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Descrizione

Martedì 21 aprile esce “Il Punto di Partenza”, il nuovo album di Africa Unite, completamente autoprodotto. Una profonda analisi musicale e testuale del tempo che stiamo vivendo, scalfito da contraddizioni e attraversato da cambiamenti importanti, con il conseguente bisogno di affermare il proprio punto di vista, lucido e coerente.
“Il Punto di Partenza” chiude un ciclo di una storia straordinaria, per questo sarà offerto in free download, sul sito della band, libero e accessibile a tutti. Si vuole, in questo modo, privilegiare ed incoraggiare il momento del live unico ed irripetibile nel quale, da sempre, gli Africa Unite esprimono il massimo delle loro potenzialità.
Il suono della band, che dal levare come sempre parte per percorrere e raggiungere le molteplici direzioni che caratterizzano lo stile Africa Unite, si avvale della collaborazione dell’ensemble Architorti e dei featuring di due realtà, della nuova scena reggae italiana: Raphael e More No Limiz.
La musica, quindi. Che in “Punto di partenza” è ricchissima. Dalla partenza, molto tesa ed eclettica, di “Pure Music Today” fino alla cavalcata finale dub di “Cyclop”; in mezzo l'abituale stile, l'abituale capacità di (re)interpretare le suggestioni della musica in levare, l'abituale voglia di avere un approccio “aperto”, incisivo, lontano da formule preconfezionate, pieno sempre di quel “respiro critico” che – come cantano in “E' sempre stata lì” - aiuta a liberare la passione, a “dimostrare il coraggio di affermare cosa sei”. Undici tracce vive, avvolgenti, taglienti quando serve (“L'esercito con gli occhiali a specchio”), consapevoli sempre (“Ricordo ogni singolo istante / del nostro viaggio”, in “Thanx And Praises”), con riferimenti improvvisi di altissimo livello (le partiture da musica classica contemporanea de “L'attacco alla corda”, altro capitolo della esaltante collaborazione con gli Architorti) cit. Damir Ivic
“Il Punto di Partenza” è stato anticipato dal singolo “L’esercito con gli occhiali a specchio”, libera interpretazione di Madaski su un testo di Quit the Doner (Quititaly, l’Italia come non la raccontereste ai vostri figli. 2014 Indiana Editore).
Ad accompagnare l’uscita dell’album ci sarà “Il Punto di Partenza Tour” (una produzione Andrea Pieroni e Massimo Levantini per Live Nation) che vedrà la band esibirsi, in una serie di live in giro per l’Italia; queste le prime date: 7/05 Torino @Hiroshima Mon Amour , 8/05 Trezzo D’Adda @Live Club, 6/06 Colle Val D’Elsa @Sonar - per tutte le info: www.livenation.it - info line: 02 53006501

