I 50 dischi italiani più belli dell'anno (pagina 5)

Chi avrà firmato il miglior disco del 2021, l'anno della (quasi) ripartenza, dove siamo stati sommersi di musica come mai prima d'ora? Sfogliate questa classifica XL per scoprirlo, e ripassare assieme a noi le cose più interessanti capitate negli ultimi 12 mesi alla musica italiana

Grafiche: Giulia Cortinovis - Testi: 50-31 V. Comand, 30-21 S. Stefanini, 20-11 C. Mazziotta, 10-1 D. Falcini
Grafiche: Giulia Cortinovis - Testi: 50-31 V. Comand, 30-21 S. Stefanini, 20-11 C. Mazziotta, 10-1 D. Falcini

10. Carmen Consoli – Volevo fare la rockstar

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Un titolo ingannevole per un disco bellissimo. Il ritorno alla musica da studio della cantantessa – da 25 anni (confusi, felici, isterici etc etc) sulle scene con il suo stile inconfondibile – è uno scrigno pieno di piccole meraviglie. Non segna un ritorno dell’artista siciliano a sonorità più rock – quelle ci sono eccome in un tour tanto semplice quanto sensazionale, in compagnia degli amici di una vita Marina Rei e Massimo Roccaforte –, ma un nuovo deciso passo nel suo percorso di perfetta aderenza alla propria età e al proprio ruolo. Il disco è dolce, fatto di ricordi e nostalgia e sogni, fiducia bambinesca nel futuro. Carmen tiene tutto assieme con la sua voce, che ci fa sfogliare album dei ricordi ingialliti e commoventi e poi ci accompagna attraverso le nostre paure per mostrarci speranze. La musica leggera italiana deve ringraziare ogni giorno di aver incontrato, e capito – non al 100%, ma non è il momento di polemiche – un’artista come Carmen Consoli.

9. Margherita Vicario – Bingo

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Bingo è una parola jolly, che, come la vita, è un mix di gioie, aspettative, frustrazioni e momenti in cui siamo facciamo un po’ pena. La scelta di Margherita Vicario di chiamare così il suo primo disco, dopo due anni di carriera vorticosa costruita un singolo dopo l’altro, la dice lunga su un’artista che fa quel che le pare, e che da questa libertà trae la propria forza. Se la seconda parte di Bingo suona come un più che piacevole greatest hits, nella prima parte del volume trovano spazio nuove hit e nuove sfumature. Ogni canzone – da Come va Troppi preti troppe suore e Orango Tango – mette in mostra un nuovo talento di Margherita, dalla capacità di scrittura e racconto del presente all’ironia, dall’interpretazione a un gusto musicale raro. Il pop ai suoi livelli più alti.

8. Lazzaretto – Sacramento

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L’ep di debutto discografico dei LAZZARE††O, sorprendente progetto musicale nato a suon di jam in una masseria del barese e uscito per Dischi Uappissimi, è qualcosa che strega, sorprende, conquista. Lo fa spiazzando, sapendo di tutto e al contempo di nulla che ci si potrebbe aspettare. Nelle cinque tracce i ragazzi – tre amici con background e ascolti molto diversi, che alla hanno deciso di provare a fondere assieme  – passano dalle ninne nanne al teatro degli orrori, fondendo con i loro suoni decadenti e ancestrali e l’inconfondibile cantato in francese (la famiglia del cantante Angelo ha vissuto a lungo in Belgio), alt rock e sperimentazione elettronica, con un’attitudine shoegaze potentissima e la voglia di cantare e riscattare tutti gli emarginati del mondo con le proprie canzoni. Ci sono le chitarre, tante, e le distorsioni, ci sono i Joy Division, tanto, e le storie d’amore perduto, una spruzzata di dream pop e un nonnulla di trip hop, gli anni ’80 sintetici e la malinconia della provincia fuori stagione. Rivelazione assoluta.

7. Venerus – Magica musica

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Proprio alla fine dell’anno è arrivata la notizia, da parte di Asian Fake, che Magica Musica sarà anche un disco live. Giusto e bello così, per le migliaia di persone che in estate si sono godute uno show pazzesco da Nord a Sud in giro per l’Italia (pochi artisti hanno “dato” tanto quanto Vinny tra giugno e agosto). Giusto e bello così, per un artista che grazie a questo disco ha affermato con pieno merito sé stesso tra i nomi che contano davvero del nuovo pop italiano. Perché Venerus, assieme all’amico Mace, è un Game Changer assoluto della musica degli ultimi anni. E quando si analizzerà il passaggio del cosiddetto urban dalla fase del rap only a quella attuale – ancora non del tutto formata, meno muscolare e più emotiva rispetto a qualche tempo fa – Magica Musica sarà uno dei dischi che danno la linea. Un viaggio onirico ed olistico, che parte da lontano e non arriva da nessuna parte. Perché quando la musica ha un’anima che brilla, la magia è perdersi in essa.

