Tutti i segreti dietro "Anima Latina" e Lucio Battisti, raccolti in un libro

Anima Latina Lucio BattistiAnima Latina Lucio Battisti
21/01/2015 di

A novembre è uscito “Anima latina. Storia e cronistoria”, il nuovo saggio del nostro Renzo Stefanel che ricostruisce le vicende che hanno portato alla creazione e registrazione di uno dei capolavori di Lucio Battisti, risolvendo diversi misteri che da tempo appassionano i fan. Ecco un estratto del libro, in vendita esclusivamente su Amazon, e riadattato per Rockit.
                                                                                                                                 

Autunno-inverno 1973-1974 

Cominciano probabilmente a prendere forma le prime idee, se non dei brani, almeno del sound di “Anima latina”, sviluppando le intuizioni di “Il nostro caro angelo” e la passione per il prog dimostrata nelle collaborazioni con la Formula 3 e Alberto Radius, nel corso delle jam sessions che si volgono presso “Il sotto”, locale che si trovava nel seminterrato della Trattoria Arlati di Milano, in via Alberto Nota 47, adibito a saletta per suonare in libertà, su idea di Mario Lavezzi e Alberto Radius. È sempre alla Trattoria Arlati che probabilmente Battisti vede suonare Ares Tavolazzi degli Area: secondo il sito del locale, infatti, “quando nel ’73 apre “Il sotto” diventa il primo locale a Milano dove si suona musica dal vivo e tutte le sere si succedono la Formula 3, gli Area, Lucio Battisti e tanti altri che organizzano jam session esplosive che finiscono intorno a un bel piatto di salame, la michetta, una bella scheggia di grana”.
È qui probabilmente che prende anche forma il progetto de Il Volo, il supergruppo che unisce due ex Formula 3 (Alberto Radius e Gabriele Lorenzi), un ex Flora Fauna e Cemento (Mario Lavezzi), un ex Duello Madre (Bob Callero), un ex The Pleasure Machine (Vince Tempera) e un ex Ribelli, ora uno dei più ricercati session man (Gianni Dall’Aglio), e che nacque su idea di Mogol. Prezioso il ricordo inedito di Antonio Coni, allora direttore generale della Numero Uno, la casa discografica indipendente di proprietà di Battisti e Mogol, a riguardo: "L'operazione del gruppo Il volo fu un tentativo di Mogol di rivalsa verso la PFM, gruppo per il quale aveva scritto “Impressioni di settembre”. Ma Il volo fu anch'essa una esperienza infelice, anche perché fu concepita presso Il Mulino, un casolare in Brianza, successivamente trasformato in studio di registrazione, dove gli artisti vivevano in una specie di comune: Radius, Lorenzi, Tony Cicco, le mogli di Bruno Lauzi, di Montalbetti, la Bertè, Lavezzi, Prudente, la sorella di Romina Power. Mi ricordo che su una copertina di un disco della Formula 3 era riportata la foto del Mulino."



Il supergruppo prog Il Volo. In alto, da sinistra: Mario Lavezzi e Gabriele Lorenzi. Fila mediana, da sinistra: Alberto Radius e Bob Callero. In basso, da sinistra: Gianni Dall’Aglio e Vince Tempera.

Coni si riferisce al fatto che dopo la collaborazione per “Impressioni di settembre” i membri della PFM non hanno più voluto che Mogol scrivesse testi per loro. Ricorda Mogol a proposito: "Un giorno mi chiamò Francone Mussida e mi disse: “Devo farti sentire una musica”. E io lo invitai a casa mia, in campagna, a Molteno. Lui mi fece ascoltare la musica e io scrissi il testo di “Impressioni di settembre”. L’anno dopo lo cercai per sentire se per caso voleva scrivere ancora qualcosa insieme, ma lui mi disse che aveva fatto la scelta di scrivere con Mauro Pagani, col quale si trovava benissimo. Io allora l’ho ringraziato, l’ho salutato e la nostra relazione è finita lì. Han detto che volevano fare testi moderni, per cui io non ho criticato la loro scelta né ho voluto cercare di capire meglio in cosa consistevano i testi moderni."

