30 anni di Afterhours, il concerto celebrativo al Forum di Assago Live report, 10/04/2018

11/04/2018 di

"Nessuna grande produzione, però è un concerto celebrativo, è inutile negarlo, quindi vogliamo essere all'altezza del Forum, anche perché non ci suoniamo tutti i giorni." Così Manuel Agnelli ci aveva raccontato qualche giorno prima del concerto di ieri sera al Forum di Assago, prima volta per gli Afterhours in uno dei più grandi palazzetti della città che li ha visti nascere, ormai 31 anni fa. Le celebrazioni per questo trentennale erano partite lo scorso anno, con un tour che riportava sul palco lo storico batterista della formazione Giorgio Prette, e con la pubblicazione dell'antologia "Foto di pura gioia", un vero e proprio vademecum della storia della formazione meneghina, con la ricostruzione, anno per anno, album per album, di una carriera unica nel suo genere.

La celebrazione, il rito, il ricordo, ma anche il presente e la sua forza: questo è andato in scena il 10 aprile davanti al Forum più che sold out, direi quasi murato, con il pubblico arrivato da tutta Italia per assistere a quello che per un po' di tempo sarà l'ultimo concerto degli Afterhours. Si comincia con la formazione attuale, Manuel Agnelli al centro, Stefano Pilia, Xabier Iriondo Gemmi, Roberto Dellera e Rodrigo D'Erasmo ai fianchi del leader, Fabio Rondanini in posizione sopraelevata a favore di camera (che hanno ripreso tutto il concerto, in previsione di un film).



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La scaletta è il sogno di ogni fan: solo per i primi 20 minuti vengono sfoggiate di seguito "Dentro Marylin" (che sarà ripresa anche nel finale nella sua versione originale "Inside Marylin three times"), "Strategie", "Germi" e "Ossigeno". La discografia della band viene ripresa album per album, e intanto che si torna indietro, al posto della formazione attuale, rientrano gli ex membri degli Afterhours: prima Giorgio Prette, per i brani di "Ballate per piccole iene", poi Dario Ciffo e Andrea Viti, per "Hai paura del buio", fino a tornare indietro alla protoformazione degli Afterhours, con Cesare Malfatti, Paolo Mauri e Alessandro Pelizzari, per un momento in cui Manuel Agnelli sfoggia un'inaspettata ironia, vestendo la maglietta dei Looney Tunes e il basco rosso dei tempi di "My bit boy", il primo ep della band pubblicato nel 1987. Tutto l'armadio viene rispolverato: dalle giacche gessate del video di "Voglio una pelle splendida" alle maschere di Pluto di "Terrorswing". 

Non solo gli Afterhours hanno pensato a far rivivere visivamente e musicalmente trent'anni di tour per chi c'era e chi no, ma per la loro prima volta al Forum, decidono di sfruttarne gli spazi, eseguendo in acustico i brani di "Non è per sempre" sulla seconda serie di spalti.

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Insieme alla band un pubblico numerosissimo (tra cui a un certo punto si insinuano esultanze varie per il risultato di Roma-Barcellona) e molto pronto, perché, come Manuel ci ha detto, "solo un 10% di curiosi arrivano da X Factor. In effetti è meno delle aspettative ma così ti rendi conto davvero che quello che facciamo noi Afterhours è molto ostico e nonostante la fama e la visibilità resta molto difficile da ascoltare", infatti la band non ha risparmiato anche momenti più difficili, come la tripletta "Cetuximab", "Folfiri o Folfox" e "San Miguel", tratti dall'ultimo album: un momento di profonda autoaffermazione artistica, per un concerto che avrebbe potuto scivolare nel semplice best of. Il finale è stato invece affidato a "Bye Bye Bombay" (e ha fatto un certo effetto sentire l'intero forum intonare "Io non tremo, è solo un po' di me che se ne va") e "Ci sono molti modi". 

Tre ore di concerto (al netto delle pause per i cambi d'abito) che riesce a sviare l'effetto nostalgia grazie alla grande presenzialità estetica del reportorio degli Afterhours e grazie anche alla formazione che attualmente attornia il leader: forse la migliore tecnicamente mai messa insieme da Agnelli, di quelle capaci di ricordare che in questa arte non bastano da una parte il talento e dall'altra la perizia tecnica, ma entrambe le ricerche vanno portate avanti con perseveranza e rispetto. Non è un caso che dopo 31 anni, gli Afterhours siano ancora la band per antonomasia, tra le più longeve e significative per la storia della nostra musica.

Tag: live report

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