BOETTIaltro/alto2026 - Cantautoriale, Sperimentale, Elettronica

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Per il suo terzo disco Boetti sceglie la via impervia dell'etereo, frantuma la realtà e la canta in un mare di tastiere, in un dolcissimo disorientamento

Nel terzo disco di Boetti c'è qualcosa che ricorda la fantasmagoria, l'ingrandire e rimpicciolire le figure dietro un telo aiutati da una luce soffusa, il modulare il suono come fosse una figura visibile che si prende gioco di chi assiste allo spettacolo, portandolo in lidi emotivamente chiari, ma lasciati sopiti per troppo tempo. Si sa cosa si sta ascoltando, ma è come se non si riesca a capire la fonte da cui questa musica provenga.

Ma ad ascoltarlo bene il terzo disco di Boetti - che si chiama altro/alto, spingendo l'ambiguità già nel titolo - è chiaramente un'opera figlia del 2026, figlia del pop italico. Sono i modi a smarrire l'ascoltatore, forse a spaventarlo all'inizio, per quel senso d'ignoto che questo mare di tastiere si porta appresso. Nessun supporto di percussioni, e una voce che si modula senza controllare che chi sta davanti all'impianto si stia totalmente orientando nel viaggio. E già per questo tentativo di responsabilizzare il pubblico Boetti ha fatto centro.

I riferimenti stilistici sono chiarissimi, e utilizzati in modo furbo, a sprazzi, ancora una volta per creare una vertigine in chi cerca di razionalizzare i brani del disco. All'inizio parrebbe di sentire i modi di Vasco Brondi, poi si passa al timbro di Niccolò Contessa, alcune pose chiacchierate di Giovanni Truppi, ma è forse sul lato della composizione che si compie la specialità di altro/alto. Boetti eleva lo stile, lo rende etereo, ma al contempo si avvicina al fuoco emotivo, ormai un po' retrò, degli schemi armonici dell'itpop più oscuro e melenso del decennio scorso, come un Gazzelle più concettuale, o un Cosmo lavatosi in acque molto dolci. 

Tutto molto interessante, tutto a cavallo tra il fuori dal tempo e l'eccessivamente citazionista. Sicuramente rimane il grande fascino delle parole che si sposano alle tastiere, che creano un tensione continua - che rimane in maniera un po' schematica in molti titoli delle canzoni - e che cerca il contatto con l'altro, mentre la dimensione spirituale fa capolino e richiama a sé in modo insolito, non come dovere ma come potere.

Boetti frantuma le cose del nostro tempo contemporaneo, gli scioperi, le tende degli studenti, i giornali, e le usa come sillabe di un frasario a tratti incomprensibile, che suona dolce e si unisce a strane parole, concetti del potere temporale, della meteorologia, tutto estremamente concreto ma allo stesso tempo impalpabile. Il gioco funziona, pur qualche pecca di inevitabile manierismo, perché mantiene sempre un tono stralunato, mai definitivo, sempre aperto alla possibilità e ai suoni di un mondo compromesso, di una storia giunta forse al capolinea. 

Altro/alto si chiude con un dittico di musica uterina, acquatica e poi celeste, che interrompe l'ascolto con una promessa, di rivedersi sulle stesse spiagge per vedere cosa sarà cambiato nel frattempo. Noi restiamo in attesa, incuriositi e ancora un po' straniti da questo spettacolo di ombre deformate, sperando che a questa mezz'ora di musica interessantissima seguano altri passi verso direzioni inattese, verso un altro che possa andare ancor più su.

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La recensione altro/alto di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-23 00:22:00

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