Evidentemente, secondo Coni, Mogol avrebbe cercato con Il Volo di dimostrare che i suoi testi erano in grado di essere moderni, al passo con i gusti dei giovani che affollavano i festival pop, seguivano la musica prog ed erano politicamente impegnati a sinistra. Un tentativo che si nota anche nelle liriche dei due album del 1973 e 1974 con Lucio Battisti ed è un’altra delle componenti dell’ispirazione di “Anima latina”.



La formazione della PFM che incise “Impressioni di settembre”, 1972

C’è però da dire che Alberto Radius smentisce e fornisce un’altra versione delle motivazioni che spinsero Mogol a far nascere Il volo: "Lo sai perché è arrivato Il volo? Perché la Formula 3 aveva un contratto futuro con la CGD di 500 milioni. E Mogol ha detto: “No, no: facciamo un gruppo che va in America e spacca il culo a tutti quanti. Non vi preoccupate, ci penso io, faccio io il lancio”. Non ha tirato fuori una lira. Il secondo album non è cantato perché lui si è arrabbiato con me che continuavo a dirgli: “Tu non hai fatto nulla”. E ci siamo dovuti inventare le parti cantate. È una cosa da dimenticare, Mogol, per noi. È bravissimo, una brava persona, ma in quel frangente non m’è piaciuto."

C’è però da dire che il riferimento all’andare in America effettivamente fa venire in mente proprio la PFM, che proprio quell’estate, dopo i successi in Inghilterra, avrebbe affrontato la sua prima tournée americana, da cui sarebbe stato tratto l’album “Live in U.S.A.”, pubblicato a ottobre. Perciò, a mio avviso, le due versioni non si escludono, ma si integrano.

[…]



Febbraio 1974

Mogol e Battisti partono per Argentina e Brasile. Il tour promozionale dura in tutto circa venti giorni e ha il suo culmine nell’esperienza del carnevale brasiliano, che in quell’anno cadeva tra il 27 febbraio (giovedì grasso) e il 4 marzo (martedì grasso). Battisti si esibisce alla tv brasiliana in “uno special interamente dedicato a lui e destinato ad aprirgli la strada della popolarità tra i giovani dell’America Latina”, come afferma l’Intrepido (settimanale di musica e fumetti molto diffuso tra i giovani dell’epoca) dell’8 agosto 1974 in un articolo non firmato e privo di altri dettagli, che ha però il pregio di mostrare tre foto scattate durante le registrazioni del programma, che mostrano Lucio indossare pantaloni e giubbetto nero sopra una maglietta gialla. Al collo, un foulard verde. Giallo e verde: i colori della bandiera brasiliana. Un po’ di ruffianeria non guasta mai.



Prima del viaggio, in Argentina sono stati editi tre 45 giri di successi passati di Battisti, tra 1971 e 1973, tutti in italiano nonostante i titoli tradotti, più vari brani editi in raccolte prevalentemente sanremesi. Il 1974 segna un deciso sforzo promozionale della RCA Victor con la pubblicazione di due 45 giri e due album, oltre a due compilation di autori vari in cui sono compresi brani di Battisti.
In Brasile invece sono usciti, tra 1968 e 1973 quattro 45 giri e un singolo a 33 giri, oltre alle solite compilation. Nessuna nuova pubblicazione accompagna invece le apparizioni tv di Battisti. È un peccato che non si sia rintracciato lo special di cui parla l’Intrepido, sempre che non si tratti di una esagerazione giornalistica. Magari la realtà ha visto solo qualche passaggio televisivo per promuovere l’ultimo 45 giri pubblicato, “Il mio canto libero” / “Confusione”.
Fatto sta che durante il viaggio in Brasile Battisti deve fare incetta di dischi, come testimonia la palese influenza di “Lilia” di Milton Nascimento sull’armonia del brano “Anima latina”.


