Da 25 anni il C2C Festival non smette di distruggere la nostra comfort zone

Il 1° novembre si è conclusa la XXV edizione del C2C Festival, la più internazionale e giovane di sempre. Tra nuovi pubblici e affezionati nostalgici, ci siamo stati anche noi: ecco le nostre impressioni

C2C Festival 2026, foto di Ilaria Ieie
C2C Festival 2026, foto di Ilaria Ieie

C’è una teoria economica che descrive il ciclo di vita di un prodotto attraverso diverse fasi: l’introduzione sul mercato, la crescita, la maturità e l’evoluzione, se le cose vanno bene. Altrimenti, il declino.

Un festival come il C2C, nato come appuntamento super di nicchia per gli amanti della musica elettronica, sperimentale (e non) earrivato ora al suo venticinquesimo compleanno, la fase della maturità e del consolidamento l’ha superata da un pezzo. Ecco perché sentire i fedelissimi dei primi anni affermare con sicurezza che il Festival non è più quello di una volta potrebbe essere un buonissimo segnale. Il sintomo dell'evoluzione.

Dal 2002 di strada ne è stata fatta parecchia (non troppo tempo fa l'abbiamo ripercorsa qui, per chi volesse approfondire) e, per questioni anagrafiche, non posso arrogarmi il diritto di tracciare una linea di confronto con gli inizi. Mi limiterò, quindi, a riflettere sull'edizione appena conclusa, quella che dal 29 ottobre all'1 novembre ha riportato Torino al centro dell'Europa e del mondo, con oltre 43.000 presenze. Un'affluenza record, che si arricchisce di un dato ancora più interessante: la maggior parte dei partecipanti proveniva dall'estero e il 78% aveva meno di 35 anni.

C2C Festival 2026, foto di Kimberley Ross
C2C Festival 2026, foto di Kimberley Ross

È stato un cortocircuito piuttosto curioso rendermi conto che, nonostante questi numeri, molti connazionali e coetanei incontrati a Torino in quei giorni non sapessero nemmeno dell'esistenza del Festival. Ancora più surreale: conoscenti che, rispondendo a una mia storia instagram, mi chiedevano ansimanti di FOMO, dove fossi finita a sentire Yung Lean dal vivo. Alla mia risposta, «al C2C», spesso seguiva un: «Che cos'è?». Non importa quanto tu ti senta in connessione con il mondo, i social, così come la vita vera, sono una bolla, solo che te ne rendi meno conto perché il tuo algoritmo di Tiktok è troppo bravo.

Questo crash, unito alla premessa iniziale, mi ha fatto riflettere su come sia possibile durare così tanto, costruire un legame così forte col territorio (almeno nella geolocalizzazione degli eventi), diventare uno dei festival di riferimento del genere in Europa e, comunque, rimanere sconosciuto ai più. Un abilissimo lavoro di targettizzazione, credo sia la risposta: sapere chi si è, con chi si vuole parlare (chiaramente non con tutti) e riuscire a farlo conciliando la direzione artistica con voci e sensibilità nuove, al passo coi tempi che corrono. Insomma, non un lavoro facile ed esente da critiche.

Degli inizi ha senz'altro mantenuto la struttura itinerante. L'inaugurazione si è tenuta giovedì 29 alle OGR, per poi spostarsi venerdì 30 e sabato 31 al Lingotto Fiere. Entrambi edifici post-industriali che ben si abbinano all'avant-pop di cui il Festival si fa portavoce. E poi il Teatro Regio, con C2C Talks & Podcast, e domenica di nuovo alle OGR per il finissage, con la chiusura affidata a Lorenzo Senni, uno dei pochissimi artisti italiani nel cartellone.

Su alcune scelte direttive si può senz’altro discutere (e ho visto che in molti, in questo, non si sono tirati indietro). Come le 7 ore di set di Theo Parrish che, per quanto apprezzate, hanno in un certo senso immobilizzato una sala mentre sul main stage succedeva di tutto, tra un meraviglioso e sognante esordio italiano di Oklou e una Robyn in formissima che, sorprendentemente, ci ha catalizzati tutti. O il set di Arca, per i veterani l'ennesimo, ma il primo per i molti giovanissimi presenti. O ancora la ballata messicana di Chuquimamani-Condori, incastrato tra il cloud-rage rap di Yung Lean e Bladee e la electro-trance di CrystalMess: un continuo cambio di bpm che a tratti può aver disorientato.

Con tutte le annotazioni del caso, la line up resta ricca e invidiabile. Da Chanel Beads a underscores, dal culto degli The Avalanches alle sperimentazioni degli Headache, passando per l'ipnotico R&B di Kelela e il gran mix di metal, rap e rock di Shygirl. Gli appuntamenti erano infiniti e, tra eventi dislocati, manifestazioni di mezzo, incontri di ogni tipo, le ore di sonno minime ma comunque necessarie, seguirli tutti era impossibile.

C2C Festiva 2026, foto di Fabiana Amato
C2C Festiva 2026, foto di Fabiana Amato


In contesti così grandi ognuno fa le proprie scelte e si costruisce un festival tutto suo. Della mia, dunque, per forza parziale esperienza, non vorrei fare un emblema. Vorrei piuttosto condividere la riflessione su cui mi sono incagliata nelle ultime 24 ore. Ossia se, alla fin fine, questi tre giorni (a onor del vero tocca ammettere di aver saltato l'ultimo) mi siano piaciuti oppure no. Dopo scambi di opinione con svariati compagni di viaggio, ho deciso di far affidamento sull'unico confronto per me praticamente possibile: quello con l'edizione scorsa, la mia prima volta al C2C, allora da volontaria. 

Non so se è perché le prime volte sono sempre più intense o se è stata la varietà continua a non permettermi di entrare davvero in un flusso emotivo, ma ho vissuto questa XXV edizione con un po' più di distacco. La pluralità, data dall'incontro del nuovo pubblico, attirato da alcuni decisivi nomi in line up, con quello più storico, ha sì contribuito a rendere più eterogenea l'atmosfera del Festival, ma ha fatto anche percepire ad alcuni - me compresa - un senso quasi di disgregazione. Forse è stato semplicemente il tentativo di far dialogare voci, generazioni e sensibilità simili ma diverse. Quella necessità di evolversi di cui parlavo all'inizio. Forse la risposta definitiva ancora non ce l'ho. Il C2C è anche questo: nuove direzioni da approfondire e un'esperienza da cui lasciarsi spiazzare e stimolare. Il Festival sbagliato per chi vuole restare nella zona di comfort.

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L'articolo Da 25 anni il C2C Festival non smette di distruggere la nostra comfort zone di Corinne Victoria Basile è apparso su Rockit.it il 2026-11-02 19:13:00

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