Arezzo Wave, nel nome di Erriquez e della ripartenza

Lo storico festival gratuito è il simbolo dell'assembramento bello. Il suo presidente ci ha parlato di quando Manu Chao è stato una settimana in convitto o di quando Tricky ha fatto cose vietatissime. La storia, gli aneddoti e il nuovo contest Dante Rock, la cui iscrizione è prorogata al 25 maggio

Lou Reed ad Arezzo Wave nel 2011
Lou Reed ad Arezzo Wave nel 2011

Arezzo Wave Love Festival è impresso nella memoria di tutti come un'esperienza meravigliosa: il campeggio, il mercatino, le migliori band italiane e internazionali in un palco grande, tutto gratis (se non lo ricordate, leggete uno dei report di Fiz di quasi 20 anni fa e piangete!). Da sempre, il festival era legato a doppia mandata al contest che selezionava in tutta Italia le migliori band da far suonare insieme agli headliner di livello. Una cosa che a pensarci nell'anno più brutto per la musica in tutto il mondo, stringe il cuore. Però Arezzo Wave non si ferma neanche davanti alla pandemia e, per i 700 anni dalla morte di Dante, ha fatto partire il contest Dante Rock - E infine uscimmo a riveder le stelle (per tutte le info visitate il sito ufficiale). Per capire meglio di cosa stiamo parlando, abbiamo fatto un po' di chiacchiere con Mauro Valenti, presidente della Fondazione Arezzo Wave Italia, che per prima cosa ci ha rivelato una news: "Visto il momento storico, abbiamo prorogato di un mese l'iscrizione al concorso, quindi non più fino al 25 aprile ma fino al 25 maggio!"

 

Il manifesto di Dante Rock
Il manifesto di Dante Rock

Ma che c'entra Dante con la musica? "Beh, con tutto quello che è successo nel rock per le varie simpatie con il diavolo o autostrade per l'inferno, Dante ne avrebbe messi un bel po' di musicisti nei suoi gironi infernali!", ci dice. "A parte gli scherzi, l'idea è nata prendendo spunto da Argenti vive di Caparezza, che aveva messo in musica un brano della Divina Commedia.  Abbiamo pensato di far rivisitare ai musicisti questo libro famosissimo, per creare un brano che prenda spunto dalle sue storie. Ci sono vari premi in palio, tra cui i 1000 € che la Regione Toscana mette in palio per il miglior pezzo. Al concorso possono partecipare anche i vincitori delle selezioni regionali e nazionali dei nostri precedenti contest". 

Caparezza ad Arezzo Wave nel 2012
Caparezza ad Arezzo Wave nel 2012

Sappiamo che c'è una dedica speciale dietro questo evento: "Sarà dedicato alla memoria di Erriquez, il nostro Dante anche lui fiorentino, mio amico carissimo, una persona fantastica e bellissima. Il nostro sogno è quello di realizzare un Dante Rock Plus per lui, chiedendo a 10 artisti famosi un pezzo su Dante da pubblicare su vinile e presentare in una serata dedicata a Erriquez, una sorta di festa di liberazione dal covid, sperando come diceva Lui di uscire a riveder le stelle".

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Arezzo Wave, per chi fosse poco pratico dell'argomento, è una realtà non solamente toscana e il contest è il fil rouge che lega i ruggenti anni '90 a oggi: sono state ben 51mila le band iscritte al concorso nella storia di AW: "Fin dai nostri primi passi abbiamo creato una serie di responsabili regionali che ogni anno selezionavano i migliori artisti da ogni angolo del Paese. Oggi sono tutti attivi, ma a causa del covid non possiamo più fare selezioni live per portare i finalisti all'appuntamento nazionale. Non abbiamo mai chiesto un euro e vi invitiamo a diffidare di quei contest che promettono sogni in cambio di soldi. Noi, per Arezzo Wave, siamo aperti a tutti gli artisti che abbiano due inediti da sottoporci. Abbiamo anche sottocategorie per gli italiani di seconda generazione (AW Ius Soli) e per chi abbia almeno due terzi dei membri in età scolastica (AW Music School). Per fare un esempio, una band di liceali di origini marocchina residenti in Italia può iscriversi a tre contest in un colpo solo!"