Maggio 1974


Tra la fine di aprile o al massimo all’inizio del mese di maggio, iniziano le prove al Mulino di Anzano del Parco. […] In data 20 maggio le prove sono terminate da qualche giorno e sono durate in tutto una decina di giorni, che però vanno spalmati in almeno due settimane, se si tiene presente che sabato e domenica non si lavorava. E forse anche su tre settimane, se si considera che Pascoli ricorda che il chitarrista Massimo Luca, lì, in campagna, soffriva di allergie, e ogni tanto doveva tornare allo smog di città. Peraltro, il mese di maggior presenza di allergeni nell’aria è proprio maggio.
Al Mulino si provava solo “in una saletta in acustica, quella che sarebbe diventata poi la sala di ripresa, […] e il banco-mixer non era ancora stato cablato”, come ricorda il sassofonista Claudio Pascoli, circostanza confermata dal batterista Franco “Dede” Loprevite, che avrebbe voluto registrare le prove: invece Lucio “non registrava: non è che avesse un registratore o che”. E, d’altro canto, “avevamo solo gli amplificatori” aggiunge il batterista genovese. Leggermente diverso il ricordo del tastierista Claudio Maioli: “Al Mulino […] mi sembra che ci fosse per il momento solo un registratore a quattro tracce, giusto per un pronto ascolto dopo le prove, e non c’erano ancora le macchine per registrare i dischi veri e propri […]. Facemmo al Mulino una prima stesura delle canzoni, anche se si sapeva fin dall’inizio che sarebbe stato lasciato un ampio spazio all’improvvisazione in studio, e così infatti accadde” .



Il Mulino di Anzano del Parco. Foto di Roberto Masotti


La formazione delle prove è un piccolo ma agguerritissimo ed eccellente mix di musicisti underground e mainstream: Lucio Battisti a voce, tastiere e chitarra elettrica, Massimo Luca alla chitarra acustica, Bob Callero al basso, Franco Loprevite alla batteria, Claudio Maioli alle tastiere, Claudio Pascoli a flauto e sax.
Si lavora per spunti che vengono sviluppati sia grazie all’apporto creativo dei musicisti, sia tramite l’approfondimento degli stessi da parte di Battisti. A ogni modo, le canzoni non dovevano essere così informi, dato che Loprevite ricorda che “nelle prove c’erano già i testi” e che Mogol si faceva vedere, su richiesta di Lucio, per piccole modifiche degli stessi dovute a modificazioni della metrica della canzone apportate proprio durante le prove. La natura di work in progress delle prove, unita alla ricerca di nuovi suoni sul suo nuovo multieffetto/synth da parte di Battisti spiega come, dopo 38 anni, nella memoria di molti le prove sembrino essere state molto più lunghe: quando ci si annoia, il tempo sembra non passare mai.




L’avveniristico, per l’epoca, effetto per chitarra usato da Battisti: l’EMS Synthi Hi Fli - VEMIA 3

Il clima però è disteso: tutti ricordano la posizione paradisiaca del Mulino, le trote pescate nel laghetto adiacente, i pranzi cucinati dal suocero di Gianni Dall’Aglio, il padre della moglie Orietta. In “una sala con tavoli con tovaglie a scacchi bianchi e rossi tipo osteria […] mangiavamo tutti insieme, con Lucio, e parlavamo soprattutto di musica. Fu lì che venne fuori la cosa dei tempi dispari. Io ne ero entusiasta e penso di avergli instillato l'idea di inserirli nell'album”, assieme a Callero, ricorda Loprevite . È quindi forse su insistenza dei due genovesi che “Macchina del tempo” diventa un 7/8 da un ipotetico originario 4/4 . La confidenza tra i genovesi e Battisti è tale che Lucio gli chiede di tornare dal fine settimana a Genova con un furgone per portargli a casa un salotto di vimini comprato con un forte sconto, a patto che il trasporto fosse a suo carico. Il ricordo, già di Callero, è confermato da Loprevite: “Abbiamo aiutato Lucio a portare, al Mulino, il salotto di vimini con la tv a colori. Poveri... sottopagati e sfruttati!!! (Sto scherzando)”. Loprevite ricorda anche che a pranzo un giorno capita Lauzi, passato a trovare la moglie.



