Fare live in Italia conviene?

Tutti i numeri del business della musica dal vivo secondo i dati raccolti da Assomusica
03/07/2019 17:00

Assomusica è l'associazione degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo in Italia. Come da sito ufficiale, conta oltre 120 imprese che coprono l'80% dei concerti in Italia. Una rappresentanza foltissima per un settore che, al momento, è l'unico tra quelli connessi alla musica con introiti considerevoli. Dalle ricerche riassunte in un comunicato da Assomusica, l'Italia è tra i più importanti mercati per la musica dal vivo nel mondo e in classifica si piazza al 6° posto a parimerito con il Canada, con 589milioni di dollari di ricavi legati alla vendita di biglietti nel 2018. Al primo posto gli Stati Uniti (con più di 8 miliardi di $) seguiti dalla Germania che ha un immenso mercato, più del triplo dell'Italia (1.717.000.000 $). 

Qualche numero per capire il reale impatto del buiness musica dal vivo in Italia: 1100 operatori del settore, elevate competenze e capacità innovativa, una crescita media del 7% annuo dal 2012 al 2017 e un andamento positivo nel presente con ottime speranze per il futuro. Si calcola che dal 2018 nal 2022 l'incremento dei ricavi sarà dal 5 al 15%. Tutte buone notizie che ci fanno ben sperare, visti i guadagni sempre minori dalle vendite di musica in formato fisico.

La partecipazione degli italiani agli eventi live è notevole: il 59% della popolazione ha visto concerti di musica dal vivo. Tra questi, solo il 10% ha partecipato entro i limiti del proprio comune mentre il restante 49% si è dovuto spostare per vedere un concerto, e questo è del tutto normale, visto che i grandi eventi si svolgono di solito nelle grandi città (26% in Lombardia, 13% in Lazio). C'è anche un ulteriore 10% di pubblico che ha varcato i confini nazionali per assistere a concerti o festival fuori dall'Italia. 

Questi i numeri del pubblico che si sposta per assistere a un concerto: l'85% spende in media 36 € pro capite (e per media intendiamo mettere nello stesso insieme quelli che vanno nei club a 10 € e quelli che frequentano i grandi eventi a minimo 60€ a biglietto). Il 15% è andato a vedere concerti gratuiti e le spese per vitto, alloggio e spostamento sono in media di 38€ a testa.  In soldoni, per ogni euro speso nel biglietto di un concerto, ogni spettatore spende 1,20 € in beni e servizi sul territorio. Da questo punto di vista, il concerto funziona sia per gli organizzatori, sia per la città che lo ospita e i settori commerciali che si mettono in moto durante l'evento. 

Il pubblico del Modena Park 2017, ph via

 

Qualche case history sui numeri dei grandi eventi in Italia, partendo dal Firenze Rocks del 2018: 196.872 spettatori ufficiali di cui il 24% toscani mentre il 72% provenienti da altre regioni (in ordine: Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Veneto). Il restante 3,9% degli spettatori è venuto dall'estero (soprattutto Europa). Ancora: 4000 addetti ai lavori tra band e crew, security, staff e altre figure. 89.000 spettatori hanno pernottato almeno una volta in Toscana, 145.000 persone sono arrivate a Firenze per assistere a un concerto, spendendo in media 236,6 € per il turista italiano e 387 € per quello straniero. La ricaduta economica della rassegna su Firenze è stata di 23 milioni di €, che ha generato lo 0,1 del PIL della città e lo 0,1 del totale dell'indotto occupazionale. Se vi sembra poco siete fuori strada, è un bel po'.

Prendiamo i concerti di Vasco Rossi, Negramaro e Cesare Cremonini a Lignano Sabbiadoro nel 2018: in tutto 60.314 spettatori di cui l'87% era in loco solo per i concerti. Il 52,7% degli spettatori ha pernottato in zona, di cui il 95% a Lignano Sabbiadoro. La spesa sul territorio, comprensiva di vitto, alloggio e intrattenimento è stata di 12.411.414 € e quella complessiva includendo anche il viaggio e il merchandising sale a 19.110.490 €.

Al Lucca Summer Festival del 2017, in una città più piccola di Firenze ma abituata ai grandi eventi, ci sono andati 55.202 spettatori non residenti in Lucca e provincia procurando un indotto giornaliero di 5.441.369 € per una media di 80,75 € a spettatore.

Un concerto secco, come quello dei Coldplay a Torino nel 2012, fa questi numeri: 40.000 spettatori, 22% piemontesi, 77% di altre regioni (Lombardia in primis), 3,9% stranieri (Svizzera, UK, Austria), 2 milioni di € di ricavo dalla vendita di biglietti, dai 7.300.000 agli 8.500.000 di € di ricaduta diretta sul territorio e fino a 13.400.000 di ricaduta complessiva sul territorio, tra diretta, indiretta e indotto. 

Le conclusioni di Assomusica alla luce di questi dati sono del tutto positive: la prima, la più banale, è che gli eventi culturali generano un grande impatto sulla vita delle città: quello economico, occupazionale, immobiliare, sociale, culturale e ambientale. La seconda, forse più interessante è che mentre l'evento ha una durata limitata nel tempo, gli introiti e le relazioni commerciali ad esso legate possono avere conseguenze a lungo termine e ogni evento rafforza il marketing della città, il city brand, rendendola più attraente agli occhi dei turisti.

Da questa lunga sfilata di cifre, possiamo trarre anche noi l'unica conclusione possibile: ci auspichiamo che promoter, organizzatori, enti e comuni lavorino in sinergia per realizzare eventi sempre più sicuri, agevoli e al servizio del pubblico, che non debbano esser visti come una macchina per fare soldi ma come un'occasione globale di crescita in cui sia la domanda che l'offerta si ritengano soddisfatti, sempre con un occhio all'ambiente, per rendere questi enormi eventi plastic free quanto prima. 

Ph via

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L'articolo Fare live in Italia conviene? di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 03/07/2019 17:00

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