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Descrizione a cura della band

Tu sei pazza è il mio secondo album. È stato scritto dall’estate del 2013 fino a febbraio 2015. C’è un sacco di roba e un sacco di me dentro, per esempio c’è moltissima radio che ascoltavo quando per un paio d’anni ho lavorato al banco di una pizzeria d’asporto. La mattina, quando preparavamo le pizze, ascoltavamo una radio locale che si chiama Dimensione Suono 2 Soft 105.3, nel cui palinsesto c’è praticamente solo un programma: “Canzoni d’amore: 4 canzoni per farti innamorare”. Grazie a questa radio ho iniziato ad appassionarmi a una certa canzone pop italiana che fino ad allora avevo un po’ snobbato e da qui, segnandomi degli appunti sul cellulare, sono nati gli spunti per molte canzoni che partono proprio da evergreen come “Ci vorrebbe un amico”, “Bella senz’anima”, “Maracaibo”, “Le tue mani su di me”, “Parole parole parole”, “Teorema”, “Se bruciasse la città” e “Ogni volta che tu te ne vai”. E’ tutto partito da qui, cercando di raccontare le cose come le racconto di notte a una ragazza di turno, in un locale di turno: con la musica alta, un vodka tonic di troppo e la disperata ricerca di empatia, cercando di appagare quel senso di solitudine che hanno tutti quelli che quotidianamente parlano e conoscono troppa gente. Perché suonano come dei pezzi dall’attitudine punk? Perché nel periodo in cui abbiamo iniziato a suonarli dal vivo, la voce calda e le emozioni a mezza bocca mi avevano stancato; ho vissuto circa un anno con un grande bisogno di “niente”; per anni mi ero documentato e appassionato di molte cose, in quel momento della mia vita ho iniziato a frequentare situazioni musicali e non, dove si celebrava in qualche modo (volontario o involontario) il niente. Avevo voglia di riempirmi di niente, di vivermi un po’ addosso, di rimanere in giro con sconosciuti fino all’alba, di musica noise, di techno, di punk senza speranza e senza esigenza comunicativa. Il niente insomma, il trionfo del nulla, come in “Ci vorrebbe una notte”. Dopo questo percorso mi è stato più che naturale dare un assetto più disperato a quei pezzi che erano partiti come sussurrati e far sì che uscisse fuori l’indole disperata con cui erano stati scritti.

Credits

Nel disco ha collaborato Matteo Fiorino, che ha armonizzato tutti i cori e ha suonato la chitarra acustica in “Come sai fare tu” ma che, prima di tutto, mi ha dato l’idea di fare un disco in presa diretta dall’attitudine punk, dopo essere rimasto impressionato da un mio concerto al Fanfulla. A quel concerto c’era anche il mio amico Edipo che poco prima di partire mi disse “è arrivato il tuo momento, ci siamo”.
“Ci vorrebbe una notte” è stata scritta insieme al mio amico Calcutta.
Le registrazioni sono state fatte (per la maggior parte in presa diretta) all’Hombre Lobo, uno studio punk più simile a uno squat che ad uno studio, che si trova all’interno del centro sociale Brancaleone di Roma. La produzione artistica l’abbiamo fatta io e il fonico Valerio, detto Valerio Fisìk, in quattro intensissimi giorni di registrazioni, in cui ho tenuto particolarmente a cantare più o meno nello stesso stato emotivo in cui avevo scritto quelle canzoni, ovvero ubriaco di vodka. “

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