Festeggiamo, la chitarra è ancora viva (grazie al lockdown e agli sconti)

Ogni giorno si celebra il funerale degli strumenti, ma negli ultimi mesi la Fender e le altre case hanno avuto un boom di vendite impressionante. I nuovi utenti sono soprattutto giovani e ragazze, incoraggiati dai nuovi modelli low cost e dal ritorno alla manualità imposto dalle quarantene.
11/09/2020 09:38

Il funerale della chitarra è stato annunciato talmente tante volte che ormai non ci facciamo più caso: anche quando sembra a un passo dalla morte, risorge dalle proprie ceneri per tornare a riprendersi tutto quello che è suo. Il 2020, per la musica in generale, è stato un anno finora disastroso, senza concerti e con i dischi posticipati a causa del Covid, quindi desta stupore la notizia che abbiamo letto su Consequence of Sound riguardo la Fender: quest'anno, lo storico brand di chitarre ha segnato un aumento sproporzionato di vendite, il più alto nella sua storia. Anche l'app Fender Play, grazie a cui gli utenti imparano a suonare la chitarra online, ha avuto un incremento da 150mila a 930mila utenti nel periodo tra marzo e giugno. Non è neanche l'unico brand ad aver quasi raddoppiato le vendite nell'anno del Covid: anche altri marchi storici come Gibson, Taylor e Martin hanno registrato grossi incrementi nelle vendite.  

Il dato in percentuale vede il 20% dei nuovi chitarristi sotto i 24 anni e il 70% sotto i 45 anni di età, a riprova del fatto che non si sono svegliati di soprassalto i boomer con la voglia della chitarra appesa nel salotto buono, ma che la maggior parte dei suonatori è millennial o generazione Z, dai trentenni ai teenager. Come abbiamo già analizzato in passato, una buona fetta di mercato è in mano alle ragazze, che mentre i colleghi maschi impazzivano per tastiera e laptop, per un autotune e una lacrima tatuata in faccia o per clonare l'ultimo tormentone itpop, si dilettavano nell'antica arte dello spaccare i culi con la chitarra.

I motivi relativi al rinascimento della chitarra sono molteplici, ma per capirne meglio la dinamica, è bene partire con una veloce storia della elettrica, che negli anni '60 è stata il sinonimo di ribellione dagli schemi e nei '70 l'imperatrice del rock, negli '80 è diventata uno strumento di machismo incontrollabile, un prolungamento del pene degli dèi dell'assolo, che ha portato molte persone ad allontanarsene, per tornarci nei '90 del grunge, l'ultimo colpo di coda del rock come musica giovane e rivoluzionaria, glorificando i modelli inusuali e rendendo vintage – anche a martellate – le chitarre che negli '80 erano più pulite del pavimento della chiesa il giorno del matrimonio. Gli anni 2000 hanno imbrigliato la chitarra in schemi nu metal, ma hanno anche visto la nascita di nuove band indie rock, che hanno saputo rivitalizzarla a dovere. Che è successo poi? Come siamo passati dagli Arcade Fire e gli Interpol ai Righeira?

Facile, gli anni '10 sono stati quelli del ritorno degli anni '80, del synth pop e dell'abbandono coatto della chitarra elettrica nel mainstream. La loro fine ci ha consegnato il nuovo trend della trap, in cui la chitarra elettrica ci sta il più delle volte come un pesce su una bicicletta – senza generalizzare, perché Ketama o Post Malone con Ozzy la pensano diversamente –, e questi fenomeni hanno preso talmente tanto piede in classifica da farci credere che per la Strato, la Tele, la Les Paul, la SG e tutti gli altri migliaia di modelli fosse giunta la fine. O che ormai fossero reliquie per vecchi nostalgici. Poi, gli anni '80, come sono tornati se ne sono andati via, lasciando il passo ai '90, dove la chitarra diceva davvero la sua. Come i nati negli '80 avevano il mito dei Doors o dei Velvet Underground, così i giovani di oggi iniziano ad appassionarsi alle band che hanno fatto la storia del grunge o del punk, e questo può essere un motivo. 

