10 dischi che compiono 50 anni nel 2022

Il 1972 è stato uno strepitoso anno musicale: le prime sperimentazioni di Battiato, i picchi di Mogol-Battisti, Guccini, De Gregori, Venditti, copertine incredibili e tantissimo prog. Lo ripercorriamo, mezzo secolo dopo, con 10 dei suoi album migliori

Collage di alcuni album iconici del 1972
Collage di alcuni album iconici del 1972

Il 1972 è un pozzo senza fondo nel quale abbiamo accatastato senza soluzione di continuità dischi meravigliosi. Un anno frenetico, bulimico, vissuto tra esordi spettacolari, attese conferme, ardite sperimentazioni, spesso in preda di pulsioni progressive e con l’immarcescibile canzone d’autore a vigilare sullo sfondo. Mettere insieme una playlist di dieci album usciti mezzo secolo fa è stato un sottile gioco di equilibri, pericoloso ma al tempo stesso esaltante. Esclusioni tante, tutte dolorose. Ma siamo riusciti ad arrivare in fondo. Indenni. O quasi.       

Banco del mutuo soccorso – Banco del mutuo soccorso

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Nel corso del 1972, il Banco del Mutuo Soccorso pubblica due album: l’omonimo debutto e Darwin!. Due ottimi dischi attraversati da pezzi devastanti (R.I.P. e Il giardino del mago da una parte, L’evoluzione, 750.000 anni fa… l’amore? dall’altra), ma la scelta è caduta sul primo, non fosse altro per la copertina sagomata alla stregua di vecchio salvadanaio in terracotta (opera dell’illustratore Mimmo Mellino), più o meno il sacro Graal di tutti i collezionisti di vinile.

Franco Battiato – Fetus

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L’esordio sulla lunga distanza di Franco Battiato è un’opera distopica, dedicata ad Aldous Huxley, in particolare al suo romanzo Ritorno al mondo nuovo, che, non a caso, è il sottotitolo di Fetus. Riferimenti letterari a parte, il cantautore siciliano gioca le sue carte combinando avanguardia elettronica (sarà il primo, in Italia, a usare il sintetizzatore VCS3), melodia, minimalismo e kraut-rock. Un disco invecchiato bene.

Lucio Battisti – Il mio canto libero

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Il 1972 è un anno impegnativo anche per Lucio Battisti, che in primavera pubblica Umanamente uomo: il sogno e, a novembre, Il mio canto libero. Tra i due album, la scelta è caduta su quest’ultimo, forse più maturo e moderno dal punto di vista dei suoni e con un Mogol in forma smagliante, pronto a sfoderare uno dei sui (tanti) versi iconici: "Come può uno scoglio arginare il mare?", finita all’interno del testo di Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi. Alla registrazione del disco avrebbe dovuto partecipare un giovane Umberto Tozzi in qualità di chitarrista, ma alla fine non se ne fece nulla.  

Garybaldi – Nuda 

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Una delle band protagoniste dell’ondata prog tricolore, influenzata, com’è giusto che sia, dal verbo progressivo, nonché da una robusta intelaiatura hendrixiana. I Garybaldi, eredi dei Gleemen, bagnano il proprio esordio con l’esplosivo Nuda, un album che verrà ricordato anche grazie alla copertina affidata a Guido Crepax e alla sua eroina, la sensuale Bianca. Il vinile con copertina gatefold è spettacolare. 

Francesco Guccini – Radici

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Per il maestrone, Radici è l’album della definitiva consacrazione. Sette canzoni che diventano altrettanti classici della discografia gucciniana (e della canzone d’autore italiana), tra le quali spicca La locomotiva, brano con il quale Guccini chiuderà, fino alla fine della propria attività live, tutti i suoi concerti. In copertina, i nonni e i prozii dello stesso Guccini, immortalati da una macchina fotografica di fronte alla loro abitazione di Pavana.

