Brescia - Latte +: il concerto dei Verdena Live report, 12/03/2011

14/03/2011 di

Dopo averli visti nel loro pollaio, dopo l'anteprima esclusiva di "Wow", mancava solo dirvi come sono i Verdena dal vivo; in questo tour che continua ad allungarsi perché sono costretti a raddoppiare le date dal momento che diventano sold out immediatamente. Spettacolo impeccabile se non fosse per i soliti problemi tecnici, e dopo quasi quindici anni di carriera viene spontaneo chiedersi: perchè? Scatti esclusivi di Jarno Iotti, racconto di Nicola Bonardi.



Permettetemi di iniziarla in maniera frivola e considerate un piccolo ghigno ironico sulla mia faccia: i bergamaschi a Brescia. Roba che quando accade allo stadio deve intervenire l'esercito, roba che… per fortuna salta totalmente quando si parla di musica, chè la musica è molto più saggia e avanti di qualsiasi campanilismo idiota (qui il ghigno ironico lascia spazio a un bel sorrisone). Ed è così che il trio bergamasco più famoso d'Italia viene ad esaurire per due sere consecutive il locale rock più ampio di Brescia, in un amplesso gioioso con un pubblico adorante che sembrava non aspettare altro.

Risulta incredibile considerare quel che si sta muovendo intorno ai Verdena: era facile ipotizzare entusiasmo per il loro ritorno a tre anni di distanza da "Requiem", ma è francamente spiazzante vedere la lista di sold-out che si allunga a vista d'occhio e l'album (doppio e pieno di stranezze totalmente avulse dal concetto di radio-friendly) che balza in cima alle classifiche (ok, ormai ci vuole poco, ma tant'è, parliamo dei Verdena, non dei Modà!).

Accade che le condizioni fisiche di chi scrive non siano del tutto ottimali: i bronchi in standby, mal di gola e tendenza all'afonia, ovvero sofferenza ad ogni domanda posta o conversazione accennata, si aggiunga che l'infausta tradizione dei locali italiani che prevede l'inizio dei concerti a orari allucinanti, crea attese snervanti e molto sudate, durante le quali si può solo bere (fila kilometrica permettendo), andare al bagno (idem come sopra), soccorrere i collassati o, appunto, parlare. A momenti spiace di non essere a letto con una tisana calda...

E allora parliamo con amiche e amici, del più e del meno, dei Verdena, del locale e del concetto di concerto (si, siamo un popolo di parolai anche per colpa degli orari imposti dai locali): e via a disquisire di teatro greco, del fatto che un concerto non è solo ascolto, ma spettacolo vero e proprio, che in un live il taglio di capelli di chi suona conta quasi quanto la sua bravura con lo strumento (nel frattempo sento chiare e forti le urla di dolore dei puristi).

Curiosità estemporanea: come fanno i musicisti quando sono in tour e li coglie qualche malessere fisico? Dubito possano dire che non se la sentono e tornare a casa per curarsi: la gente non va delusa, è la regola base dello spettacolo, puoi farla incazzare, indignare, shockare, ma deludere no, lo spettacolo non prevede sconfitte a tavolino, solo disfatte o trionfi sul campo.

E di cosa andiamo a parlare in questo caso? Trionfo si, ma va detto: i Verdena non sono molto bravi a fare lo spettacolo, sempre che lottare con immancabili problemi tecnici, fermare le canzoni 3 volte e ripartire (a questo giro succede con "Nova luce") non faccia parte della loro (a questo punto assai peculiare) concezione di spettacolo. Consideriamo questo: ai concerti degli Afterhours, dei Subsonica, o dei Marlene o di uno qualsiasi di quegli altri nomi importanti di cui i Verdena fanno parte, non capita quasi mai di assistere a scene che con i Verdena sono norma (ormai li ho visti parecchie volte e capita sempre qualcosa che non va).

Il dubbio viene: non gliene frega niente o un po' ci marciano? Sul fatto che siano veri al 100% è difficile dubitare, lo testimonia il loro isolamento che li porta a concepire opere felicemente inattuali come lo sono "Requiem" e "Wow", lo testimonia il fatto che non fanno nulla per nascondere i loro sbalzi d'umore, i loro scazzi, gli sguardi spazientiti che volano sul palco quando il basso di Roberta non ne vuole sapere di accordarsi (mai visto nessun bassista passare tanto tempo con le dita sulle chiavette, quanto la Sammarelli). E le pause interminabili tra un pezzo e l'altro, quasi che i musicisti non avessero una scaletta incollata con lo scotch davanti ai loro piedi?