6. Coma_Cose – Nostralgia

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Dopo essersi messi completamente a nudo a Sanremo, o si fa il botto o ci si fa da parte. Entrambi gli scenari erano aperti per i Coma_Cose, che sul palco dell’Ariston sono sembrati più di altri colleghi con percorsi simili dei bellissimi e un po’ impacciati alieni. La cosa più difficile da immaginare è che Fausto e California rispondessero, pochi giorni dopo la saracinesca sull’Ariston, con un disco totale, facendo toccare una nuova vetta alla loro produzione. Un nuovo inizio, una nuova consapevolezza, l’esatto contrario di quello che sono storicamente i dischi post Sanremo (anche se il trend fortunatamente sta cambiando). Nostralgia è un album di sei canzoni e un messaggio vocale, dove i giochi di parole sono molti di meno, Milano non è più il centro del mondo e le rime scompaiono o quasi, per lasciare spazio a una maniera di raccontarsi che cambia ancora una volta le carte in tavola. Fiamme negli occhi si conferma una hit fantastica (che vive meglio fuori dall’Ariston che dentro) e La canzone dei lupi la supera persino per intensità. Ma, appunto, è l’intero disco a brillare e questa è la vittoria più bella. 

5. Iosonouncane – Ira

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Cinque anni di silenzio, con una pandemia in mezzo. L’attesa per il nuovo di Jacopo Incani era tanta, potenzialmente pure troppa (abbiamo contribuito a mettere un po’ di pressione anche noi). Qualunque sia la risposta, in questi casi, rischia di scontentare tanti. E allora tanto vale, ancora e più di sempre, fare il cazzo che ti pare. Solo che questa volta Iosonouncane opta per un cazzo che gli pare davvero estremo: 17 tracce e 108 minuti di ascolto, pieno di atmosfere oscure, che unisce idiomi diversi e con poche parole davvero comprensibili. Un disco violento e tenebroso, che riporta tutto alle radici, sue e quelle dell’uomo. Un disco che potrebbe suonare pretenzioso o artefatto per alcuni, non raggiungibile per molti. Ma tutto sta nella volontà, nella predisposizione a scavare. Perché Ira è viscera pura (come ha intuito chi ha avuto la fortuna di vedere Iosonouncane live quest’estate), tormento, istinto, espiazione e stato di necessità.

4. Bluem – Notte

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Eccola, una delle più abbaglianti scoperte di quest’anno antipatico. Anche Chiara (come Iosonouncane) viene dalla Sardegna, anche in lei quei soffiano quei richiami ancestrali e pure lei non ha bisogno di troppe didascalie, talvolta non le servono nemmeno dei fonemi, per mandare il suo messaggio. Notte – un disco che celebra la settimana nel momento in cui non esiste più nessuna scansione o quasi – è una ispiratissima rassegna di ritratti intimi, di storie piccole e preziose. La musica di Bluem è poesia ed energia, espressione, sogno, empireo e terra umida stretta tra le mani. Nelle sette canzoni si confondono danze, preghiere, urla d’amore e di dolore, imprecazioni e devozione. Gli strumenti della tradizione incontrano le produzioni elettroniche e assieme conducono l’ascoltatore su una giostra di emozioni in contrasto. Brilla una nuova stella, fateci caso. 

3. Marracash – Noi, loro, gli altri

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Nelle ultime settimane ne hanno parlato tutti, tutti benissimo. E alla fine l’unica cosa che non va nel nuovo disco di Marra, uscito a sorpresa nelle ultime settimane dell’anno, è l’hype che ha genera. Quando piaci a tutti, ma proprio a tutti, di solito sei sospetto. Invece non c’è proprio nulla di democristiano né di usa e getta nel successo di Noi, loro, gli altri, c’è solo la grandiosità di un artista che in Italia gioca da un pezzo la partita da solo e di un disco maturo e curato in ogni dettaglio, in cui ciascuno può trovare qualcosa che lo rappresenti. Un disco persino superiore al celebratissimo Persona, capolavoro ma ancora un po’ “schiavo” della hit. Il pop non sparisce affatto qui, così come i bangeroni alla LOVE (in cui il rischio scivolone sul campione del super truzzo infinity era altissimo, e invece esce una bomba), ma Marra elimina ogni cosa superflua e prosegue nello svelamento della sua condizione, che è quella di tutti coloro che hanno la sensibilità e l’intelligenza per farsene carico. Il secondo capitolo del concept funziona meravigliosamente per la sua coerenza e la sua visione d’insieme e per la scelta di non incistarsi in questioni ombelicali, ma gettare lo sguardo su ciò che ci circonda. Pagliaccio e Cospayer sono dolorosi affreschi dei nostri tempi (ok, magari cose che sappiamo, ma è sempre decisivo chi e come dice le cose). E poi c’è la catarsi di Marra, i suoi dubbi e la sua autoanalisi, questa sua incredibile capacità di essere fragile e allo stesso tempo di accecarti con i suoi brillocchi. La conferma che a Marra non freghi più nulla di essere il king del rap, ed è proprio questo a porlo un’intera rampa di scale sopra a tutti gli altri. 

