Contro il sistema, con un suono che sembra uscito da un algoritmo.
Under Control è il titolo del primo singolo dei Vitamina, quartetto nato a Inzago, a metà strada tra Milano e Bergamo, dall'incontro tra Davide Di Capo (voce), Omar Vailati (chitarra), Luca Sala (basso) e Alessandro Carafa (batteria). Quattro musicisti che, come raccontano loro stessi, "da più di vent'anni cavalcano palchi e dormono in studi di registrazione", ma che finora hanno "sempre suonato insieme senza mai dare vita a un progetto comune".
Ora, dopo ben due decadi, ci sono riusciti, "aprendo le danze" con un pezzo scritto, registrato e prodotto in totale indipendenza che sfodera un pop rock spudoratamente easy listening. Quattro minuti scarsi di ascolto, letteralmente divisi in due anime: da una parte c'è quella "analogica", fatta di riff di chitarra leggermente crunchy e gommosi giri di basso; dall'altra quella più "digitale", che si palesa attraverso synth acidognoli, al profumo di anni Ottanta, e una batteria talmente trattata da sembrare una drum machine.
Un contrasto su si inserisce la voce di Di Capo, dal timbro rauco e graffiante, dal piglio vagamente ruggeriano, srotolando strofe e ritornelli che puntano il dito - a dire il vero, con una certa vaghezza - contro i "poteri forti". Quelli che, a colpi di ultimi ritrovati tecnologici, hanno ridotto ognuno di noi a un piccolo ingranaggio incastonato dentro una macchina gigantesca, che ragiona solo in termini di "profitto", "consumi" ed "efficienza", dimenticando proprio quel valore "umano" di cui, paradossalmente, essa stessa si nutre.
Noi siamo piccoli bulloni arrugginiti dal tempo
Tutti in fila perché siamo sotto controllo
Cantano i Vitamina nel loro ultimo singolo. Under Control sembra vivere su un grosso paradosso di fondo: pur scagliandosi apertamente contro quella tecnologia che, a poco a poco, ci ha resi tutti schiavi, suona a tratti come un pezzo prodotto con l'AI. Sopratutto la voce e le parti ritmiche escono infatti dal mix un po' piatte, schiacciate sotto una coltre "mediosa” che soffoca l’arrangiamento e non lascia respirare gli strumenti, togliendo profondità a ciascuno di loro.
Un limite tecnico che possiamo, ad ogni modo, parzialmente perdonare, considerando la natura completamente autoprodotta del brano. Una maggiore cura nella post-produzione potrebbe in futuro contribuire a valorizzare le intuizioni del gruppo, restituendo maggiore profondità alle varie parti strumentali.
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La recensione Under Control di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-25 23:16:53

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