Il 16 ottobre 1965 partiva Bandiera Gialla, e niente fu più come prima

Immagine via Repubblica Spettacoli - Gianni Boncompagni a Bandiera GiallaImmagine via Repubblica Spettacoli - Gianni Boncompagni a Bandiera Gialla
16/10/2015 di

16 ottobre 1965, ore 17,40: sulle frequenze del secondo programma Rai debutta "Bandiera Gialla", e niente sarà più come prima. Non è che ci volesse tanto, a dire il vero. Lo scenario radiofonico dell’epoca è deprimente: l’etere è proprietà esclusiva dello Stato e le radio private non sono nemmeno un’ipotesi. Monopolio Rai significa conservazione e, soprattutto, diffusione di programmi paludati e ammuffiti, i giovani non esistono e per la loro musica di spazio non ce n’è.

Fino a quel giorno di cinquant’anni or sono, quando Renzo Arbore e Gianni Boncompagni si impossessano del microfono per lasciare spazio vitale ai complessi beat, al rock, al soul, alle novità in arrivo dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Roba per capelloni, insomma. Qualcosa che non era mai successa prima. The times they are a-changing: incredibile ma vero, se ne accorge pure mamma Rai.

"Bandiera Gialla" consiste in una sorta di gara tra dodici canzoni, divise in quattro gruppi. Una giuria selezionata di quaranta ragazzi minorenni (tra i quali faranno capolino Giancarlo Magalli, Renato Zero e Loredana Berté) vota attraverso delle bandierine il cui colore si può intuire senza grossi sforzi. E il pezzo vincitore è proclamato disco giallo.

Il programma tira dritto fino al 9 maggio 1970, cinque anni in cui Arbore e Boncompagni hanno il tempo di proporre brani destinati a lasciare il segno, come "29 settembre" dell’Equipe 84 o "Pelle nera" di Nino Ferrer, e per far esordire un giovane non convinto della potenzialità della propria voce, tale Lucio Battisti.
Ma "Bandiera Gialla" è anche terreno di conquista per una sacca di musicisti che pur non riuscendo mai a conquistare l’ambito logo di "disco giallo", trarranno dalla popolarità del programma la forza per spiccare il volo. Eccone cinque, tra i tanti.

 

Anonima Sound, "Parla tu"

Lato B di “Fuori piove”, primo singolo del gruppo di Ivan Graziani e Velio Gualazzi, papà di Raphael, tra gli autori figura anche Roberto Vecchioni. Pezzo acerbo, lontano dalla spinta rock and roll sulla quale si adagerà con buon profitto il cantautore abruzzese negli anni a venire. “Parla tu” è anche il titolo di un disco live che Graziani pubblicherà nel 1982. Come a dire che, alla fine, tutto torna.

 

I Jaguars, "Barbara Ann" 

Come sappiamo, molte delle canzoni lanciate dai complessi beat italiani sono in realtà delle cover di pezzi di successo inglesi o nordamericani. Secondo la leggenda, il musicista di turno si chiudeva in cantina ad ascoltare Radio Luxembourg e poi coverizzava tutto quel che ascoltava corredandolo di testo in italiano, possibilmente firmato da Mogol. I Jaguars, una delle band più avanti dell’epoca, tra i quali transiterà Vittorio Nocenzi, riprendono un must dei Beach Boys e il risultato è quello che è. Interessante il riferimento alla minigonna, uno dei feticci delle nuove generazioni e della imminente liberazione sessuale.

 

New Dada, "Batti i pugni" 

Retro di "Non dirne più", suonata con successo al Cantagiro, "Batti i pugni" è un bel pezzo di ispirazione blues ma suonato secondo i canoni dell’epoca. Il testo mette insieme accenni di protesta e delusioni sentimentali, e spiega, al netto di qualsiasi considerazione di ordine filosofico, che per risolvere i problemi la soluzione migliore è battere i pugni. Il cantante dei New Dada è Maurizio Arcieri, destinato a una discreta carriera da solista ("Cinque minuti e poi" la sua hit) e a convertirsi all’elettropunk assieme alla moglie Christina Moser, con la quale formerà i Krisma.

 

I Ribelli, "La follia" 

Lato B della ben più nota “Pugni chiusi”, è una cover di “Friday on my mind” degli australiani Easybeat, il cui leader è George Young, fratello maggiore di Angus e Malcom, futuri fondatori degli AC/DC. Al di là del valore del pezzo in questione, a sorprendere è il fatto che alla voce non ci sia Demetrio Stratos. E vai a capire il perché. Forse era in altre faccende affaccendato, oppure stava pensando ad altro, tipo liberarsi di quei mollaccioni dei Ribelli e formare un nuovo gruppo. E magari chiamarlo Area.

 

Carmen Villani, "Bada Caterina" 

Il primo grande boom della showgirl emiliana, scritto dal maestro Armando Trovajoli, con testo di Franco Migliacci. È il classico esempio di come “Bandiera gialla” sia un toccasana per la sorte di molte canzoni e cantanti dell’epoca: “Bada Caterina” finisce nella colonna sonora del film “Adulterio all’italiana” e da qui in poi la carriera artistica di Carmen Villani troverà altri sbocchi, specie al cinema, con specializzazione nella commedia sexy all’italiana.

Tag: Retroterra

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Le nostre cinque proposte per un nuovo Premio Tenco