Insomma va bene tutto, ma dopo quasi quindici anni di carriera e un grande rispetto acquisito sul campo, non sarebbe il caso di fare un po' più di attenzione a questo dannato spettacolo? Che poi quando finalmente riescono a partire, quando Roberta e Alberto si fronteggiano a chitarre spianate ed headbanging furioso e Luca là dietro demolisce la batteria a dispetto della stazza da gnomo, tutte le inezie di cui sopra vanno a farsi fottere, perché i Verdena sono davvero grandi e hanno appena fatto un album spaventoso che dal vivo si carica ulteriormente e conquista senza fare prigionieri: il nuovo entrato, Omid (quell'altro si chiamava Fidel… li cercano apposta coi nomi strani?) è perfettamente in sintonia e si destreggia tra synth e chitarre, come se fosse sempre stato della partita. La scaletta scorre tra brani nuovi (la grande maggioranza) e meno nuovi (con tanto di "Ovunque" a esaltare i fan della prima ora), passando per alcuni episodi di "Requiem" (una devastante "Il Gulliver"), già assurti al ruolo di classici.

Due ore buone e non sentirle nonostante gli acciacchi personali, un'ulteriore conferma dell'importanza e dell'unicità dei Verdena per il rock italiano (e un bel calcio in culo ai detrattori-a-tutti-i-costi, quelli del "sono uguali a Nirvana/Motorpsycho": il vostro disco è rotto, cambiatelo). Un live che una volta finito fa venire la voglia di riprendere "Wow" e spararlo a tutto volume nell'autoradio, apprezzando molto anche quegli episodi che erano sfuggiti in un primo tempo, o troppo presto bollati come "minori". Materiale imponente e degno di essere scoperto, che, e lo diciamo ad alta voce, non ha davvero nulla da invidiare a tante band europee che prendono applausi solo per il fatto di aver valicato le alpi ed essersi degnate di venire a trovarci.



Commenti (18)

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  • Lago Nell' Avena 17/03/2011 ore 15:48 @lagonellavena

    non si resiste alla tentazione di ironizzare sul nick...
    lo capisco, tranquillo

    comunque sia: è un LAGO in un campo di AVENA...povero sfigato.
    e adesso scatenati

  • Nicola Bonardi 17/03/2011 ore 16:08 @nicko

    un vero campione di fantasia... ti commenti da solo, non ho bisogno di scatenarmi.

  • Fabio Fabe Manzoni 18/03/2011 ore 11:46 @fabiofabemanzoni

    E' stato un ottimo concerto quello di domenica 13 e questi sold-out confermano che sono una grande alternative band italiana molto apprezzata.
    I verdena o ti piaciono o ti fanno cagare. A quelli mentalmente quadrati che sono fissati sul genere non diranno nulla, ma a chi non ha pregiudizi sul genere e chi è mentalmente aperto ad apprezzare la buona musica arrivano dritti al cuore perchè sono coerenti col loro modo d'essere, fanno quello che vogliono ed è sempre stato così per fortuna. Wow è una ulteriore conferma che in sto cazzo di paese abbiamo delle grandi band e per fortuna c'è ancora gente che va ai concerti anzichè stare a casa a farsi lobotomizzare il cervello dalla TV o dalla merda commerciale che passa in radio. Quella lasciamola ad altri.

  • townshend 18/03/2011 ore 13:28 @townshend

    No.
    C'è anche qualcuno a cui questo disco sembra un pò un "guazzabuglio" non troppo ispirato (nel senso che da due dischi così così se ne poteva trarre uno nettamente meglio... ah, quanti ne ha rovinato quel Disco Bianco...) ma a cui, per esempio, è piaciuto molto Requiem.
    Sul live non saprei... all'epoca apprezzai, ma non essendo un gran sostenitore della formula Motorpsycho (detta anche "non tutto ma di tutto"), non sono un campione rappresentativo.

  • ildissonante dissonante 21/03/2011 ore 16:53 @ildissonante

    da molti commenti (non solo qui) sembra che tutti dicano che i pezzi di WOW siano belli, siano freschi ma alla fine tantissima gente vorrebbe ancora sentire Valvonauta.

    boh, il raffinato ascoltatore indie italicus esige l'evoluzione restando immobili? è davvero così?
    perchè se lo è, beh, ci meritiamo davvero le piaghe d'Egitto come Ligabue e i suoi derivati.

    i Nirvana, i Motorpsycho, i concerti brandeburghesi... sono d'accordo con Nicola, il disco è rotto.

    @ Cesare: i pezzi vecchi sono più adatti al live!?!? e perchè mai?
    Loniterp non funziona bene dal vivo? Scegli me non funziona? (tutto il Latte + la cantava a squarciagola neanche fossimo al concerto dei Lunapop)




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