Abbiamo ascoltato in anteprima le canzoni di Sanremo 2022: ecco i voti

25 pezzi, tantissimi: tanto amore, zero politica e società, bel canto e cassa dritta. Le nostre pagelle ai brani che ascolteremo all'Ariston: dalle bombe di Dargen, Rappresentante e Rkomi all'anti-pop di Truppi e poi le delusioni Achille Lauro e Irama

Non sembra, ma è un fotomontaggio
Non sembra, ma è un fotomontaggio

Non è per nulla facile dare un giudizio, tanto meno un voto, dopo un solo ascolto. 25 brani sono tantissimi, l’effetto "Blob il fluido che uccide" è un po’ inevitabile. Infine è davvero complesso concentrarsi quando si ascoltano delle canzoni seduti al posto del pubblico di Che tempo che fa e sullo schermo, a Roma, ci sono colleghi seduti tra il pubblico dei Soliti Ignoti. Dovremmo essere rotti a tutte le esperienze ormai. Ma non lo si è mai abbastanza.

I pezzi dei 25 – abbiamo già detto tantissimi? – big in gara a Sanremo dall’1 al 5 febbraio, si diceva. Sul cast ci siamo già espressi, in maniera tutt’altro che entusiastica. Se le scelte dell’anno scorso erano state, secondo noi, davvero illuminate (e ampiamente ripagate da un punto di vista artistico e discografico), quest’anno si è voluto puntare tutto sulla popolarità e strizzare ogni occhio al pubblico più abituato a vedere la tv.

Risultato? Pezzi più simili tra loro, meno rappresentativi delle nuove tendenze musicali e più in generale dello spettro di suoni in cui si muove la musica italiana negli ultimi anni. In Italia abbiamo un “problema”: autori e compositori della musica da classifica sono sempre gli stessi e questo – anche se tra loro ci sono dei fenomeni – tende ad appiattire. A Sanremo, con il rito della lettura dei nomi di coloro che hanno lavorato al brano, la cosa diventa palese. 

In questa edizione della non ripartenza sparisce o quasi il rap così come il rock (o meglio c’è, ma davvero posticcio), e i loro derivati. C’è tanta canzone italiana e tanto pop di una volta, più o meno aggiornato alla contemporaneità, c’è molta “dance”. Questa rappresenta la novità più interessante: tra i brani in gara appaiono notevoli zarrate, casse in quattro sopra a ogni cosa e svariati rimandi ’80. Per altro quasi tutte le cose migliori sono ascrivibili a questo filone.

C’è veramente tanto amore. Troppo. Appena un paio di riferimenti al Covid e alla situazione che stiamo vivendo, nessun pezzo neanche vagamente politico, sociale, che rimandi all’attualità. Per quanto mi riguarda è una grave pecca, ognuno poi ha i suoi gusti. Più di un pezzo, comunque, si fa ascoltare con piacere. Ok, basta chiacchiere. Un paio di righe su ciascuno e pure un voto. Brutale, e tutt’altro che definitivo. Siamo pronti a cambiare il giudizio una volta riascoltati i pezzi live e con l’orchestra, tutto tranne che dettagli. 

Achille Lauro - Domenica 5

Quarta partecipazione di fila, due in gara e l'anno scorso come super ospite. Lauro dice Rollin Stone, dice rock and roll e che “l’amore è un'overdose”. Ci sono le parole troncate, l’handclapping. È Rolls Royce con il ritornello scritto da Coez. Nel 2018 (dicono) era una bomba, ora è solo boh. 

Giusy Ferreri - Miele 5,5

Praticamente l’All Star Game della Nba. Davide Petrella (prime due canzoni ascoltate ed è già doppietta) più Federica Abbate e Takagi e Ketra. Un tormentone, ma con l’orchestra. Un folk da classifica. Ballereccio eppure malinconico e retrò. Come una cazzo di lambada. 

Michele Bravi - Inverno dei fiori 6

Nel suo genere, funziona. Per la frase “Tu insegnami come si fa ad imparare la felicità” che non significa granché, ma suona bene. Per l’arrangiamento arioso, ridondante nell’utilizzo degli archi. Per il cambio di ritmo del ritornello, più sincopato. Non la mia coppa del tè, ma c'è chi si la berrà.

Rkomi - Insuperabile  7,5

Il pezzo è forte, molto forte. Sarà una rivelazione per il pubblico che non lo conosce, che per altro è proprio il motivo per cui Mirko ha deciso di andare a Sanremo. Si autocita con Taxi Driver, disco che ha spaccato le classifiche nel 2021, e prosegue lungo quel solco di commistione di generi che gli ha fatto fare il balzo negli ultimi mesi. Anche se Achille Lauro non sarà d’accordo, è probabile che quest’anno Achille Lauro sia lui.