“Il Punto di Partenza” - GUIDA ALL'ASCOLTO di Damir Ivic
“Dieci minuti”: sorridono, Madaski e Bunna. Rispondono secchi, e poi sorridono. La domanda su quanto tempo abbiano impiegato per assemblare la tracklist, l'ordine dei brani di “Punto di partenza”, ha una risposta semplice, immediata. Non è una domanda scontata: perché è un disco importante. Un disco denso di contenuti, forse come mai prima. Un disco dove gli Africa Unite tornano a liberare in modo deciso la loro anima, un'anima prismatica, dove la musica non è dogma e ancora meno lo è la Giamaica (...e i luoghi comuni che la circondano). Insomma: un disco magari non facile da gestire. Non facile da assemblare. Pieno di spunti, idee, suggestioni, ricami preziosi da valorizzare. Eppure: “Dieci minuti”.
“In realtà la lavorazione di questo album è stata piuttosto lunga”, spiega Madaski, “perché raccoglie pezzi fatti in momenti diversi. Diciamo che la stretta decisiva è avvenuta quando è finito il lungo tour che portava in giro il remake di “Babilonia e poesia”: lì ci siamo messi a lavorare per bene, abbiamo recuperato materiale ed idee che ci erano venute in mente mentre eravamo in giro; ne abbiamo aggiunto altre, e abbiamo lavorato sodo”. “Da un lato”, aggiunge Bunna, “abbiamo seguito il nostro solito metodo, quello che usiamo da sempre: ovvero ognuno fa quello che sa fare al meglio. Io come sempre mi sono occupato delle melodie, per dire; ma mentre in passato lavoravo con voce e chitarra, cercando di trovare la continuità armonica su cui appoggiare la melodia, stavolta in qualche caso ci siamo divertiti ad usare dei Riddim, come spunto di partenza e come tappeto su cui creare le linee melodiche. Naturalmente, poi questi Riddim sono stati completamente cambiati e stravolti...”.
Anche sui testi qualcosa è stato diverso rispetto al solito. “Altre volte scrivevo i testi col disco già in lavorazione: il che significa che dovevo stare contemporaneamente dietro anche a tutte le questioni tecniche, di organizzazione, di esecuzione, di registrazione. Stavolta no. Stavolta mi sono allontanato da casa e dallo studio di registrazione, mi sono ritagliato tempo e spazio per scrivere, solo per scrivere. Una cosa che non avevo mai fatto prima, non così. Per la prima volta ho potuto non solo buttare giù i testi con calma, ma anche rileggere – sempre con calma – quanto avevo scritto”. Il risultato di questo nuovo modus operandi di Madaski sono, per gli Africa, delle tracce dalle parole affilate ed incisive come probabilmente mai in passato.
“In tutti questi anni, il nostro primo obiettivo è sempre stato: essere credibili. E per essere credibile, devi raccontare storie di casa tua. Andare a raccontare storie che non ti appartengono, magari anche con un linguaggio lontano dal tuo, ti fa risultare un po' farlocco”: così Bunna. E Madaski: “Più che farlocco, il problema è che diventa tutto un copia-incolla. Il reggae, soprattutto nei testi, spesso vive di formulette legate a determinati argomenti, quelli e sempre quelli: la parte mistica, la parte legata alla marijuana, la parte legata ad alcuni ganci linguistici presi dai modelli giamaicani. Quest'ultima può anche suonare bene musicalmente, certo, ma non l'abbiamo inventata noi. Noi crediamo che un ragazzo che si approccia alla musica debba avere qualcosa di proprio, qualcosa di originale da dire, e non invece mettere insieme parole e idee che possono essere anche belle, puoi anche cantarle in modo convincente, va bene, ma non sono le tue”. Bunna: “Non tutti sono Alborosie, che in Giamaica ci vive da oltre un decennio e certe cose le vive sulla sua pelle e nella sua quotidianità”.
Prosegue Madaski: “In “Punto di partenza” ci sono principi che abbiamo sempre sostenuto, solo che magari stavolta li abbiamo messi in musica in modo forse più chiaro... L'attacco a ogni forma di superstizione, di misticismo, di divino e sovrannaturale c'è quasi in ogni disco degli Africa. Abbiamo avuto scambi di battute anche piuttosto feroci con dei Rastaman che ci accusavano di insultare e travisare le parole del Re. La mia risposta è sempre che gli Africa sono atei. E sicuramente non monarchici”.
Ok. Le affermazioni di principio sono fondamentali. L'identità. L'autonomia di giudizio. La personalità. Ma dopo tutti questi anni di attività, quali sono altre possibili motivazioni per andare avanti, e andare avanti bene? Bunna: “Il miglioramento può percorrere tante direzioni. Quando sei un gruppo ci sono dinamiche che vanno anche al di là della musica: imparare a conoscere le altre persone, capire come gli altri ti vedono e cercare di trovare un equilibrio per rapportarsi nel modo migliore... Il più delle volte non sono questioni musicali che dividono i gruppi, ma umane. Conflitto umano e caratteriale”. Madaski: “Ne “L'attacco al tasto” dico 'Gli anni matureranno l'interpretazione': vale quello che dice Bunna, vale anche il fatto che io voglio tornare a studiare, a partire dagli “attacchi al tasto” - il primo esercizio che fai quando impari a suonare il pianoforte, prima ancora di muovere le dita sulla tastiera. Voglio insomma continuare a migliorare le mie capacità. Gli Africa Unite si muovono, sono in costante evoluzione. Hanno sempre cercato un “punto di partenza” per andare sempre più verso ciò che più ci piace: verso la musica”.
La musica, quindi. Che in “Punto di partenza” è ricchissima. Dalla partenza, molto tesa ed eclettica, di “Pure Music Today” fino alla cavalcata finale dub di “Cyclop”; in mezzo l'abituale stile, l'abituale capacità di (re)interpretare le suggestioni della musica in levare, l'abituale voglia di avere un approccio “aperto”, incisivo, lontano da formule preconfezionate, pieno sempre di quel “respiro critico” che – come cantano in “E' sempre stata lì” - aiuta a liberare la passione, a “dimostrare il coraggio di affermare cosa sei”. Undici tracce vive, avvolgenti, taglienti quando serve (“L'esercito con gli occhiali a specchio”), consapevoli sempre (“Ricordo ogni singolo istante / del nostro viaggio”, in “Thanx And Praises”), con riferimenti improvvisi di altissimo livello (le partiture da musica classica contemporanea de “L'attacco alla corda”, altro capitolo della esaltante collaborazione con gli Architorti).
Un disco che non avrà prezzo, non avrà distribuzione, non avrà negozi: free download. Unica possibilità di acquistare il formato fisico? I concerti. Bunna: “Nella nostra vita musicale i concerti sono sempre stati al centro di tutto. Anche in anni in cui i dischi si vendevano era così, figuriamoci adesso. Ma a noi la crisi della discografia sinceramente non cambia nulla. Noi vogliamo far circolare la nostra musica, il nostro primo obiettivo è che più gente possibile abbia voglia di venire a vederci live. Perché l'emozione di un concerto non la puoi copiare, non la puoi masterizzare, non la puoi scaricare”. Madaski: “Infatti da “Il Punto di partenza” non ci aspettiamo nulla, se non una cosa molto semplice: che sia molto ascoltato – da qui la scelta del free download – e che ci porti in giro a suonare molto. Da quando il mondo è mondo, il fulcro di un musicista è questo: un musicista non “fa i dischi”. Un musicista, suona”

Credits

Mixato e prodotto da Madaski @Dub the Demon Recording Studio, Luserna S. Giovanni (TO)
Eccetto: track 6 prodotta da Architorti e track 7 prodotta da Madaski e More No Limiz.
“L’esercito con gli occhiali a specchio” è liberamente tratta da “Quit Italy” di Quit the Doner Indiana Edizioni 2014
Registrato da Madaski, Mauro Tavella, Simone Squillario
Masterizzato da Simone Squillario @Dub the Demon Recording Studio, Luserna S. Giovanni (TO)
Foto di copetina: Antony Gerald Stringer
Grafica: Andrea Mazzei
Hanno suonato:
Africa Unite
Bunna - voce, basso / Madaski - programmings, basso, voce/ Papa Nico - percussioni/ Ru Catania – chitarre/ Marco ‘Benz’ Gentile - chitarre/ Ale Soresini – batteria / Stefano ‘Piri’ Colosimo – tromba/ Paolo Parpaglione - sax/ Mr.T Bone – trombone/
Architorti
Marco Robino – violoncelli/ Marco Gentile - viole e violini/ Paolo Grappeggia – contrabbassi/ Matteo Giai - contrabbassi/ Madaski - pianoforte

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