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Descrizione a cura della band

Nel 2010 Alessio Calivi pubblica il suo primo lavoro da solista, "Forme e stati", all’interno del quale suona tutti gli strumenti, eccetto la batteria, che è di Enzo De Masi. Il disco, completamente autoprodotto, viene stampato in poche centinaia di copie che vanno subito via come il pane e ricevono ottime critiche.

ALTRE RECENSIONI
Salvatore Insana, 17/01/2010 http://www.rivistahydepark.org
Come declinare la dolce collera del nostro attuale viver tra smarrimenti, solitudini, ed effimeri slanci vitali, nel linguaggio musicale, non rincorrendo i modelli nell’immaginario pop e cercando piuttosto e senza sosta una valida alternativa a quelli che “mangiano plastica davanti alla tv”?
Alessio Calivi, al suo progetto d’esordio come solista, sembra aver trovato una delle migliori vie possibili, incamminandosi, nella rivendicata quasi totale autarchia creativa e produttiva (Alessio stesso è autore dei testi e delle musiche, canta e suona da solo chitarra basso e synth), verso la fattura di un album debitore tanto del gran lavoro svolto in studio quanto della vita vissuta, fino all’esperienza dei limiti, dal suo autore.
Il suo “Forme e stati” si presenta come l’espressione di un Io non allineato, in rivolta contro se stesso e contro le ragioni (la Ragione) del mondo, in cerca d’appigli tra chi possiede la tentazione di stupirsi ancora, al di là della freddezza e degli sguardi spenti. È il compimento d’un viaggio di ricerca dentro e fuori di sé (dai tanti possibili ruoli del sé), aperto con una titletrack che dichiara e denuncia con evidenza la vicinanza al sound caro ad Afterhours e dintorni, ma presto in grado di lasciar spazio ad un percorso molto più complesso e stratificato, fatto di indagine timbrica imperniata soprattutto sul protagonismo di una voce multiforme e capace di larghe variazioni d’intensità, in grado di evolversi anche nel corso d’una stessa traccia.
Passando per le inevitabili tappe di trasformazione (l’indignazione di “Urlo nel bosco” e la fragile delicatezza di “Inganno autentico”), Alessio macina passi e meningi – esemplificativa “Ho scoperto una strada deserta”, interludio interamente strumentale che si situa dalle parti del migliore post rock (Sonic Youth per tutti) – tra malinconie d’un “futuro passato” (la splendida “THC”, forse nel suo sorprendente andamento, il brano più originale e intenso) e lucida, strategica e non passiva disillusione (“Ad una certa distanza”), scegliendo una circolarità non pacificata ma deformata, con l’ultimo brano che riprende nel titolo il punto di partenza ma che alle lotte intestine e ai giochi di ruolo ora preferisce la quiete embrionale di chi sa d’aver cercato a lungo, d’esser sopravvissuto a tante prove e d’aver la voglia di riposare, sempre pronto tuttavia a sperimentare, se è il caso, tra le dolorose forme della volontà e gli appassionati stati dell’anima, persino l’insoddisfazione.

Son Art, 09/01/2010 http://www.debaser.it
Alessio Calivi (9 Aprile 1985) è un cantante/autore e musicista originario di Taurianova (RC).
"Forme e stati" è il suo primo lavoro in studio, che in 7 tracce propone un suono intenso e cupo, supportato da testi mai banali e malinconicamente coinvolgenti.
Coadiuvato dal solo Enzo De Masi alla batteria, Alessio da un saggio del suo talento, oltre che con la voce versatile e mutevole, suonando chitarra, basso e synth. Il risultato è un album complesso e sofferto, prodotto e composto alla grande.
Analizziamo le singole tracce:
1) Si parte subito forte con "Forme e stati", un breve intro di batteria accompagna l'entrata in scena di Alessio, che alterna rabbiosità a dolcezza su un testo che cerca di combattere la solitudine ("sto cercando di ritrovarmi/mi sono perso") sfogando i dispiaceri nell'alcol ("poggiando le mie labbra su un bicchiere non lo tradirò");
2) "Urlo nel bosco" non cambia rotta, il tema portante è ancora la solitudine, di un uomo sofferente e incazzato con il mondo ("sono a brandelli/sono da solo/un viso gonfio/capelli sporchi") che invidia e disprezza la "felicità" altrui ("fanno l'amore davanti ad uno specchio per vedersi meglio/mentre la coscienza fuori applaude quel atto in parte di goduria /in parte di miseria"), dandosi però una speranza per il futuro e ripetendosi che "ci sarà un giorno anche per me".
3) La speranza viene sostenuta anche da "Inganno autentico", il brano melodicamente più morbido del lotto ("la mia mano ruvida cercherà un inganno autentico per capire qual è già la strada per sentirmi unico"), la voce calda e limpida ci racconta di un uomo in cerca di se stesso... Da brividi.
4) Al giro di boa troviamo "Ho scoperto una strada deserta", brano strumentale nel quale vengono ribadite le capacità compositive di Alessio e la bravura dell'ottimo Enzo De Masi alla batteria;
5) "THC" è il capolavoro dell'album: solitudine, incertezza e rabbia in un pezzo da applausi, per usare una metafora calcistica... vale il prezzo del cd! Da apoteosi la parte finale del brano: uno stacco di batteria e chitarra anticipa un urlo disperato ("ciò che respiro ora non mi risparmierà");
6) "Ad una certa distanza" parte in modo claustrofobico e dannatamente rassegnato ("oggi sono stato ancora una volta prevedibile, la noia che sento ultimamente parla al mio posto"), sembra di sentire Rino Gaetano imbevuto nel Jack Daniel's... ma subito dopo una splendida apertura in stile Subsonica prova a riportare il sereno ("puoi sperimentare l'insoddisfazione giocare a creare un'altra dimensione"); ma due minuti di tetra strumentalità mi fanno capire che non è aria… e mi riportano sulla terra...
7) ... giusto in tempo per ascoltare l'ultima parte del viaggio, perché di questo si tratta…
"Ritorno a forme e stati", introdotta da rumori "metropolitani" e con un testo oniricamente perfetto, chiude degnamente questo "semi-concept" sulla solitudine.
Conclusione: talento e sensibilità artistica fuori dal comune su una voce camaleontica e carismatica, mi auguro che non passi inosservato...

Credits

Alessio Calivi: testi, musiche, chitarra, basso e synth
Enzo De Masi: batteria
Noil Klune: artwork

Commenti

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