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Descrizione a cura della band

Forse quel re persiano l'aveva capito che sotto la scacchiera cova la rivolta. Quando mandò a morire l'inventore degli scacchi dopo che quest'ultimo gli chiese di essere ricompensato con una quantità enorme di riso per averlo distratto dalla noia di corte. Lo aveva intuito quel re che gli scacchi sono un gioco anarchico, dove il re finalmente muore.
”Shah Mat”, in persiano, “il re è morto”, come il titolo del nuovo potente disco dei The Chanfrughen nato da una campagna Musicraiser e disponibile in vinile oltre in cd e digitale a partire dal prossimo gennaio.

Il terzetto di Andora, la New Orleans della riviera ligure come la chiamano loro, arriva a due anni dall'esordio “Musiche da inseguimento” con otto nuove tracce di rock ancora più psichedelico che in passato. Hanno cambiato parecchie pedine The Chanfrughen per questa nuova partita a scacchi contro il potere e le sciagure della vita: rimane quella miscela esplosiva di rock settantiano, blues, accenni funk e folle attenzione alle liriche che è il loro marchio di fabbrica. Ma viene rincarata la componente lisergica del suono, anche grazie all'inserimento di un quarto elemento di tutto rispetto: Agostino Macor della prog band La Maschera di Cera.

E se di prog non si può parlare per “Shah Mat” – che rimane a tutti gli effetti un sulfureo disco rock-blues, per giunta registrato live in studio come si faceva una volta, con le strumentazioni vintage del Green Fog di Genova – certo alcuni passaggi di questo lavoro, al contempo complessi e straordinariamente incisivi, si inseriscono nel solco della grande tradizione prog della loro terra d'origine.
Un luogo da cui però The Chanfrughen fuggono per intraprendere insieme a chi li ascolta un viaggio geografico e mentale in luoghi vicini e lontani, in paradisi terrestri come il “Belize” e in terre misteriose come Samarcanda (la title-track) ma anche negli animi di squallidi personaggi senza morale come il mercenario “Delle Fave” o l'egocentrico arrivista “Limonov” (dal romanzo di Emmanuel Carrère).

E nel fare tutto questo The Chanfrughen ammantano i loro brani con una sorta di psichedelia “salgariana” che incontra esotiche sonorità arabo-indiane, scie cosmiche e visioni hendrixiane rilette con sorprendente gusto personale: un crogiolo di influenze che darà il meglio di sé sul palco, dove la “botta” tipica della band sarà accompagnata da una serie di visuals pensati per l'occasione.

D'altra parte “Shah Mat” ha un animo visionario, ma le sue canzoni sono anche libertarie ed edoniste. “Con questo disco vorremmo far riscoprire la bellezza dell'inutile”, dicono The Chanfrughen. E del resto cosa c'è di meglio che ribellarsi e godere a suon di rock'n'roll per tornare ad essere finalmente noi le pedine e la mano che le muove nella scacchiera di questo mondo?

Credits

Alessandro Bacher: chitarra elettrica
Gianluca Guardone: voce, basso
Andrea Risso: batteria
Agostino Macor: synth, clavinet, organo, rhodes, mellotron
Emanuele Miletti: sitar
Registrato al greenfog studio di Genova da Mattia Cominotto
Original artwork Alessandro Bruzzone
Foto Paola Pietronave

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