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Descrizione

[prefazione a cura di Irene Tirloni e Alessandro Belli]

Sarebbe difficile parlare del progetto PPQ senza un coinvolgimento
personale e una certa parzialità da parte mia. Tuttavia se dovessi
rivolgermi a un nostro ascoltatore che, con il CD tra le mani, si
accingesse a intraprendere con noi questo viaggio di circa 54 minuti, mi
piacerebbe condividere alcune suggestioni.
La scelta di mettere in risalto attraverso l’edizione in formato “libro + CD”
gli elementi letterari dell’opera, non significa voler relegare in secondo
piano la musica. L’intento è anzi quello di valorizzare il sapore narrativo
dei nostri brani, in grado di evocare un vastissimo ventaglio di immagini.
La melodia serve pertanto a moltiplicare potenzialmente all’infinito le
emozioni suscitate dalle parole, in virtù della sua universalità. Se il nostro
pubblico non comprendesse la lingua italiana, sono sicura che riuscirebbe
comunque a intuire lo spirito dei singoli brani e ancor di più il filo rosso
che li unisce.
Il Leitmotiv dei pezzi è certamente il sogno, l’evasione in un mondo a tratti
surreale, che pare una caricatura, spesso ironica e impietosa, della realtà in
cui viviamo. Talvolta i toni si fanno più malinconici, talaltra virano verso
una più decisa sensualità, ma il messaggio in sottofondo resta il medesimo:
il tentativo di prendersi una «Piccola Pausa dalla Quotidianità».
Va da sé che per descrivere atmosfere così variegate e mutevoli non basti
un solo linguaggio musicale: così gli arrangiamenti folk e cantautorali di
alcuni pezzi, in altri brani lasciano lo spazio a sonorità psichedeliche, a
echi funky e inserti etnici. Forse è proprio questo eclettismo musicale,
questa capacità di armonizzare stili apparentemente distanti ad avermi
conquistata e convinta a far parte del progetto.
Ecco ciò che vorrei poter dire al nostro ascoltatore prima che prema il tasto
«play».
O, più probabilmente, come sono solita fare quando, sopraffatta da
un’emozione, non riesco ad esprimermi a parole, sorriderei e inizierei
semplicemente a … cantare.
Irene Tirloni

Ascoltando le canzoni di Stefano e leggendone i testi appare in tutta
evidenza una inaspettata sensibilità, attenta e costante, nella quale
primeggia l’amore per la parola e per il sogno.
La parola che diviene parola sognata e, di converso, il sogno, intenso e
travolgente, che diviene sogno parlato.
E tutto ciò avviene in una danza tra immagini lievi ed evocazioni fantastiche,
in una giostra (immagine a lui cara) che gira a varie velocità, collegando
passato e futuro.
A tutti coloro che hanno l’animo del sognatore, entrare in questo vortice
misto di ricordi, emozioni, riflessioni, sensazioni, frammenti e musica,
pare un facile gioco, anche solo per un breve periodo, per quei momenti
di “pausa dalla quotidianità” a cui, con facile intuizione, Stefano è avvezzo.
Ma entrare nel profondo di questo viaggio è certamente più complesso.
Non riesco a non pensare ad una frase del Buddha: “per vedere ciò che
pochi hanno visto, bisogna andare dove pochi sono andati”.
Un viaggio da percorrere guardinghi, attentissimi e pronti all’ineffabile.
Un viaggio nel quale si sprofonda se ti accade di “perdere un amore”, si
risale nell’incanto di occhi che ti penetrano e di “energetiche dita che ti
curano”, in momenti nei quali “la vita divora la nostra fantasia” e “cresce
un senso d’impotenza e vacuità”, oppure in momenti in cui, nel sogno, ci si
ama “all’ombra di un pesco”, presi da un dolcissimo desiderio di rinascere,
uno nell’altro, uno con l’altro.
Tutti noi possiamo salire sulla giostra e farci trascinare in un giro infinito,
ma, mi pare voglia dirci Stefano, solo chi riuscirà a coniugare sogno e
realtà, impegno e amore, potrà guardare con leggerezza ai “giorni a venire”.
Io, che come Stefano scrivo, canto, suono ed amo, non posso che sentirmi
compagno dello stesso viaggio.
Questi brani diventeranno spettacolo, con l’accompagnamento di flauto,
chitarra, pianoforte e, spero, con una danzatrice che potrà muoversi al
ritmo delle parole e del suono...
Alessandro Belli

Credits

stefano ricci: voce e chitarra acustica
irene tirloni: lettura scenica e voce
massimo falchi: flauto traverso e tastiere

hanno collaborato
dario bonometti: basso elettrico
marco vanazzi: batteria e percussioni

con la partecipazione straordinaria di
marco tiraboschi: chitarra classica (10, 14, 15)
federico musarò: violoncello (3)

letture, testi & musiche: stefano ricci
il brano strumentale “31.8.2012” è un’invenzione di marco tiraboschi
l’introduzione di pianoforte alla lettura scenica di “giorni a venire”
è un’idea di massimo falchi
arrangiamenti e produzione: stefano ricci/ppq 432

registrazioni: altrefrequenze studio, brescia
http://www.altrefrequenze.it/

registrato dal vivo il 28 & 29 dicembre 2015
sovraincisioni: 30 dicembre 2015 / 13, 19, 21 & 22 gennaio 2016
mixaggio e masterizzazione: altrefrequenze studio, 28 gennaio / 4 marzo 2016
tecnico del suono: giorgio reboldi
accordatura: LA 432 hertz

stampa cd: f4w s.r.l. - http://www.f4w.it/

coordinamento editoriale: nicoletta rodella
copertina, disegni e logo ppq: maurizio baselli
editing: irene tirloni

DISTRIBUZIONE:
La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori
Viale Industria, 19 - 25030 Roccafranca (Brescia)
Tel. 0307090600 - Fax 0307090660
info@lacompagniamassetti.it
www.lacompagniamassetti.it

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