Irama - Ovunque sarai 5

Pablo Miguel Lombroni Capalbo in arte Shablo figura tra gli autori. Però il pezzo di Irama è sanremese oltre il livello di guardia. Ballatona con il piano, un pezzo d’amore fin troppo tradizionale, senza alcun guizzo nel testo e pure nell’arrangiamento. Non troppo convincenti nemmeno alcune “croonerate” vocali. Peccato: il pezzone (con il vocoder!) lo aveva lo scorso anno, quando fu vittima di sequestro di persona. 

Noemi - Ti amo non lo so dire 6,5

Settimo Sanremo per lei. Anche qua super team al lavoro: il giovanissimo Alessandro La Cava (a 21 anni tre hit in gara per lui), Dardust e Mahmood. Un pezzo dall’anima doppia: parte il pianoforte, poi arriva l'edm. Noemi ci canta sopra tantissime parole, sulla difficoltà di comunicare, vivere, amare. La riascolteremo volentieri.

Massimo Ranieri - Lettera al di là de mare 7

Nei fogli con i testi distribuiti tra i giornalisti per aiutare l’ascolto il suo è il solo che abbia il ritornello in grassetto, giustificato al centro. Certamente un caso, o un refuso, ma è bello pensare che con i testi di Ranieri si debba fare così. Che le sue canzoni seguano degli schemi di lavorazione artigianali, che prevedano obbligatoriamente questo accorgimento. La canzone – una grande prova canora e vocale, anzitutto – è un tuffo negli anni '60, parla di traversate in mare e di abissi fisici ed emotivi che si rispecchiano l’uno nell’altro. E alla fine rimane il piacere di averlo ascoltato. 

Aka 7Even - Perfetta così 5

Amadeus, presente in studio a Milano, è il più gasato di tutti. Balla sul posto, segue il ritmo con la mano sinistra e con il movimento della testa. A noi, invece, con la sua cassa dritta e le sue banalità sull’amore e le imperfezioni non convince affatto. A volte i titoli mentono. 

Emma - Ogni volta è così 6

Petrella e Faini, name a more iconic duo. A 10 anni dalla vittoria di Sanremo con Non è l’inferno, Emma torna sulla riviera del delitto. Il pezzo è ok: la strumentale molto interessante, il testo “de core” come solo Emma sa fare, con il racconto di un amore che fa più male che bene. "L'amore ai tempi del Mee Too", commenteranno. Sarà bello vederla sul palco assieme alla sua direttrice d’orchestra Francesca Michielin, ma sul pezzo sento la necessità di un altro ascolto. 

Highsnob e Hu - Abbi cura di te 5

“Hanno in comune l’H”, dice Amadeus. E a ripensarci non è una grande prenotazione. Lei è brava e lo dimostra ancora una volta, con una performance molto riverberata ma comunque notevole. Highsnob fa il suo, uscendo dal rap per entrare in terreni più adatti al contesto. Ed è quello il problema: il pezzo – un duetto sull’amore che finisce e le ansie che regala – non è dei più coraggiosi e alla fine lascia un po’ così.

Iva Zanicchi - Voglio amarti 5

La signora della musica italiana. La recordwoman di Sanremo. La vecchia scuola che torna per riempire l’internet di meme. Solo che lo fa con un testo tra il banale e il no sense (“Voglio amarti e non solo per amore”). Ok, il pezzo non è giusto. 

Dargen D’Amico - Dove si balla 8

Ed eccolo il primo vero pezzone del lotto. E pure uno dei pochi a farsi carico del periodo di merda che ci è dato a vivere. Dargen lo fa con la cassa che più dritta non si può, una tamarrata totale che si prende la briga di parlare di mascherine, isolamento, silenzio e voglia di tornare a ballare (tra i rottami). Un pezzo intelligente e coinvolgente, che mette assieme rap e dance come Dargen insegna a fare da tempi non sospetti. E con un finale da stadio che è una goduria.  

Sangiovanni - Farfalle 6

17 dischi di platino per lui, praticamente un caveau pieno. Qua torna, con il socio Alessandro La Cava, per fare una nuova incetta di premi sicuri. Un brano estivo, discretamente zarro in alcuni passaggi, di certo non da innamorarsene ma ben scritto (“Volano Farfalle, non sto più nella pelle” mi piace molto). Radiofonica, decidete voi se è un complimento o meno. 

Yuman - Ora e qui 6,5

Arriverà indietro, con ogni probabilità. E però, attenzione, il pezzo non è male. Ricorda Ghemon e altri prima e dopo di lui. Soul costruito con cura.

La rappresentante di lista - Ciao Ciao 8,5

Seconda super bomba. Diversa, ma altrettanto potente, rispetto alla canzone in gara lo scorso anno. Con il loro pieno di Eighties, Veronica e Dario cantano la fine del mondo e invitano ad affrontarla con una coreografia adatta. Spaccherà, non voglio immaginare il contrario. 

