Storia di una donna etichettata da tutti ma ascoltata da nessuno.
Siamo ormai abituati, in questo becero hic et nunc, ad aprire un social qualsiasi ed essere letteralmente investiti da tonnellate di video dedicati ai cosiddetti "casi umani". Filmati che, di base, fanno ridere e diventano virali a colpi di tormentoni come "Le fettine di vitello non vanno bene!?" o "Ma da me che voi... Al massimo te posso cantà una canzone?". L'orizzonte degli eventi è (quasi) sempre quello: una sghignazzata, un commento beffardo e via col prossimo video.
Nessuno che si chieda cosa ci sia dietro quei comportamenti bizzarri, messi in atto da persone "in carne e ossa", che spesso si portano addosso un vissuto fatto di solitudine, emarginazione e generale diffidenza verso due parole pesantissime: "malattia mentale". Ed è proprio da questa condizione umana, che ancora oggi spaventa più di quanto si ammetta, che Gianfranco Mascia ha deciso di partire per scrivere La pazza del piano di sopra, il suo ultimo singolo.
Prodotto dalla romana Blond Records, il nuovo brano del musicista di stanza a Penna in Teverina - "un borgo di mille anime in Umbria" - trasforma in musica la storia diMarisa, anziana inquilina del suo palazzo, scomparsa da poco che tutti, in vita, chiamavano proprio con l'appellativo che dà il titolo alla traccia.
Urla dal balcone, abiti improbabili, ombrelli portati in qualsiasi condizione meteorologica, cestini dati alle fiamme e biglietti dai colori sgargianti lasciati in giro: una lunga serie di episodi che hanno portato questa donna a vivere sulla propria pelle - forse senza nemmeno accorgersene - lo stigma di una società condensata in un condominio che, per buona parte della sua vita, l'ha etichettata semplicemente come "la pazza".
Marisa tra la neve cammina con i suoi ombrelli
E non si ferma nemmeno
Se parla di questa città come nessuno sa
Canta Gianfranco Mascia nelle prime battute del pezzo. Versi dominati da una malinconica dolcezza, con cui il musicista umbro sembra quasi scusarsi con Marisa (a nome di tutti) per essersi girato troppe volte dall'altra parte, invece di ascoltare ciò che aveva da dire.
Da cantautore che si rispetti, Mascia mette le strofe in primo piano su un arrangiamento dal forte retrogusto country-folk, capace di richiamare gli episodi più dylaniani di Francesco De Gregori. Uno strumming di chitarra acustica, arioso e rilassato, accompagna infatti il brano verso un finale in cui sboccia un assolo di sei corde elettrica dal caloroso piglio roots rock.
Pur restando ancorato a un certo tradizionalismo sonoro, La pazza del piano di sopra merita un ascolto anche da chi non bazzica questi territori, per la sensibile spontaneità del suo storytelling. Un invito a fermarsi - almeno ogni tanto - ad ascoltare (e magari comprendere) quello che persone come Marisa cercano "a modo loro" di comunicare. Perché in fondo, come diceva Nietzsche, "coloro che vengono visti ballare sono considerati pazzi da coloro che non possono sentire la musica".
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La recensione La pazza del piano di sopra di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-03 23:11:38

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