a inizio Novecento, di quantificare la sostanza dell'uomo - racchiusa, a suo dire, nell'ultimo respiro - e li trasforma in un'indagine musicata sulla volatilità della nostra essenza.

Duecentottantaquattro secondi in cui la voce di Davide Ravelli stende rime sul classico topos rap del "me against the world", mettendo in collisione la propria cronica insofferenza con un universo percepito come alienante e alienato. Un confronto che trova un curioso corrispettivo in una strumentale squisitamente funk rock: da una parte un riff di chitarra rilassato ma appuntito nel suo tono super clean, dall’altra un groove di batteria fatto di compatte sincopazioni. Ne esce un equilibrio crossover irrequieto al punto giusto, in cui ciò che non si può afferrare si scontra continuamente con la concretezza di un mondo che, invece, pesa eccome.

Meglio morto a 21 anni, fra, che morto da verme
Le immagini che il cosmo ha di noi vivono eterne
E ho scavato fino al fondo del mondo, come Verne
Cattive verità, ma c′è il calore che mi serve

Cantano i Biorisk nel loro ultimo pezzo. Se una pecca va cercata, sta proprio in quell'equilibrio, che alla lunga finisce per appiattire il sound complessivo. Strofe e incisi - entrambi interamente rappati - sembrano infatti correre sullo stesso binario, senza quel fattore "contrasto" che avrebbe potuto distinguerli: una variazione melodica, un cambio di registro, anche solo un piccolo scarto in grado di spezzarne la linearità.

Non aiuta la chitarra, che mantiene lo stesso suono pulito per quasi tutta la lunghezza della traccia, salvo togliersi lo sfizio nell'assolo finale, cremosamente fuzzoso ma, a conti fatti, un po' tardivo. Anche in questo caso sarebbe bastato un filo di crunch, o un effetto capace di spezzare il passaggio da una sezione all'altra, per regalare al pezzo quel quid dinamico che l'avrebbe blindato da qualsiasi appunto "tecnico".

Un vero peccato, perché il concept è interessante e riesce a riflettere, tanto nelle parole quanto nel sound, lo struggle tra l'impalpabile leggerezza del nostro animo e la materialità di un mondo che, di leggero, ha ben poco. Ed è proprio in quel contrasto che i Biorisk potranno trovare, in futuro, il margine per un ulteriore passo avanti: magari proprio attraverso qualche "bizzarria" in più, capace di trasformare un buon equilibrio in qualcosa di ancora più interessante.

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La recensione 21 di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-09-30 23:59:11

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