Mahmood e Blanco - Brividi 7,5

Con tutto quello che hanno da perdere, visto il loro status in questo momento, l’unico motivo per cui i due potevano andare a Sanremo era perché avevano tra le mani un grande pezzo. Il primo ascolto lo conferma: il brano è potente e pure adatto al palco. Il brano subisce numerosi cambi di ritmo mentre le voci di Mahmood e Blanco si intrecciano tra loro senza cali di intensità emotiva. Il giusto mix tra le proprie identità e il contesto con cui hanno accettato di confrontarsi. Brividi sul serio. 

Gianni Morandi - Apri tutte le porte 7,5

Questa la conosciamo già, skippa pure Amadeus… E invece no. Bel pezzo. Dopo Allegria prosegue il sodalizio con Jovanotti e il secondogenito è pure meglio riuscito. Tutto incredibilmente ’60, tutto molto “I’m a Believer”, paraculo e trascinante. “Stai andando forte, apri tutte le porte. Gioca tutte le carte fai entrare il sole”, canta Morandi, che verso la fine si concede anche un po’ di bel canto. Avevamo dei dubbi sull’operazione, ma musicalmente dubbi non ce ne sono su questo pezzo. 

Matteo Romano - Virale 6,5

Per Amadeus, uno che non si fa problemi ad affettare definizioni è un “esponente della generazione Tik Tok”. Il pezzo è scritto con Dardust, Federico Rossi e La Cava e, guarda caso, rischia di appiccicarsi al cervelletto. Parla d’amore e algoritmi, che la premieranno quasi sicuramente. 

Le vibrazioni - Tantissimo 6,5

Nulla mi toglie dalla testa il senso di minaccia che incomberà quando il presentatore dirà in sala “Le Vibrazioni cantano Tantissimo”. Sarcina e compagni sono ormai una tradizione della riviera come i fiori, le code e i conti da 200 euro al ristorante. Il pezzo trasporta subito in un’atmosfera di fine anni ’80 tipo film con Ricky Memphis che scappa trafelato in una stazione deserta. Parla d’amore, ferite e seni. Non è rock, anche se loro saranno sempre catalogati così. Però, come a ogni Sanremo (e solo a Sanremo), Le Vibrazioni fanno il loro. 

Fabrizio Moro - Sei tu 5

Poteva fare una canzone impegnata e un po’ retorica, con cui non sarei stato d’accordo. Invece fa un’ennesima canzone d’amore e perde un’occasione per farmi incazzare. Che almeno è un sentimento. 

Elisa - O forse sei tu 7

Nel 2001 aveva vinto Sanremo con Luce, uno dei pezzi più belli della storia recente del Festival. Torna 21 anni dopo, passando da Zucchero a Davide Petrella come co-autore. Le armonie sono bellissime, la sua voce manco ve lo diciamo. Lei è talmente brava che il pezzo – una storia di amore che si compone attraverso diverse istantanee quotidiane – sembra tutto un grande ritornello. Sarebbe stato interessante vederla alla prova con qualcosa di più “nuovo”, tipo Seta, ma va bene anche così. 

Ditonellapiaga e Donatella Rettore - Chimica 8

Rettore torna a Sanremo dopo 27 anni, Ditonellapiaga ci va per la prima volta. Benjamin Ventura è tra gli autori. Il ritornello dice solo “È una questione di Chimica”. A un certo punto Donatella confida così: “Non m’importa del pudore, delle suore me ne sbatto totalmente”. È un grande revivalone, divertente, sfacciato, orgogliosamente ’80 e liberatorio. 

Giovanni Truppi - Tuo padre, mia madre, Lucia 8

Forse l’unico vero outsider di questo Sanremo. Il pezzo, scritto con Pacifico e Contessa, è cantautorato allo stato puro. Inizia con una chitarra e già è una grande novità, dopo 22 pezzi che vanno in tutte altre direzioni, e racconta una storia. La melodia è molto bella e non vediamo l’ora di sentirla con l’orchestra. Una canzone che viene dalle viscere, come ogni cosa di Truppi. Anti-pop, difficile all’ascolto. Non sappiamo se piacerà e ci interessa molto poco. 

Tananai - Sesso occasionale 6,5

Un “cantautore di nuova generazione con vocazione urban”. Come sempre le definizioni di Amadeus sono perfette e drammatiche allo stesso tempo. Miglior titolo in gara, pezzo fresco, bello sbruffone. Il ritornello è forte, anzi nel complesso lo è tutto il pezzo. Fa niente se arriverà dietro.

Ana Mena - Duecentomila ore 5

Testo e musiche di Rocco Hunt per l’amica venuta da fuori come in un film di Pieraccioni. Ana parla d’America Latina (ma non c’entrano i Verdena), di Cuba Libre, di “nochi latine”, c’è l’amore, il bolero, la luna e le stelle. C’è tutto. Quel che non deve esserci. 

 

 

 

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L'articolo Abbiamo ascoltato in anteprima le canzoni di Sanremo 2022: ecco i voti di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2022-01-14 19:18:00

COMMENTI (1)

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  • radioflyweb 9 g Rispondi

    Grazie ragazzi per la vostra presenza sempre con articoli goduriosi

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