Il 30° complanno di Arezzo Wave con tutti gli artisti sul palco
Il 30° complanno di Arezzo Wave con tutti gli artisti sul palco

Una storia, quella del festival, che è percepita perlopiù come esperienza live grazie alle selezioni nei club e ai concerti dell'evento principale, partecipati in massa anche dal pubblico. Un simbolo dell'assembramento bello, dal momento che questo termine nell'ultimo anno ha avuto solamente un'accezione negativa. Com'è stato possibile riconvertire quello spirito nel digitale, ce lo spiega Mauro con la solita sincerità: "Son cazzi, altroché... Arezzo Wave dei tempi d'oro sta all'evento digitale come Salvini a Mandela. Non si riconverte, si elabora il lutto e si tiene accesa la brace soffiando ogni tanto sotto la cenere, contando i giorni".

Uno dei tanti eventi di AW da tre anni a questa parte è il Sudwave: "Si terrà il prossimo 12/14 novembre ad Arezzo. È un festival e convention sul modello di Eurosonic o del Mama di Parigi, con un budget microscopico ma con la passione inversamente proporzionale ai soldi.  Lo scopo è quello di essere il punto di riferimento del sud Europa, con i migliori nuovi artisti italiani (tra essi anche i finalisti di Arezzo Wave Music Contest, ma non solo) e i migliori artisti di Francia, Spagna, Grecia e Portogallo, scelti tra i migliori presenti a Eurosonic, a Groningen e proposti dai più importante festival europeo di Yourope. Non solo concerti ma anche incontri, in cui invitiamo i più importanti esperti europei del settore. Nel 2018 abbiamo parlato della musica ai tempi del terrorismo, nel 2019 di festival  e impatto ambientale, nel 2020 (in versione digitale), di musica al tempo del covid".

I Marlene Kuntz e Skin ad Arezzo Wave nel 2006
I Marlene Kuntz e Skin ad Arezzo Wave nel 2006

Torniamo al digitale, che in questo momento è lo strumento con cui continuare la tradizione di AW: "È meglio di niente, ti stimola ad ascoltare  e curiosare su territori sconosciuti. A Sudwave 2020, per esempio, abbiamo invitato virtualmente i cinesi Mico, che sembrano i Chemical Brothers asiatici, così come Lteez, un rapper jazz di Montreal veramente sorprendente. Però, ovviamente, il digitale toglie anche tante cose: il contatto umano, lo stare sotto il palco, il bere una birra con una persona mai conosciuta prima che a quel concerto diventa il tuo miglior amico, l'incazzarti che al campeggio di hanno aperto la tenda, ma alla fine lo star bene insieme a tanti altri felici come te, stretti uno all’altro, pressati e magari in piedi 5 ore, come ricordo sotto il palco di Eminem, e non voler essere in nessun altro posto".

Questa è l'occasione adatta per chiedere a Mauro quali siano stati i suoi momenti preferiti della storia di Arezzo Wave, lui che ha incontrato alcuni dei migliori artisti del mondo: "Manu Chao con i Mano Negra, che sono rimasti ad Arezzo una settimana ospitati al convitto (terzo piano, mille scalini). Insieme si è fumato, bevuto e assistito ai mondiali del '90. Ben Harper che aveva perso i biglietti (lasciati a L.A.) per Roskilde dove suonava il giorno dopo, allora l'ho convinto a fargli denunciare il fatto che glieli avessero rubati, così è ripartito e da allora siamo amici. Youssou N'Dour in sciopero aereo da Dakar con partenza dopo mille telefonate con l'aeroporto: ce l'ha fatta ad arrivare poco prima della sua esibizione. Gli Afterhours che suonano come nel film dei Blues Brothers in attesa dei Jon Spencer Blues Explosion presi all’aeroporto di Firenze e scortati dai vigili fin sul palco, dove sono saliti facendo uscire gli Afterhours e suonando al volo in un concerto epico. Poi Tricky, ma di lui non posso parlare che altrimenti mi arrestano". 

Sinead O'Connor ad Arezzo Wave nel 2006
Sinead O'Connor ad Arezzo Wave nel 2006

E ancora: "Abbiamo portato il mondo musicale ad Arezzo, mal visti dagli aristocratici del posto, mentre il nostro pubblico inondava di soldi la città. Proprio in questo senso, il momento più duro è stata la guerra col Comune in seguito alla morte di un ragazzo giovanissimo in campeggio, che ci costrinse ad abbandonare Arezzo e poi il ritorno e la raccolta di firme contro di noi da parte di movimenti di destra. Era molto difficile avere un dialogo con le istituzioni, perché eravamo ragazzi di strada che si sono trovati in mano il festival più grande d'Italia, che si trovavano più in sintonia col pubblico che coi vari potenti".

