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Descrizione a cura della band

Sai più cos'è la sete?
Assapori ancora la carne? Le tue mani temono ancora tua madre?
Ti senti tuo? Avverti più l'odore forte della roccia? I tuoi piedi non sono sazi della terra già calpestata?
Mi ricordo quando ti mischiavi con il mare e quando non avevi l'odio sulle spalle a raschiarti la pelle.
I tuoi occhi saltavano fuori, andando via, lontano, ma senza mai smarrire la strada di casa. Ed ora non tornano più.
Dall'acqua hai imparato ad avere pazienza, dal fuoco hai imparato a non essere invincibile.
Dal deserto hai imparato ad amarti da solo. Dalla pietra hai capito che potevano usarti.
Dai sogni imparasti a non fuggire mai e dal cielo imparasti ad essere ... ... ... ... ... FURENTE.

“Se nessuno pensasse al futuro non ci sarebbe storia”.
FURENTE - terzo lavoro dei Sula Ventrebianco - è un disco scritto con una cura e una perizia tali, da risultare avulso da quest’epoca in cui tutto scorre via veloce senza lasciare traccia. Ed è proprio questo il pensiero che pervade l’intero lavoro: 12 canzoni che scavano nella terra per sporcarcisi dentro e tornare all’essenza, 12 episodi suonati con quella rabbia primordiale che ha portato il super gruppo partenopeo agli onori della cronaca musicale nazionale.
FURENTE è un album potente, qualunque sia l’angolo da cui venga scrutato: devastante nel sound e nella perizia tecnica mai ostentata, si muove con disinvoltura superando le declinazioni di genere, pur mantenendo una personalità totalmente riconoscibile, a cominciare dalla straordinaria vocalità espressa da Sasio Carannante.
E’ così che dalla brutalità delle chitarre innestata all’apocalittica sezione ritmica - di cui è impregnato, ad esempio, il terzetto di brani apripista “Notre Dame”, “Mani di Piuma” e “Di Struscio” - si viaggia sorprendentemente verso atmosfere oniriche e visionarie come quelle di “Lingua Gonfia” e “Grano”, sino a farsi cullare da ballad struggenti quali la conclusiva “Così Finta”, e tutto ciò senza che nessuno di questi episodi risulti singolarmente statico nella scrittura. La vera particolarità dei Sula Ventrebianco è proprio quella di emozionare e divertire grazie al solido impianto strumentale, e nel contempo incantare con melodie uniche, degne del più alto songwriting internazionale, recitate in quell‘idioma italico che non è scontato funzioni in certi territori sonici.
Nelle intenzioni della band FURENTE è un disco che deve somigliare al Joshua, quell’insolita specie di Yucca simile ad un albero, che cresce di appena 80 cm in 10 anni e arriva a vivere oltre il millennio. La prima tiratura del disco consterà di una special edition di appena 500 copie numerate, ognuna delle quali conterrà un seme di questa specie. Piantare un seme di Joshua denota pazienza e lungimiranza, è un atto di amore per le prossime generazioni che potranno ammirarne la crescita, in altre parole – per chiudere il cerchio – significa “pensare al futuro per scrivere la storia”.

Credits

Autore: SALVATORE CARANNANTE
Musiche: SULA VENTREBIANCO

Registrato e missato da JACK GARUFI
Presso il MONO STUDIO e il BLEND NOISE di Milano.
Masterizzato da ALESSANDRO GENDY DI GUGLIELMO
Presso ELETTROFORMATI di Milano.
Produzione esecutiva e management: IKEBANA RECORDS
Ufficio Stampa: FLEISCH AGENCY
Foto della copertina: GENNARO CIMMINO
Grafica e Artwork: GIUSEPPE DOINO

Il disco è dedicato a Diego Viscardi (caro amico della famiglia Sula Ventrebianco recentemente scomparso)

I SULA VENTREBIANCO sono:
Sasio Carannante - Voce. Chitarre e Kazoo
Giuseppe Cataldo - Chitarre e cori
Mirko Grande - Basso, Cori e Mandolino
Aldo Canditone - Batteria e cori

Caterina Bianco - Violino, viola e cori
Salvatore Carannante - Tastiera e Synth

Aldo usa batterie CQUADRO e bacchette TUSCANY
Mirko usa bassi JOE DE MARCO

www.sulaventrebianco.it
www.ikebanarecords.com

Commenti (3)

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  • Viper 04/11/2014 ore 12:36 @Viper

    Che BOMBAZZA.

  • IndieDiProvincia 04/11/2014 ore 18:04 @IndieDiProvincia

    bene!

  • maxavo 10/11/2014 ore 14:57 @maxavo

    Dopo un album come il precedente, era lecito aspettarsi dai Sulaventrebianco un approccio musicale che accentuasse gli aspetti di maggior appeal per il grande pubblico e ne smorzasse le ruvidezze.E invece, ci propongono un disco monolitico, che contiene tutti i pregi del precedente e ne aggiunge di nuovi.Piu che i queens of the stone age, qui ritroviamo la "pesantezza" chitarristica dei kyuss, con delle aperture melodico vocali che non starebbero male in un disco dei system of a down.Riferimenti musicali internazionali, contraddetti dal cantato in italiano(pregio supremo) che rendono questo album qualcosa di veramente unico nel nostro panorama italico(qualche eco dei "ritmo tribale" e degli "interno 17",recepibili solo da un vecchio come me :-)).Insomma, un album non per tutti, a dimostrazione che quando c'è l'ispirazione e si crede in qualcosa, il fatto di essere coraggiosi diventa un piacevole effetto collaterale.Nessuno potrà dire che il disco non sappia che direzione prendere;semmai se l'ascoltatore sarà preparato per salire a bordo e restarci fino alla fine.Chiunque lo farà, tanti o pochi che siano, sarà ampiamente ricompensato.lo so per esperienza.

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