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Descrizione

DIOMEDE non è soltanto un album musicale ma, attraverso un percorso emotivo coadiuvato da un racconto fotografico ad opera di Alessandro Sgarito (disponibile in download gratuito con l'acquisto del cd), un libro (disponibile su Amazon a questo link: goo.gl/uwPcr2) che miscela immagini (di Alessandro Sgarito) e parole (di Stefano Gallone) e l'Ep digitale "Wrinkles of a lifetime here" (disponibile qui goo.gl/K1XAFB), cerca di raccontare una storia interiore fatta di consapevolezza dell'esistenza di una possibilità di dissoluzione, di uno scarto almeno emotivo ed esistenziale da un concetto di esistenza terrena prettamente materialistico e poco dedito a un necessario approfondimento su una condizione umana non per forza riconducibile unicamente a un “qui” e un “ora”.
Attraverso la conformazione di doppio album per circa 120 minuti di suoni e percorsi percettivi, DIOMEDE trae spunto da un particolare fattore riguardante le due omonime isole situate poco al di sotto del Circolo Polare Artico, precisamente tra Alaska (Stati Uniti) e Russia (Piccola e Grande Diomede). Le due isole, infatti, si trovano nel bel mezzo dello stretto di Bering ma, soprattutto, tra di esse passa la cosiddetta “linea di cambiamento di data”. Si tratta di una demarcazione immaginaria il cui versante occidentale conta una nuova data rispetto al suo opposto orientale. Pertanto, nonostante siano distanti soltanto pochissime miglia e perfettamente visibili l'una rispetto all'altra, tra Piccola e Grande Diomede passa un gap temporale di 21 ore. Perciò, malgrado la loro assoluta compresenza spaziale, tra le due isole corre una differenza temporale di un giorno. Se due persone, dunque, si trovano contemporaneamente e rispettivamente sulle due isole, saranno perfettamente compresenti in termini di spazio, ma l'una vivrà (anche se solo burocraticamente) il giorno successivo o precedente rispetto all'altra. Da qui, nasce la metafora sprigionata dagli AGATE ROLLINGS nel corso di un progetto che prevede disco, libro e immagini fotografiche: fisicamente si è costretti ad appartenere ad una contemporaneità che, con tutti i suoi pro e contro umani, antropologici, politici, sociologici e spirituali può essere accettata o meno; individualmente (tanto nel profondo quanto in stili di vita) si può e ci si deve sentire liberi di scegliere il proprio tempo per non soccombere definitivamente a una condizione planetaria che rischia di divenire il solo ed unico metro di paragone e giudizio per intere vite terrene. DIOMEDE, quindi, è un viaggio che parte da un'esistenza fisica per approdare a una consapevole dissoluzione interiore attraverso suoni e immagini capaci di portare l'individuo (previa predisposizione) esattemente nello spazio e nel tempo in cui desidera o preferisce essere.
«Se con il nostro primo disco "Lost battle againt failure"», spiega la band, «riuscivamo a raccontare le percezioni di una crisi morale a noi particolarmente vicina attraverso la sola forza dei suoni e, successivamente, con "Glass" approfondivamo un discorso riguardante la fragilità con cui una simile costrizione esistenziale viene affrontata, in "Diomede" - unendo le esperienze melodiche del primo album a quelle marcatamente “drone” del secondo - cerchiamo di dimostrare che, per chiunque lo voglia, esiste la possibilità di tirarsi fuori e vivere parallelamente a un tempo (che è anche uno spazio) non condiviso, non accettato pienamente come il proprio tempo pur essendo il proprio spazio. Non si tratta di una resa o di un forfait esistenziale, non è un incitamento a dire “basta, io con questa vita o con questa situazione non ho più nulla da spartire”. Tutt'altro: si tratta di una presa di coscienza lucida e critica su ciò che non si condivide in abitudini, sogni, aspirazioni o aspettative per una conseguente risoluzione tutta interiore legata alla scelta di non appartenere a questo tempo malgrado non sia possibile, naturalmente, cambiare completamente spazio. Diomede è, in sostanza, la storia percettiva di un consapevole esodo interiore, una sorta di ancora di salvezza dall'eccessiva frammentazione e spersonalizzazione di un vivere comune non più consono a certe aspettative di vita individuale o anche solo professionale. Non si tratta di un “era meglio prima” o di un “sarebbe meglio così”, ma di un “io sono qui ma non sono ora, né sono stato prima né sarò poi. Sono semplicemente altrove”».

Credits

Agate Rollings are Alessandro Sgarito and Stefano Gallone

Guest:
Sax su "At least it happened": Gabriele Buonasorte
Pianoforte su "A scene from a movie never made" e "Any house does not survive for a long time": Pasquale Brancaccio

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