Un altro si può ricercare nella stessa natura del lockdown, in cui di punto in bianco ci viene tolta la più elementare libertà – per motivi assolutamente leciti, vista la pandemia –, ma chi è mai stato abituato a non poter uscire di casa o a non poter vedere più gli amici, solo i parenti? Be', non le nostre generazioni, che si sono ritrovate prigioniere del loro benessere, tra un milione di film da vedere in streaming, un milione di ore per stare sui social, e la rottura di coglioni è arrivata dopo pochi minuti. I musicisti hanno preso le acustiche e hanno iniziato a fare dirette, gli aspiranti musicisti hanno preso passione per lo strumento e, visto che i corrieri funzionavano lo stesso, hanno comprato l'oggetto del proprio desiderio contando di impararlo, visto il tanto tempo libero.

Quelli che per una vita si sono fatti bastare la Squier o la Epiphone – brand di proprietà di Fender e Gibson che propongono modelli simili, ma più economici –, di fronte all'incertezza data dal clima di Armageddon che si respira da qualche mese a questa parte, hanno gettato il cuore oltre l'ostacolo e si sono comprati finalmente quelle vere. "Chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza", come diceva uno che c'aveva capito. Effettivamente, se non tenti di realizzare i tuoi sogni quando il tempo sembra finire, quando? Anche il sottoscritto ha dato fondo ai pochi risparmi e alla tanta sagacia, eseguendo scambi carpiati su Mercatino Musicale e comprando una chitarra della quale sentiva l'esigenza per non sprofondare. 

Certo, sono di parte, ma quando stai chiuso in casa come un animale in gabbia, viene logico sognare la libertà, e una chitarra a cui affidare i tuoi pensieri o i tuoi movimenti d'anca mentre nessuno ti vede è il massimo. Lo si può fare anche programmando basi al pc tutto il giorno (fatto anche questo), ma alla lunga è una pratica che può diventare noiosa o frustrante, quando non si può aprire la porta per uscire a bere liberamente. 

La fine della chitarra come modello di machismo, il ritorno della chitarra come simbolo di libertà, o quantomeno di espressione, la sana voglia di imparare o di realizzare un sogno, ma non solo. In questi ultimi anni, Fender ha lanciato nuovi modelli della linea Player, che vengono incontro ai gusti dei teenager o di chi voglia approcciarsi per la prima volta a uno strumento serio e voglia stare sotto i 700 euro di budget, grazie anche a un marketing tutto incentrato sulle nuove generazioni, di forte appeal. A volte la qualità non è esattamente come quella dei tempi d'oro, sono strumenti prodotti in Messico e non nella fabbrica di Corona in California, ma i chitarristi sono sempre un po' vanitosi e preferiscono vedere sulla paletta il marchio originale rispetto a uno meno blasonato che magari suona meglio.

Al momento, i concerti per come li conoscevamo, sono ancora sospesi. Per i molti musicisti italiani, l'unico modo per suonare d'estate è stato in posti all'aperto, col pubblico distanziato, in luoghi evocativi e inusuali, in versione acustica o poco più, per esibizioni spesso voce e chitarra, un po' come ha fatto Brunori con l'acustica o Gian Maria Accusani con la fedele Gibson SG. In un tempo buio e incerto le sicurezze sono importanti, e nella musica degli ultimi 50 anni, la chitarra è sempre stata una costante. Attendiamo fiduciosi una nuova onda di musicisti che ci facciano di nuovo emozionare, perché per la chitarra, come per noi, non è finita finché non è finita. 

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L'articolo Festeggiamo, la chitarra è ancora viva (grazie al lockdown e agli sconti) di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 11/09/2020 09:38

Tag: strumenti - chitarra

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