settimo singolo di Arnaldo Furioso: un funeral party electropop e funky sul rischio incorporato nel vivere.
Una bara, un basso disco, chitarre wah-wah, synth nervosi e un coro vocoder che canta “alive ain’t safe”.
Non una canzone funebre, ma una presa d’atto ballabile: finché sei viva, sei esposta. Senza armature. Nudo pectore.
Il brano fa parte del progetto Canzoni contro le (stronze) leggi del cosmo, una serie di canzoni pop contro le logiche assurde che governano amore, corpo, linguaggio, dolore, plastica, libertà e vita.
Tre ragioni per ascoltarla:
1. Perché è una canzone pop dentro una bara, ma vivissima.
“Finché sei viva” parte da una frase semplice e spietata - finché sei viva, rischi la morte - e la trasforma in un brano fisico, colorato, ballabile, tutt’altro che funebre.
2. Perché è il funeral party del “tutto bene”
Lo diciamo per educazione, per difesa, per non urlare, qui finisce dentro una bara con un basso funky, chitarre wah-wah, synth nervosi e un coro vocoder che canta “alive ain’t safe”. Il rischio non spegne la festa: la rende più vera.
3. Perché è il settimo episodio di "Canzoni contro le (stronze) leggi del cosmo".
Dopo amore, sesso, linguaggio, plastica, dolore ed empatia rovesciata, Arnaldo Furioso arriva al rischio più elementare: essere vivi. E lo canta da una bara.

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