Biografia zYp

Molte band assomigliano a delle famiglie, ma alcune di più. Gli zYp fanno parte di quest’ultime, perché il loro tempo assieme non si esaurisce in sala prove, ma deborda, finendo nelle case che condividono e negli affetti che provano. Ma per iniziare a conoscere Vitto (voce/chitarra), Gabri (chitarra/voce), Lory (basso) e Fede (batteria), è giusto partire da un altro luogo ancora, che è Barriera di Milano, quartiere torinese nel quale nel 2012, allora 17enni, si sono conosciuti. Che cosa sia, oggi, Barriera, lo avevano già spiegato molto bene in Le Circostanze, brano contenuto nel loro primo Ep “Non sapevamo scegliere” del 2016 e che dice: “Dove vivo io/tante spade in terra/troppi chiusi in camera/tante vite in scatola/Dove vivo io/i giorni non si muovono/mai”. E delle assurde atmosfere di periferia, che a volte sembra una giungla con ciminiere e palazzi come alberi e altre un deserto di cemento, gli zYp continuano a parlare anche in questo nuovo album, che porta il nome della band, ma che allarga lo sguardo anche al mondo, e alla sensazione obliqua che trasmette, oggi che è così massacrato, farne parte. In “ZYP” i ragazzi hanno messo le onde, ora dolci ora aspre, dei cambiamenti che non sempre sono scelte, ma spesso sono obblighi; ci hanno messo gli squarci di luce abbagliante che solo certe gioie sanno creare, e i blackout dei momenti di più dura difficoltà. Perché, ed è semplice ma non lo è, gli zYp dicono che “nella musica non solo sveliamo tutto di ciò che siamo, di più: le canzoni sono pezzi di noi”.



Con una ricerca sonora che, sì, parte dal rock e dallo stoner, per poi, però, aver fame di suoni sempre nuovi, tanto da abbracciare psichedelia e blues, e con un artwork firmato da Federico Manzone che, a proposito di mondo, per il singolo Desertica ha composta una grafica potentissima dove affianca i fumi, pur colorati, della città alla potenza dell’Africa e della savana, “ZYP” è il salto in avanti di una band che è cresciuta tanto, espandendosi senza perdere il centro. Vitto, Gabri, Lory e Fede hanno una visione della musica tanto pura quanto reale, materica: “Più che una risposta a qualcosa, la musica è stata un’illuminazione. La musica è stata la risposta al desiderio di esprimerci, in un momento delle nostre vite in cui non potevamo o riuscivano a farlo in libertà. Essere noi quattro, in sala prove a suonare come meglio potevamo, era, ed è tuttora, il momento per eccellenza di scambio, di esposizione della propria sensibilità e di confronto su tutto. La musica per noi è festa, gioco, studio, meditazione e terapia”. Ma non sono, o meglio non solo soltanto, tipi da studio, gli zYp, anzi: sarà durante un loro live che, pure se non conoscete nemmeno mezza strofa di una canzone, vi faranno voltare la testa verso il palco per osservare con sempre maggiore attenzione ciò che sta accadendo. Perché la fiamma di suono, energia ed elettricità che sanno innescare quando attaccano a suonare, è provato sul campo, non lascia nessuno indifferente. Quindi sì, ci sono band che assomigliano a famiglie, e ci sono famiglie completamente fuori di testa, ora indovinate da che parte stanno gli zYp.

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