L'Italia raccontava David Bowie: abbiamo sfogliato 30 anni di articoli sul Duca

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12/01/2016 di

Oltre le recensioni, i concerti e le apparizioni televisive. Che tracce ha lasciato David Bowie nei suoi passaggi italiani? Qual era il costume degli anni '80, quali aspetti del Duca Bianco colpivano davvero l'immaginario della stampa italiana? Ci siamo presi la briga di sfogliare gli ultimi 30 anni di quotidiani nazionali alla ricerca di articoli su Bowie: abbiamo trovato storie di comunisti delusi, parrucchieri ispirati, Mercedes tamponate (e molto altro).

 

 

Forse un giorno un ente delegato a mettere un po’ d’ordine negli archivi del rock stamperà un catalogo generale David Bowie”. Inizia così, con un auspicio, il pezzo: “Bowie, uno nessuno centomila”, scritto nel 1982 sull’Unità da Fabio Malagnini. A quei tempi David era in cima alle classifiche con “Cat People”, singolo della colonna sonora che Giorgio Moroder compose per il film di Paul Schrader. Ma nel frattempo si era dato anche al teatro. "David Bowie in Bertolt Brecht's Baal" è l’EP che raccoglie l’adattamento per la BBC che Alan Clarke fece della pièce che il drammaturgo tedesco scrisse a vent’anni. E Bowie è il protagonista, è Baal, un poeta dissoluto che dissoluto seduce Johanna che poi si annega, dissoluto si innamora di Sophie che dopo lascia, dissoluto uccide più tardi il suo amico Ekart e dissoluto infine muore, da solo, in una soffitta. Per Malagnini, la voce del Duca: “si cuoce bene nel fango narrato, nella sporcizia e nell’alcool, nella rivolta dell’individualismo, non solo estetizzante di Baal.” PS: Qui David Bowie suona il banjo.

Su un numero della Stampa del 1986, l’attrice Jennifer Connelly, allora sedicenne, racconta com’è stato lavorare sul set con David Bowie. In "Labyrinth" di Jim Henson, Jennifer è Sarah, una ragazzina tra le nuvole che incontra il Re dei Goblin, Bowie. “Mi prendeva in giro perché tutti i giorni, sul set, dovevo fare i compiti”.

 

 

Uno dei titoli più belli che i quotidiani italiani hanno dedicato al Duca è sulla Stampa del 17 luglio 1987: “David Bowie anche se piove”. Quell’estate a Torino il tempo è brutto e i fan temono, ma cosa devono temere? “Se domani piove, Bowie canterà lo stesso, riparato dal ventre del suo «ragno di vetro»”. (Il numero di Stampa Sera del giorno dopo aveva come gadget un poster di Bowie per ripararsi)

 

Nel 1980, nella pagina di bellezza della Stampa Sera intitolata “Tante, tantissime idee”, il re dei parrucchieri, Aldo Coppola, consiglia “Un’idea venuta da David Bowie”: capelli corti con ciuffo alla Ziggy. Se non li avete ancora provati, stampate questa foto e portatela al vostro coiffeur di fiducia.

Nel programma del suo "Sound & Vision Tour", David Bowie sarebbe dovuto rimanere a Roma due giorni, ma rimase solo uno. Sulla pagine dell’Unità, Alba Solaro intitola il suo articolo: “David contro David. Zard ha dimezzato Bowie”, e si riferisce al promoter del Duca, Zard, che si è ritrovato a dover ridurre i prezzi dei biglietti per la data del Palaeur: 17 aprile 1990. Se ventisei anni fa nella Capitale volevi vedere Bowie, pagavi 65.000 lire, e oltre al biglietto avevi pure una t-shirt. Oltre alla location, al centro della polemica c’era la maglietta. Diceva David Zard: “Credo che la t-shirt sia stata un deterrente per il pubblico romano, che è un po’ difficile, a volte un po’ schizzinoso.” In pieno fallimento di prevendite, i costi vengono abbassati a 40.000 e 50.000 lire a biglietto, nel sommario del pezzo: “comunque un prezzo troppo alto, dicono i giovani comunisti”. (Pochi giorni dopo, il 19 aprile, la giornalista tornerà sull’argomento, riferendo una dichiarazione di Ziggy dal palco del Bowie-Day: “Sono felice di essere di nuovo a Roma, anche se avrei preferito non dover suonare in un “cesso”.”)

 

È il settembre 1990 quando 40mila persone a Modena vanno alla festa dell’Unità per ascoltare il Duca Bianco. Bowie inizia con “Space Oddity”, continua con “Ziggy Stardust” passa da “Rebel Rebel” a “Pink Rose”, ma su “Station to Station” cede. Chiede scusa agli spettatori: “La mia voce sta diventando come quella di Lou Reed”. Tra la folla, Silvia Fabbri intervista per L’Unità Aldo, fan napoletano di David che desidera fare una dichiarazione: “Vorrei dire al signor Bowie che d’ora in poi le rapine può andare a farle da un’altra parte.”
 

Il 6 giugno 1992 Bowie sposa la modella somala Iman nella chiesa americana di Firenze. Ci sono in tutto quaranta persone: Mick Jagger non si vede, Yoko Ono sì. La colonna sonora della giornata è affidata a un complesso da camera che suona Vivaldi e Corelli. David arriva in anticipo, indossa un frac, e aspetta la futura moglie nascondendosi sul sedile posteriore della Mercedes, che sbatte contro una macchina parcheggiata. Due delle fan intervistate, Flora e Angela, diciotto e diciassette anni, appostate fuori dalla chiesa, dicono a Domitilla Marchi: “Un vero fan non viene al matrimonio, preferisce vedere David Bowie in concerto”. E finiscono sull’Unità. Mentre spiano da lontano il matrimonio di David Bowie.

 

Nel dicembre 1999 David Bowie incontra Adriano Celentano a “Francamente me ne infischio” e le cose non vanno bene. Il molleggiato sconcica Ziggy con tiritere pacifiste quando lui vuole solo cantare la sua canzone. “Mi sono reso conto di avere davanti un idiota”, ha detto Bowie nel suo incontro stampa prima del concerto all’Alcatraz di Milano. Sull’Unità, Diego Perugini riporta le parole dette allora ai giornalisti, che con i grandi problemi del mondo hanno poco a che fare: “Già il fatto di svegliarmi ogni mattina mi rallegra. Ho avuto una vita splendida, piena di grandi gioie e grandi tragedie: tutto ciò mi ha aiutato a crescere. Rimpianti? No, piuttosto molti aneddoti divertenti da raccontare”.
 

Il 7 ottobre 2002 la Feltrinelli di Piazza Piemonte viene presa d’assalto. All’alba, arrivano a Milano fan di Bowie di tutte le età, ai quali viene dato un numeretto per mettersi in fila e aspettare l’autografo. Lo avranno solo i primi 250. Sulla Stampa, Luca Castelli ricorda il dispiacere del numero 303, Mauro di Voghera: “Tutta colpa della nebbia. Siamo partiti in nottata ma abbiamo dovuto fare tutta la strada ai cinquanta all’ora”.

 

 

Tag: Retroterra

Commenti (1)

  • Angela61 12/01/2016 ore 16:45 @Angela61

    Del concerto al Teatro Brancaccio a Roma con i Tin Machine non se ne parla...

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