Franco “Dede” Loprevite, 1973

Ma non si ride e si scherza solamente. Il 12 e il 13 maggio in Italia c’è un appuntamento epocale: il referendum con cui gli Italiani devono decidere se abrogare o no la legge n. 898 del 1970, detta Fortuna-Baslini dal nome dei suoi due promotori, con cui era stato introdotto in Italia il divorzio. Democrazia Cristiana, Movimento Sociale Italiano (i neofascisti) e i monarchici del Pdium sono per l’abrogazione; radicali, socialisti, comunisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali per la conferma della legge. All’epoca della controversa approvazione di questa in parlamento, Battisti si era speso in diverse dichiarazioni a favore del divorzio e, anzi, contro il matrimonio e per l’amore libero, seguito in questo dalla sua ragazza, poi compagna di una vita, Grazia Letizia Veronese. Anche ora non è da meno, e anche se non parla con i giornalisti ma con i compagni di prove, prende chiaramente posizione: "Lucio disse a uno di noi, il cui nome non dico per discrezione, ma che si dichiarava contrario al divorzio in modo un po’ rozzo, solo perché aveva patito della separazione dei suoi genitori (e questo ci sta tutto dal punto di vista emotivo): “Guarda che qua si va ben oltre i diritti civili. Il Paese è spaccato. L’importante è stare da una parte”. Io lì capii chiaramente che non poteva essere fascista uno che ragionava così", racconta Claudio Maioli.
E nel suo “Intorno a Pollini. Come un pianista può cambiarvi la vita” ribadisce che per Battisti “era stato giusto essere dalla parte dei No”, il che fornisce pure un’importante indicazione sul termine delle prove nella settimana successiva a quella del referendum, ovvero quella compresa tra lunedì 13 e venerdì 17.


Tag: Retroterra

Commenti (16)

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  • eugeniaforlucio 03/02/2015 ore 15:31 @eugeniaforlucio

    Se questo è il proseguimento del libro del 2009, lo comprerò senz'altro.
    Ho avuto il piacere di conoscerti ad una commemorazione della morte di Lucio tenutasi a Caprino Bergamasco, proprio nel 2009 e in quell'occasione tu avesti la gentilezza di autografarmi la tua opera. Ci fu uno scambio approfondito di opinioni, ed entrambi addivenimmo alla stessa considerazione: che "Anima Latina" fosse il capolavoro di Lucio Battisti.
    Non penso che tu ti possa ricordare, a me comunque è rimasto il piacere e l'orgoglio di aver trascorso un po' di tempo con te,che stimo ed apprezzo moltissimo, parlando dell'argomento che amo di più: la musica di Lucio Battisti..
    Grazie dal profondo del cuore.

  • Renzo Stefanel 03/02/2015 ore 21:40 @re

    eugeniaforlucio. Di Caprino mi ricordo benissimo e, anche se un po' meno, pure degli incontri della giornata. Ora non saprei dire: "Quella del ricordo n. 5 eri tu". Ma le tue parole oggi mi hanno fatto un immenso piacere. E per il libro: sì, non è quello del 2009, ma, più che la sua continuazione, il suo completamento. Leggendo capirai perché. Love.

  • eugeniaforlucio 04/02/2015 ore 20:23 @eugeniaforlucio

    Se ti riferisci alla circostanza in cui io mi proponevo come colei alla quale Lucio aveva dedicato Hegel in quanto sul disco appare una E, iniziale del mio nome Eugenia, sì sono io. Se ti riferisci a qualcos'altro allora non sono io. Comunque ero seduta alla tua destra durante la cena.
    Voglio approfittare per esporti fin d'ora la mia opinione sul tuo nuovo libro sulla base degli stralci pubblicati: mi dà la certezza di un lavoro ben strutturato, accurato, ricco di testimonianze veritiere e steso quasi come un romanzo, ma soprattutto privo di tutti quei luoghi comuni e leggende metropolitane che riempiono quasi tutti i libri dedicati a Lucio Battisti. Lo leggerò con estremo interesse, e sono certa che al termine ne uscirò di molto arricchita.
    Grazie per questo regalo che ci fai!!

  • Renzo Stefanel 04/02/2015 ore 21:54 @re

    eugeniaforlucio Sì, allora mi ricordo di te. ;)
    Grazie per l'apprezzamento del libro.

  • eugeniaforlucio 04/02/2015 ore 22:01 @eugeniaforlucio

    L'apprezzamento è dovuto e mi fa piacere che ti ricordi di me.

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