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Descrizione a cura della band

COMUNICATO STAMPA (Lunatik)

Questo è un disco che racconta un passaggio. Nonostante sia il nostro primo disco, questo non parla di un inizio, anzi racconta un prima ed un dopo. Tutte le canzoni sono state, infatti, concepite in un lasso di tempo relativamente breve, ma mentre alcune di esse sono state scritte prima del compimento dei 30 anni, altre invece immediatamente dopo. Può sembrare una banalità, maquesti anni frenetici, di enormi sconvolgimenti politici ed economici ma che in fondo non fanno altro che rafforzare la staticità generale, combaciano perfettamente con quello che rappresenta, almeno per noi, compiere 30 anni.Ossia quando una gran parte di te che ancora è rimasta indietro, nell’adolescenza, negli anni ’90, improvvisamente è costretta a svegliarsi e a fare i conti con le fantomatiche prospettive, con le responsabilità e gli impegni che non vuoi avere. Così montano i dubbi, le domande. Ti chiedi quale sia il tuo ruolo in una società che non ti offre molto, se è meglio riderci su o se invece lasciarsi invecchiare. Ci si ritrova a chiedersi perché quello che prima era importante ora non ti diverte più e perché ti sfoghi dando sempre la colpa a qualcun altro, se i cambiamenti sono utili o se in fondo non è cambiato nulla.
Di questo parla il nostro disco: dei nostri dubbi, delle nostre debolezze, delle nostre insicurezze, delle nostre insoddisfazioni, della nostra nostalgia, dei nostri ricordi, della nostra adolescenza, dei nostri trent’anni.

• LE CAVIE: questo è stato il nostro primo singolo e di diritto è il primo pezzo dell’album. Il brano nasce sviscerando il concetto celato dietro alla parola inglese “work”, che significa al tempo stesso “lavorare” ma anche “funzionare”.La canzone, dunque, deride il concetto secondo cui, vivendo in una società immediata, pianificata secondo determinati parametri, che riduce tutto all’essenziale, automaticamente chi non rispetta questi canoni viene considerato non utile, non funzionale, senza uno scopo. Non importa se la tua è una scelta o meno, se sei un disoccupato o semplicemente uno scansafatiche: se non lavori non funzioni, non servi.

• QUARTIERI: questa è una canzone che con velata malinconia dipinge il quadro dei nostri ricordi d’infanzia. Senza alcun tipo di velleità critica, senza voglia di trovare un significato dietro alle parole, senza alcuna accezione positiva o negativa, la canzone nasce con il solo intento fornire delle immagini nitide e forti di quelle che sono state le domeniche nel quartiere, abbandonandosi ai ricordi. Niente di più e niente di meno. Ed è forse proprio per questo che nonostante ognuno di noi abbia, ovviamente, vissuto la propria infanzia e adolescenza in modo diverso, riusciamo tutti ad immedesimarci in questa canzone.

• IL MONDO, LE RADIAZIONI, L’INQUINAMENTO: crediamo che nella vita di ognuno ci sia sempre un momento in cui si percepisce un senso di insoddisfazione generale ma che non si riesce bene a focalizzare. Non sai mai quanto il perdere i capelli sia effettivamente il frutto di una nevrosi, di una disperazione che te li fa strappare o semplicemente dello scorrere del tempo. E’ proprio in quei momenti in cui si cerca una scusa, si dà la colpa a qualsiasi cosa, al mondo, alle radiazioni, all’inquinamento. Ma, se hai saputo scegliere bene, c’è chi ti conosce meglio di te stesso e che nonostante tutto in un attimo accende la luce.Bisogna solo mettersi in ballo e ballare.

• NON MI DIVERTO PIU’: probabilmente l’immagine più netta del passaggio. Ritrovarsi nei soliti locali, con la solita musica, con gli amici di sempre ma con qualcosa di diverso. Più concentrato su quello che non va rispetto al resto, infastidito da una folla che nonostante tutto ti fa sentire comunque solo. Da quelle piccole dinamiche che improvvisamente diventano grandi ed insopportabili.Ed Il titolo dice già molto.

• SIPARIO: questo è forse l’unico pezzo in cui abbiamo coscientemente privilegiato la musica rispetto al resto. Pur partendo da un’idea di base di una storia d’amore in frantumi, gli strumenti sono predominanti ed il testo rimane quasi incompiuto privilegiando, in particolare nel ritornello, la melodia rispetto al senso delle parole, secondo uno stile preso in prestito dai Verdena. La voce stessa nel finale viene utilizzata come uno strumento che grida insieme agli altri. Con questo non vogliamo dire che la canzone non abbia una “storia” propria da raccontare, ma che questa è meno netta e definita e si sfuma nella musica.Possiamo dire che le parole dipingono immagini e ricordi che, sebbene non perfettamente esplicitati come in altre canzoni, vengono completati dalla musica in questo caso ancor più evocativa.

• 6.00 PM:quando tutto viene appiattito dalla routine, quando le critiche non sono mai costruttive, quando sentirsi più stanco sembra quasi un valore, quando dormire poco ti rende un eroe, quando anche le lamentele sono ripetitive, a volte non c’è altro da fare che spegnere tutto e sfogarsi con un bel ritornello liberatorio.

• SESSO:questa è forse più una storia che una canzone, una storia che parla degli stereotipi con cui ognuno di noi, uomo o donna che sia, ha dovuto fare i conti almeno una volta nella vita. Di quanto questi siano banali e scontati, e di come con un po’ di pregiudizi in meno ed un po’ di leggerezza in più sia in realtà molto facile capire quale è il vero motore di ogni nostra azione. Freud docet.