In effetti, la storia di Arezzo Wave è quella di una grande abnegazione e di una passione sconfinata: "Abbiamo sempre pensato fregandocene del pensiero dei politici locali. Nella prima edizione provammo a invitare Charles Bukowski senza successo, ma ci spedì una sua poesia inedita. Abbiamo avuto Luis Sepulveda sul palco a presentare Miriam Makeba nei 10 anni dalla fine dell'Apartheid, abbiamo raccolto 70mila euro per una sala operatoria in Afghanistan, abbiamo avuto ospite per una settimana l'organizzatore di Woodstock Michael Lang e sua figlia Shana per festeggiare i 40 anni del suo festival, abbiamo fatto dei concerti nel carcere speciale della Gorgona... Tutto questo per noi voleva dire pensare in grande, a volte ci riuscivamo, altre no, ma su di noi hanno fatto tesi universitarie anche in UK. Fare 20 anni di un festival completamente gratuito con Moby (45mila persone in delirio), Nick Cave, David Byrne eccetera, non ha proprio prezzo!"

 

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E quanti cambiamenti di location lungo la via: "Abbiamo fatto come Ulisse al ritorno da Troia: guerra col sindaco di Arezzo, fuga a Firenze e anche lì guerre, poi Livorno, Lecce e ritorno a Itaca, cioè ad Arezzo. Una vera Odissea, ora navighiamo a vista", ci confessa Mauro. Oggi dev'essere anche un problema organizzare qualsiasi cosa col covid: "Gli sponsor si sono ritirati come i ghiacciai con l'effetto serra, mentre gli aiuti da parte dello Stato sono stati minimi. In mezzo al deserto anche un bicchiere d'acqua è comunque qualcosa seppur non risolutivo".

A sentire questa storia, così lunga e per certi versi rivoluzionaria, viene la pelle d'oca. Di concerti nelle varie emanazioni di Arezzo Wave ne ho visti davvero tanti, da quelli giganti dell'Italia Wave coi Chemical Brothers, i Kraftwerk e Aphex Twin, gli Underworld, Faithless, ai  pomeriggi sotto il sole ascoltando un sacco di gruppi di supporto, che venivano dal contest e dalla scena indipendente italiana. Dal 1987 AW ha spinto band senza contratto, insieme a quelle che gravitavano nell'orbita dei piccoli club, della controcultura, e ha visto crescere un sacco di talenti, diventati poi grandi al punto da frequentare palchi come Sanremo, di certo in controtendenza con lo spirito rivoluzionario del festival gratuito.

Ben Harper ad Arezzo Wave nel 1995
Ben Harper ad Arezzo Wave nel 1995

"Al momento gli spazi di movimento per chi non è figo si riducono drasticamente. Già negli anni '90 invitavamo i politici francesi a spiegare la legge Lang sulla musica, e da noi non c'è ancora una legge che dia dignità agli artisti sconosciuti. Non ci sono incentivi o regole per far trasmettere alle radio pezzi di musica 'emergente', non c'è sostegno alla creazione. Da noi è un po' una giungla  e devi spingere senza una sponda istituzionale che aiuterebbe un bel po'. Abbiamo messo artisti sconosciuti prima di headliner internazionali e ci sembrava normale, speriamo succeda in altri eventi".

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Ricordi che si mischiano con proiezioni del futuro, il Dante Rock, Arezzowave in Paris da giugno a dicembre una volta al mese con Kiol, il Sudwave, un caos bello e potente. Ma oggi, nel 2021, in mezzo a tutte queste incertezze e a una voglia di ripartenza sempre più forte, cosa rappresenta per la musica italiana l'Arezzo Wave? "Spero un punto nel quale credere e fidarsi, sia per i nostri splendidi responsabili regionali che da vent'anni e passa sono al servizio di chi suona, gratuitamente, con passione, sia grazie ai nostri contatti. Fondai con altri Yourope, la federazione die più grandi festival rock europei, un possibile aiuto per suonare in venue prestigiose in Italia e all'estero. A Parigi porteremo Le cose importanti, vincitori di AW 2020. Non vendiamo fumo (al momento ahaha), ci piace essere disponibili ad aiutare nel nostro piccolo chi pensiamo meriti di più". 

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L'articolo Arezzo Wave, nel nome di Erriquez e della ripartenza di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-04-26 14:36:00

Tag: festival

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