La disco-music ai tempi delle Brigate Rosse. La storia di Figli delle Stelle di Alan Sorrenti Rubrica

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17/07/2012 di

Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare / rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare / siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro”, cantava nel 1981 Franco Battiato in “Bandiera bianca”, prendendosela con l’inverno del riflusso (termine con cui all’epoca si indicava la fine dell’impegno politico di massa e il rifugio nel proprio mondo privato) il cui vento spirava sempre più forte da almeno tre anni. Bob Dylan, il tamburino che annunciava nel 1964 un cambiamento epocale, si era sbagliato di brutto: tutto era rimasto come prima e anzi peggio di prima, come sono sempre le restaurazioni. Esempio principe, per Battiato, il povero Alan Sorrenti, colpevole di aver dato quattro anni prima alla sua carriera, iniziata sotto il segno del progressive folk con tre album ammiratissimi nel circuito underground, una svolta decisa verso la disco music. “Figli delle stelle”, l’album e il 45 giri, escono alla fine del 1977, praticamente in contemporanea a “La febbre del sabato sera”, il film di John Badham con John Travolta che sdoganò definitivamente la disco-music in Italia e segnò per molti l’inizio del riflusso: si svuotavano le piazze e i festival prog (ma allora si diceva pop) gestiti dall’estrema sinistra e si riempivano le discoteche.

E “Figli delle stelle” è uno spettacolare brano disco, non il primo in lingua italiana (ad esempio, nel 76 c’era stato “Ancora tu” di Lucio Battisti), ma certamente uno dei pochi (di solito la disco italiana era in inglese), divenuto in fretta un cult assoluto e il simbolo di un’epoca, forte del suo milione di copie vendute con cui scippò, anche se per una settimana, il primo posto ai Bee Gees tritaclassifiche di “Stayin’ Alive” e all’Anna Oxa della fossatiana “Un’emozione da poco”. Singolarmente, il suo cammino nelle charts fu intrecciato a una delle vicende più oscure ed epocali della storia italiana recente, ovvero il rapimento e l’uccisione, dopo 55 giorni di prigionia, da parte dei terroristi stalinisti delle Brigate Rosse, di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, il partito al potere: non a caso il brano ha dato il titolo al film del 2010 che immagina la rinascita del terrorismo oggi. Per tre lunghi mesi costellati da quotidiane notizie angoscianti, tra posti di blocco militari e carri armati per le strade, gli italiani pagarono il loro privato tributo a “Figli delle stelle”, che con la sua rasserenante e jazzistica intro pianistica conduce a un mondo fatato in cui tutti possono sentirsi “senza storia senza età eroi di un sogno”.

Il leggendario riff di chitarra, peraltro pesantemente ispirato alla versione che George Benson aveva dato di “Affirmation” di José Feliciano nel 1976, è una pulsazione vitale, un messaggio astrale in codice Morse al quale segue un piccolo trattato di sociologia che dice quello che Battiato avrebbe rimproverato nel 1981: i figli delle stelle, infatti, proprio in quanto discotecari (come si diceva allora) sono gli ex hippies, figli dell’Età dell’Acquario, cantata in Hair e attesa inutilmente.

Fallito il sogno della rivoluzione e dell’uguaglianza sociale, non rimaneva che cercare di sovvertire le proprie vite nelle discoteche, in cui l’identità quotidiana di ognuno poteva eclissarsi. “Avvolti dalle ombre”, l’operaio e la figlia dell’avvocato potevano incontrarsi, stare “silenziosamente insieme” e amarsi: annullate magicamente le differenze di classe nella notte disco, ognuno può credersi figlio delle stelle, anche nel senso delle star, per un incontro fuggevole in cui però “io non cerco di cambiarti”, dato che “so che non potrò fermarti” e al termine del quale “tu per la tua strada vai”. L’essenza della disco è tutta qui: sogno di benessere materiale, disinvoltura sessuale, edonismo almeno per una notte per fuggire dal grigio immutabile della vita di giorno. Forse non a caso, “Figli delle stelle” sarebbe uscito dalla Top ten solo dopo l’approvazione della legge sull’aborto: serendipità?

Tag: Retroterra

Pagine: Franco Battiato Lucio Battisti Alan Sorrenti

Commenti (7)

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  • Paolo Antonelli 06/03/2015 ore 08:43 @paolo.antonelli.5076

    Bravo Renzo. Bell'articolo, davvero!

  • Faustiko Murizzi 06/03/2015 ore 11:06 @faustiko

    Ne-vogliamo-di-più

  • Fabrizio Rioda 06/03/2015 ore 11:39 @saggiofaggio

    Davvero davvero bello. Compliments.

  • Giuseppe Pepè Dsgn 09/03/2015 ore 11:57 @pepedsgn

    Gran bell' articolo Renzo. complimenti ; )

  • Marco Pilolli 10/03/2015 ore 13:16 @marco.pilolli

    la foto è spettacolare!

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