• TUTTA QUESTA FRETTA: il tempo non si ferma mai e questa condizione di “vittime” dello scorrere dei giorni ci va spesso molto stretta. Si è sempre di corsa verso un futuro che improvvisamente è vicinissimo. Eppure non puoi fermarti, così cerchi unespediente per sfuggire a questa condizione, perdendoti nei rivoli della quotidianità, nello schermo di un computer, nascondendo quelle cose che non puoi e non sai risolvere. Ma tra queste cose c’è di tutto, anche quelle cose che ti servirebbero proprio per uscire dallo stallo in cui sei caduto, ma che a forza di scappare non sai più se le hai nascoste troppo bene, troppo in profondità, o perse per sempre.

• ISTANTANEA:durante le notti insonni i pensieri si fanno più forti, i rumori diventano ripetitivi e costanti. La batteria e la chitarra simulano tutto questo dando l’immagine di un circolo che non riesce a spezzarsi, che proietta la mente verso un futuro incerto. Eppure, dentro, c’è uno strano senso di calma e serenità, addirittura di felicità, che si definisce sempre più man mano che si prende consapevolezza del fatto che in fondo il futuro non esiste, non ancora, ed il passato neanche: ogni momento è per sua natura di passaggio e che nell’istante stesso in cui lo viviamo questo è già trascorso. Non c’è dunque nulla di cui preoccuparsi.

• IN INGLESE: questa è stata una delle prime canzoni scritte e, a suo modo, parla anch’essa di una scelta, di un cambiamento. Noi tutti siamo da sempre legati alla musica anglosassone come formazione e la scelta iniziale di scrivere in italiano è stata dunque molto importante ed impegnativa, dati tutti i dubbi e le incognite del caso. Abbiamo deciso di metterci in gioco mostrando tutto noi stessi in modo diretto, mostrando anche la stessa paura di mettersi in gioco dato che, le nostre parole, ora sarebbero state non solo ascoltate ma anche capite.

• IO RESTO UGUALE:“tutto cambia ed io resto uguale, forse è più semplice far finta di invecchiare”. Niente può descrivere meglio i nostri trent’anni e chiudere degnamente il nostro disco.

- BIOGRAFIA -
I Topi Non Avevano Nipoti nascono a Roma nel 2012, grazie all’incontro di quattro ragazzi già precedentemente attivi nella scena romana con diversi progetti.
Il nome, indubbiamente particolare, ed è stato scelto perché la frase è un palindromo (ossia che può essere letta allo stesso modo in entrambi i versi) il quale ricorreva come gioco di parole durante le serate in sala prove della band.
Dopo diversi mesi trascorsi di scrittura e sala prove, il progetto inizia a delinearsi seguendo una linea decisamente alternative, caratterizzata da suoni crudi e testi diretti, ironici ma al tempo stesso specchio della vita quotidiana dei trentenni di oggi.
Una volta scritte le prime canzoni e dopo qualche sporadica data live, il gruppo decide di dare una forma più concreta al progetto, rivolgendosi ad Antonio Filippelli al fine di collaborare per la realizzazione di un EP e di un video.
Si è quindi successivamente passati alla preproduzione e nel Maggio 2013 i quattro ragazzi incidono tre brani sotto la direzione artistica di Antonio Filippelli. Nasce così per VolcanRecords, l’EP Le Cavie (distribuito fisicamente solamente nei concerti Live) da cui viene estratto il video del primo omonimo singolo, il quale si può trovare su tutte le piattaforme digitali.
Il brano è un messaggio, un “motto” che racconta la vita di un personaggio non curante di ciò che lo circonda e della società con tutte le sue regole. Il mantra della canzone è Io Non Lavoro - Io Non Funziono. Il videoclip, diretto da Antonio Filippelli, incarna esattamente il messaggio del brano, raccontando la 'giornata tipo' di un personaggio alla Drugo (dal film “Il Grande Lebowsky”) che vive la vita a modo suo.
Il singolo ottiene un discreto successo, riscontrando il parere positivo di diversi giornali e radio nazionali, al punto che nel settembre dello stesso anno “I Topi” vengono selezionati da MTV New Generation diventando band della settimana.
A Novembre il singolo Le Cavie viene selezionato per la partecipazione al programma radiofonico di Radio Deejay“A tu per Gu” condotto da Guglielmo Scilla “Willwoosh”, per la rubrica “Un Mercoledì da Leoni” ed in quell’occasione il singolo passa per la prima volta in una delle più importanti radio nazionali.
A Dicembre viene pubblicata la compilation WeWalk vol. 1, nata dalla collaborazione tra RebubblicaXL e l’agenzia di comunicazione Safe& Sound, dove il singolo Le Cavie viene incluso insieme a tanti altri brani sia di artisti emergenti che di altri affermati come i Velvet.
In questo periodo la band si dedica dunque alla promozione del singolo tramite varie interviste ed alle esibizioni live con diverse performance nei locali della capitale, ma visto il riscontro ottenuto dal singolo prende piede l’idea di realizzare un album vero e proprio.
Nel 2014, sempre con la collaborazione di Antonio Filippelli, la band lavora per la definizione e la preproduzione di nuovi brani al fine di ottenere un risultato che soddisfacesse effettivamente il gruppo. Verso la fine dello stesso anno si ritorna negli studi per la registrazione del primo album, intitolato proprio I Topi Non Avevano Nipoti, la cui uscita è prevista per maggio 2015 sempre per VolcanRecords.
Il primo singolo estratto si intitola Quartieri di cui, sotto la direzione artistica di Antonio Filippelli, è stato realizzato anche un video.

Credits

Prodotto da Antonio Filippelli
Registrato e Mixato da Antonio Filippelli @ Volcan Studio
Masterizzato da Cristian Milani @ Roof Studio

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