2. Thru Collected – Discomoneta

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Avete presente quando avvertite quella la sensazione strana che qualcosa di grande stia per succedere? Ne avete avuto dei segnali, maturate la convinzione dentro di voi. E aspettate. Da quando abbiamo ascoltato il debut album di questo collettivo napoletano – ragazzi e ragazzi, con percorsi molto diversi tra loro, tutti compresi tra i 17 e i 27 anni – ci pare di avere le idee un pochino più chiare, che l’attesa (quella di una svolta a cui la discografia è chiamata da tempo, dopo l’abuso di alcuni generi e l’accantonamento prematuro di altri) tra non molto finirà. Discomoneta è un disco che viene dal futuro, ma con lo sguardo fisso sul passato. Un disco seminale per approccio. Le tracce che lo compongono – su cui intervengono i vari membri del collettivo, da Alice e Altea e poi Specchiopaura, Rainer, LuckyLapolo e tutti gli altri – formano un flusso non regimentato di suoni e parole, che pare provenire a tratti dalla fine degli anni '90 (quando molti dei componenti non erano ancora nati) e a tratti dal 2025. Ci sono canzoni che sembrano skit e viceversa, beat spappolati e altri solidissimi, le ballad, il dub (sia lodato), una ventata di Hyperpop, l'elettronica e la tradizione napoletana, lo struggimento e il party, l'artigianato e l'eterna replicabilità. Ci sono l’anima e la fotta di un gruppo di ragazzi che giocano con la musica in una maniera serissima. È la fine dei giorni e un nuovo inizio, e ora ne siamo testimoni.

1. Mace – OBE

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Un uomo solo poteva ridare senso, dignità e meraviglia alla pratica dei featuring, nobilissima tradizione di un genere musicale svilita da un decennio di calcoli e interessi di classifica e moltiplicazione degli stream. Se il nostro disco dell’anno è OBE è perché nelle 17 eterogenee, visionarie e preziose tracce che lo compongono Simone Benussi in arte Mace è stato in grado di mettere assieme tutti e rimettere un sacco di cose – guastate – a posto. Sin dal titolo, acronimo di Out of Body Experience, l’album si presenta come una raccolta di viaggi, sensoriali e sonori, che elude ogni confine musicale e abbraccia musica black, techno tribale, elettronica acida e ogni altra sfumatura possa venirvi in mente. Sopra Mace, antropologo musicale autodidatta e dalla cultura senza fine, unisce una scena musicale che non esiste più, ma a cui a dare valore e coerenza sono proprio i suoi suoni. Obe è unione degli opposti, è Colapesce accanto a Madame, Venerus con Fritz da Cat e Guè o Noyz con gli Psicologi, tutti a proprio agio con indosso abiti assurdi mentre brucia il palo santo. Un’opera ambiziosissima – trascinata a un meritatissimo successo dall’anthem di inizio anno, La canzone nostra, pezzo di una bellezza struggente e capace di arrivare a tutti, dal ragazzino al pubblico adulto – in cui non c’è molto di studiato. Ma che offre a tutti la consapevolezza che si possono ancora fare cose belle e personali, e che “vincano”, in un’epoca di assuefazione al già visto e già sentito. Un sentito grazie.

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L'articolo I 50 dischi italiani più belli dell'anno di Redazione è apparso su Rockit.it il 2021-12-25 10:00:00

COMMENTI (7)

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  • mario.miano.39 3 anni fa Rispondi

    @mario.miano.39 Io lascerei perdere la discussione, non ci sono margini, come la metti tu sembrano scelte politiche ma la musica per me è passione, non calcolo. Ti consiglio solo di leggerti la recensione di Madame su Blow Up che non è certo un giornale che va dietro a queste cose e soprattutto leggi i testi di Madame senza ascoltare la musica e scoprirai una delle più grandi autrici. In generale, la classifica è la cosa peggiore mai letta su Rockit: manca Cristina Donà, che non è il mio pane quotidiano ma tanto di cappello per canzoni così potenti e ispirate che salgono solo con gli ascolti ma tanto oggi con tutta questa musica non si riesce a tornare quasi mai su dischi importanti che meritano ulteriori ascolti per essere apprezzati. Una Carmen Consoli al decimo posto è patetico nella mia opinione: un'artista che sa fare benissimo il suo mestiere e che è tornata con canzoni fatte bene ma con lo stampino, tutte lati B dei dischi di un tempo. Non è uno schifo e sicuramente avrà una grande band per fare classicissimi concerti dal vivo ma diciamocelo chiaro che se voglio ascoltare qualcosa di molto più interessante preferisco "l'autunno" o "desiderio" di Cristina Donà che hanno molto di più da rivelare.
    E poi Mesa, qui capisco che è anche il gusto personale ma se Calcutta fosse tornato con un incipit come "tanto lo sappiamo poi come va...(Irene) avreste gridato a un nuovo miracolo di pop italico. Buon anno

