Il primo incontro avvenne alla fine dell’oceano. E fu una cosa anche abbastanza imprevista. Uno spasso. Vista con granello di sabbia, chitarra e batteria. Germana Bargoni aveva un gruppo che si chiamava Les Mange-Tout, mentre Nazareno Realdini ne aveva un altro che si chiamava Calorifero. Avevano condiviso palchi e strade, ma poi, per una lunga serie di ragioni e avventure, proprio dall’altra parte dell’oceano se ne andò tutta la gente con cui suonavano. E così la Germana e il Nazareno si dissero: dobbiamo almeno mettere in salvo le canzoni! Un paio d’anni cominciarono a suonare assieme. “Sono entrambi convinti / che un sentimento improvviso li unì. / È bella una tale
certezza / ma l’incertezza è più bella”.
Possono ancora giurarlo su quanto hanno di più prezioso: la parola “indiepop” non venne mai da loro pronunciata. Forse “Neutral Milk Hotel”, ma solo di rado, e con molto rispetto e devozione. “Strano pianeta e strana la gente che lo abita”: arrivarono Mattero Maragno al basso e Juan Figueroa alla chitarra. La formazione era dunque completa, restava da scegliere un nome. Tutto quello che cantavano erano parole rubate e sforbiciate da Wisława Szymborska e da Sylvia Plath, ma dato che ogni cosa comincia e finisce con James Joyce, alla fine dell’oceano, fu a lui e alla città dell’Istria dove insegnò per qualche mese tra il 1904 e il 1905 che decisero di intitolare la propria opera.