BOOK IT: Il Regno Animale Rubrica

08/05/2011

Dopo tanti testi scritti per i Baustelle o per altri artisti, Francesco Bianconi ha deciso di togliere la musica e di tenere solo le parole. Il tema, però, è rimasto immutato: la contemporaneità, con tutti i suoi (pochi) chiari e (tanti) scuri. In esclusiva per Rockit, un estratto inedito de "Il Regno Animale", primo romanzo di Francesco Bianconi.



Per free-base si intende la forma "base" della cocaina cloridrato, ovvero la trasformazione della cocaina in sali nell'alcaloide base. Il free-base è cocaina da fumare. Alberto l'ha provato una volta, per divertimento. In un appartamento di via Manzoni, a Milano, dove il mio amico fotografo tossicodipendente Giancarlo Michelini lo portò una volta. L'appartamento di un ricco, di cui Alberto non ricorda più la faccia.
Uno del mondo della moda, gli pare di ricordare. Si ricorda i tappeti persiani belli e consumati, di quella casa, le riproduzioni di sculture dell'antica Grecia, la cucina hi-tech. Esistono ricchi che mettono liberamente a disposizione la roba, pur di avere la casa piena di parassiti. I parassiti sono di solito stagisti di "Vogue", musicisti poco famosi, giornalisti, puttane annoiate, misteriosi e fuori luogo professionisti di qualche settore. Quella sera Giancarlo prese da parte Alberto sul terrazzo della suddetta casa. Aveva appena prelevato tre grammi dalla scorta del ricco ospite messa a disposizione di tutti nella tecnocucina. Gli disse: "Adesso prendi per mano gli angeli". Apparecchiò il tavolinetto di bambù con tutto il necessario: una scatola di bicarbonato, un mestolo di metallo, un bicchiere d'acqua, un accendino, una lattina vuota di birra, una forchetta, la tessera della sua palestra. Ordinò ad Alberto: "Rilassati e fumati un paio di sigarette. Mi serve la cenere, buttala qui in questo piattino".

Giancarlo prese il mestolo e ci versò un dito d'acqua dal bicchiere che si era preparato. Poi prese la cocaina e la immerse nell'acqua, insieme alla stessa dose, calcolata a occhio, di bicarbonato. Scaldò il mestolo, da sotto, con la fiamma dell'accendino, fino a ebollizione dell'acqua. Quindi, da esperto del settore, tolse la fiamma da sotto il mestolo e lasciò bollire fino a che tutta l'acqua non fu evaporata, ed evaporati furono con essa l'olio della cocaina e il "taglio". Nel frattempo Alberto aveva finito di fumare due Camel Light e conservato la cenere, mentre, dal salone, sentiva aumentare il volume di un qualche disco fastidioso, tipo elettronica minimale da sottofondo di showroom. Giancarlo attese con pazienza, e in silenzio, il raffreddamento del contenuto del mestolo. Aspettò fino al momento in cui nel mestolo non rimase altro che il freebase. Una massa giallognola simile al muco. La raccolse, grattando con la tessera della palestra Get Fit. Poi preparò la lattina, trasformandola in approssimativa hanmetallica pipa, facendo sei buchi con la forchetta nella parte piatta (quella opposta alla fessura da cui si beve); dispose la cenere della sigaretta sui buchi in modo da creare il filtro, e appoggiò il free-base sulla cenere. Appoggiò la bocca al buco senza più linguetta della lattina, dette fuoco al freebase e cominciò ad aspirare il fumo che arrivava. Non forte e velocemente, ma lentamente e per quattro o cinque secondi a volta, lasciando altrettanti secondi di intervallo tra un tiro e l'altro, dando così tempo al fumo di salire costantemente, in modo regolare. Poi passò la pipa ad Alberto. E Alberto fumò. Inevitabilmente, tossì. Poi, come aveva letto nei volti di altri che aveva visto fumare la coca, gli si stampò in faccia quella tipica espressione fra l'ebete e l'imbalsamato. Si sentì gli arti paralizzati e i muscoli del collo e della testa in tensione. Le mani gli si intirizzirono, con le dita piegate. Sentì le tempie compresse, e brividi veloci in tutto il corpo. Giancarlo gli chiese, stordito dalla botta anche lui: "Lo senti l'Angelo?". "Ma vaffanculo" avrebbe voluto rispondergli Alberto. Non sentiva l'Angelo, si sentiva piuttosto come pronto per spiccare il volo.

Voleva volare. Per un minuto Alberto ha provato questa sensazione fantastica. Poi, rincoglionito e leggero, tornò dentro, nel salone oramai adibito a pista da ballo. Vide una ragazzina magra di neanche vent'anni sdraiata su un divano piangere a dirotto, col trucco sfatto e un seno piccolissimo fuori dalla scollatura della camicetta. Piangeva come un bambino, e singhiozzava "Non è giusto, non è giusto!". Vide un signore di una sessantina d'anni, in abito grigio, avvicinarsi al padrone di casa impegnato nella danza, e sussurrargli all'orecchio qualcosa. Alle feste nelle case di Milano c'è sempre un signore di quel tipo. Di solito ha una ventiquattrore.
Ha l'aspetto di un avvocato, o di un medico. È spesso stempiato, e se ne sta sempre in disparte. Dopo un girovagare non si sa bene quanto fra le carcasse ambulanti dell'appartamento di via Manzoni, Alberto è tornato sul terrazzo, per cercare Giancarlo, che però non c'era più. Allora si è messo a osservare le stelle nel cielo nero, e a contarle senza pensare.
Non un pensiero alla vita su Marte, non un pensiero all'uomo sulla Luna, non un pensiero ai viaggi interstellari sulle astronavi sognate nei sogni di ragazzino. Non un pensiero, o una preghiera, agli Angeli. Stelle. Una, due, tre, quattro. Solo numeri, e il Niente.



Commenti (4)

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  • TheLie 09/05/2011 ore 19:45 @thelie

    ma che esclusiva
    è uscito da una settimana... :]

    cmq è bellissimo

  • Sandro Giorello 10/05/2011 ore 10:13 @sandro

    E' un'esclusiva Web, non è uscita da nessun altra parte.


    (Messaggio editato da sandro il 10/05/2011 10:15:44)

  • Minerva Lab 12/05/2011 ore 07:08 @minervalab

    cazzo se è bravo bianconi!

  • ematomablues 04/06/2011 ore 14:14 @ematomablues

    A bianconi mancano i Coglioni !

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