  • LSDP 3 anni fa Rispondi

    Volevo fare i complimenti a Rockit per aver messo in classifica un sacco di bella roba underground, è una classifica varia e intelligente. Poi per me il disco di Iosonouncane non ha pari al mondo, figurati in Italia, però questi son pareri ;)

  • waltycolombo 3 anni fa Rispondi

    Il disco dell’anno è Exuvia di Caparezza, l’unico rapper italiano che faccia davvero musica e testi con un senso. Tutto il resto è noia mortale e sterile gne gne gne

  • max10 3 anni fa Rispondi

    Mamma mia, se questa è la migliore musica Italiana oggi stiamo nesso proprio bene....
    Tra rappers e quantità industriali di gente che "canta" come i ragazzetti di "Amici" con quella fastidiosa formula "recitato/cantato" che li rende tutti UGUALI! Qui non è questione di gusti, è tutto ripetitivo, derivativo e soprattutto il talento è optional....
    Secondo il mio modesto parere si salvano il "Battistiano" Marco Castello, Giorgio Poi e Vasco Brondi, tutto il resto (come diceva qualcuno) è noia....

  • simonestefanini 3 anni fa Rispondi

    @mario.miano.39 Ciao e grazie mille dei tuoi spunti, che sono molto preziosi. La classifica di fine anno vive di mediazioni tra le molte anime che popolano Rockit e quest’anno in special modo abbiamo deciso di dare un segnale forte per far ascoltare band e progetti che altrimenti non hanno avuto alcuna possibilità di attenzione durante questi mesi pandemici. Questo è esattamente il contrario del talent e dell’esposizione mediatica, di cui comunque parliamo perché da qualche tempo è innegabile che quello che dieci anni fa era indie sia andato a confluire da quelle parti, così come in luoghi una volta assolutamente invisi come Sanremo. Madame l’abbiamo sempre supportata e continueremo a farlo, di certo ha meno bisogno di noi di una band che sta iniziando oggi il proprio percorso. Rimane chiaramente la soggettività, per definizione, di ogni scelta, così come il tuo diritto sacrosanto di contestarle.

  • mario.miano.39 3 anni fa Rispondi

    Per me, il debutto di Madame è uno dei migliori dischi degli ultimi anni e considerato che ne avete tessuto le lodi, direi che al Tenco l'hanno trattata ben meglio. Sarebbe carina una spiegazione da parte vostra perché non vederlo qui dentro rende questa lista una cosa insignificante e cambia per sempre il valore del vostro sito. In un anno in cui ce l'avete menata con articolo su Manneskin e X Factor e in cui ascoltando i brani del bollettino del venerdì sembrava di essere all'inferno, devo dire che è come se foste crollati in borsa del 95%.
    Dopo la mancanza di Riccardo Sinigallia nei dischi del decennio, stavolta il ridicolo totale è stato toccato. Un pensiero di compassione va al caro Stefanini a cui è toccato scrivere la maggioranza degli articoli che stanno in cima ai vostri più letti. Ma ci pensate? una serata a farsi piacere Baltimora o trovare il fuoco negli occhi di Manuel Agnelli! Non lo invidio proprio.

  • maxavo 3 anni fa Rispondi

    Il concetto di "gusto personale" cozza un po con la scritta "i migliori dische del 2021", a cui manca il "per me" per essere plausibile. Pretendere "oggettività" è forse troppo, ma chiedere che si provi ad averne è il minimo.E invece pare proprio di no, dato che , oramai, di rock, questo sito ha solo il nome. Per carità, non mi fossilizzo sulle definizioni, ma sulla qualità si. Per mettere dentre questa classifica qualche marchetta di turno ( su 50 posizioni, ci puo stare, lo capisco), si lasciano fuori dischi bellissimi come quello di Max gazzè, di Malika Ayane (visto che avete sdoganato il pop, il disco della Ayane arriva primo su tutti quelli cha avete definito tali), dei Bachi da pietra e, soprattutto, di Mannarino, che si puo tralasciare solo se vi sta sul cazzo (ma non fate sto mestiere se non sapete mettere da parte i vostri gusti personali). Questa classifica è la differenza che c è tra il "meglio" percepito (da voi) ed il "meglio" reale (il mondo): lo scarto è notevole!