Claudio Lolli – Aspettando Godot

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Altro esordio importante, quello di Claudio Lolli. Bolognese, arriva alle Emi a 22 anni grazie all’intercessione di Francesco Guccini con le sue canzoni rabbiose e malinconiche, che spesso prendono di petto una tema difficile come la morte. Aspettando Godot contiene l’abrasiva Borghesia, ormai un classico, con il suo testo irriverente e sottilmente ironico. Lolli non ha mai amato i complessi arrangiamenti che la Emi riservò al suo disco: ne accennerà qualche anno dopo nel testo di Autobiografia industriale, inserito in Disoccupate le strade dei sogni, del 1977.

Le Orme – Uomo di pezza

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Il 1972 conferma lo stato di grazia delle Orme che, dopo Collage, uscito l’anno precedente, pubblicano l’ennesimo capolavoro progressive di casa nostra, Uomo di pezza. Segnato da un non trascurabile successo di pubblico, il terzo album della band veneta rappresenta un incrocio tra musica classica (Una dolcezza nuova cita Bach, al piano c’è Gian Piero Reverberi), ballate di gran presa (Gioco di bimba è senza dubbio il loro pezzo più popolare) e brani meno immediati come l’ossessiva Alienazione

Premiata Forneria Marconi – Per un amico

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Due album nel giro di pochi mesi anche per la Premiata Forneria Marconi, che nel 1972 debutta con Storia di un minuto per poi concedere il bis licenziando Per un amico. Tra i due premiamo il secondo, per un paio di ragioni: Per un amico è senz’altro più meditato e meno immediato rispetto al disco di esordio, e poi quattro dei sette pezzi della tracklist, tradotti in inglese dal produttore della Manticore Records Peter Sinfield, finiranno per costituire l’ossatura di Photos of Ghosts, grazie al quale la PFM troverà una dimensione internazionale. 

Alan Sorrenti – Aria

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Folgorato sulla via di Damasco da Tim Buckley, Alan Sorrenti debutta con uno dei gioielli più preziosi del pop avanguardistico italiano. Aria è un disco di una bellezza assoluta, sorretto da sperimentazioni visionarie, strutture complesse, esplorazioni ardite, da una voce duttile e personale, dal valore aggiunto delle percussioni di Tony Esposito e dal violino di Jean-Luc Ponty. E poi, Vorrei incontrarti è un classico senza tempo.

Theorius Campus – Theorius Campus

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La prima esperienza discografica, Francesco De Gregori e Antonello Venditti la fanno a braccetto, inventandosi la ragione sociale Theorius Campus. I due cantano insieme in Dolce signora che bruci e In mezzo alla città, per il resto, a Venditti toccano sei pezzi (tra i quali la popolare Roma capoccia) e a De Gregori quattro (da segnalare Signora aquilone, la prima canzone scritta dal Principe). Dopo Theorius campus le loro strade si divideranno, in compenso entrambi andranno incontro a un significativo, e duraturo, successo commerciale.

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L'articolo 10 dischi che compiono 50 anni nel 2022 di Giuseppe Catani è apparso su Rockit.it il 2022-01-10 12:30:00

COMMENTI (4)

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  • giuseppecatani 12 g Rispondi

    Dissento: la frase parte con "Tra i due premiamo il secondo, per un paio di ragioni: Per un amico è senz’altro più meditato e meno immediato rispetto al disco di esordio, e poi quattro dei sette pezzi della tracklist...". Il soggetto è"il secondo", dopo aver parlato di "Per un amico", ho inserito una virgola. Comunque è una questione di lana caprina... :-)

  • J.C. 12 g Rispondi

    @giuseppecatani
    i pezzi di "Per un amico" sono:
    LATO A
    Appena un po'
    Generale
    Per un amico

    Lato B
    Il banchetto
    Geranio

    Il soggetto della frase: «Per un amico è senz’altro più meditato e meno immediato rispetto al disco di esordio, e poi quattro dei sette pezzi della tracklist,» è il disco in oggetto, e non "Photos of Ghosts", quello sì con 7 pezzi.

  • giuseppecatani 12 g Rispondi

    @J.C. ciao, no, sono sette: river of life, celebration, photos of ghosts, old rain, il banchetto, mr. 9 'till 5, promenade the puzzle.

  • J.C. 12 g Rispondi

    @giuseppecatani
    Un errore: a proposito di 'Per un amico' della PFM scrivi: «e poi quattro dei sette pezzi della tracklist». In realtà i pezzi dell'lp sono solo 5.

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