Il ponte tra l'Africa e Milano del collettivo Hape

La piattaforma nata a L'Havana nel 2016 ha l'obiettivo di promuovere scambi culturali da ogni angolo del mondo, così da creare contaminazioni incredibili. Tra gli artisti coinvolti c'è Go Dugong, che ha passato una assurda settimana in Ciad, per scoprire un patrimonio musicale spesso trascurato

Giulio Fonseca, aka Go Dugong, a N'Djamena
Giulio Fonseca, aka Go Dugong, a N'Djamena

Negli ultimi mesi, ci è capitato di raccontare due storie di scambi intercontinentali tra la musica elettronica italiana e quella della scena africana: l’etichetta Asiko Sounds, nata come profilo social, ha messo in contatto il producer Lorenzo BITW con l’mc ugandese Swordman Kitala, mentre il collettivo Uhuru Republic, fondato da Giulietta Passera e FiloQ, è andato alla scoperta della musica tradizionale della Tanzania e del Kenya.

Lo scorso 26 febbraio è uscito un doppio singolo che stringe nuovamente il legame tra questi due mondi all’apparenza così distanti: si tratta di Mutumbu/Munschon (Joker), frutto dell’incontro a N’Djamena, la capitale del Ciad, tra il producer milanese d'adozione Go Dugong e l’mc di origine camerunense FTP. Ma il viaggio che ha permesso la nascita di questa collaborazione ha un percorso ancora più globale, passa per L’Avana, Caracas, Bruxelles e Parigi, per poi tornare di nuovo a Milano.

A raccontare com’è andata ci pensa lo stesso Go Dugong, aka Giulio Fonseca: "Durante un viaggio a Cuba sono venuto a conoscenza dell’esistenza di Hape Collective". Hape è un collettivo nato nel 2016 a L’Avana, composto da musicisti e promotori culturali da tutto il mondo. "Sono stato subito molto incuriosito dal loro approccio e dalle loro attività e così, poco tempo dopo, ho scelto di andare in Belgio, a Bruxelles, uno dei loro numerosi quartieri generali, invitato a suonare in una festa organizzata da Simone (Simbo aka DJ Buosis) e Alessandro (DJ Zwalla). Sono rimasto molto affascinato dallo spirito del collettivo, dopo quella volta ci siamo lasciati con la promessa di provare a combinare qualche altra cosa assieme".

"Qualche mese dopo, agli inizi di ottobre 2019 ho ricevuto una telefonata dal Venezuela. Era Simone, che da Caracas mi ha proposto una residenza artistica nella capitale del Ciad, N’Djamena, da lì a un mese", continua Giulio. "Giusto il tempo di organizzarmi, spararmi quattro vaccini obbligatori uno dietro l’altro, visto che non puoi entrare nel paese se non sei vaccinato contro la febbre gialla, mandare un contatto di Parigi a farmi preparare con urgenza il visto (ebbene sì, se vuoi andare in Ciad l’ambasciata più vicina a noi italiani è in Francia), essere ricoverato in ospedale con febbre a 40 e le interiora liquefatte per reazione ai vaccini fatti qualche giorno prima, spostare il volo perché stavo troppo male per partire e alla fine, come per magia, sono riuscito ad atterrare nell’aeroporto minuscolo e caotico di N’Djamena, la sera del 4 novembre 2019".

 

Go Dugong in motorino per le strade di N'Djamena
Go Dugong in motorino per le strade di N'Djamena

La scelta di andare a N’Djamena è anche figlia dell’opportunità di scoprire la musica di un paese spesso passato in secondo piano anche all’interno dello stesso continente africano. Tra i canti delle tribù nomadi che stanno a nord e il ritmo frenetico delle cerimonie di iniziazione locali a sud, che si fonde con i suoni provenienti da stati vicini come Congo e Camerun, N’Djamena racchiude le diverse anime musicali del Ciad, facendole confluire in uno stimolante melting pot culturale.

Nella capitale ciadica, Go Dugong tiene un workshop di produzione musicale, pensato anche per registrare musicisti e cantanti locali e aiutare i local heroes Pulo NDJ, band che mischia i suoni della tradizione musicale del Ciad con l’elettronica e che nel 2018 ha pubblicato un album sulla Wonderwheel Recordings di Nickodemus, a preparare il tour africano che sarebbe iniziato da lì a breve. "Avendo scoperto che lo studio che avremmo dovuto usare all’Istituto Francese del Ciad non sarebbe stato ancora pronto, abbiamo deciso con i ragazzi di Pulo e alcuni iscritti al workshop di fare una gita nei 'quartiers' con le strade in terra battuta, per recuperare alcuni pezzi di strumentazione lasciati da Simone sparsi in varie case e di allestire il salotto dell’appartamento in cui stavo a studio improvvisato".

Tra problemi di salute e attrezzatura scadente, Go Dugong si è dovuto arrangiare con quello che aveva: “Nei successivi sette giorni ho tenuto il workshop spiegando le basi per la creazione di un beat e Il suo utilizzo, installando software pirata su laptop zeppi di virus e impallatissimi. Io stavo male ancora per la questione vaccini. Non potevo mangiare nulla a parte riso, patate e carote e stavo a malapena in piedi. I miei “studenti” e le persone che ho conosciuto durante questa esperienza, grazie alla loro energia potentissima mi hanno dato una forza enorme e sono riuscito a godermi a pieno l’esperienza nonostante il malessere”.

L’esperienza in Ciad è capitata proprio come un fulmine a ciel sereno, in un momento in cui la mia ricerca era concentrata da tutt’altra parte, verso la musica folkloristica delle mie zone”. Ce lo ricordiamo bene il suo ep del 2019, TRNT, che attraversa in musica i quartieri di Taranto e incrocia la tradizione musicale pugliese, in particolare la tarantella, con l’elettronica.

Registrazioni nello studio improvvisato di Go Dugong
Registrazioni nello studio improvvisato di Go Dugong

Tra i musicisti passati per lo studio improvvisato di Go Dugong – "Ho registrato un monte di roba che spero prima o poi vedrà la luce", ha detto Giulio –, c’era anche FTP, rapper prolifico già conosciuto da qualche anno nella scena locale. "Durante una sessione con diversi cantanti, FTP ha dovuto aspettare il suo turno per una giornata intera. Quando è toccato a lui, è riuscito a mettere in quelle registrazioni tutta la rabbia per l’attesa che aveva accumulato".

Il risultato sono Mutumbu e Munschon (Joker), due brani in cui lo slang francam – gergo nato dalla commistione di francese e camerunese – si fonde con la produzione di Go Dugong, dove il tradizionale xilofono balafon viene trasportato in una dimensione contemporanea, stendendo delle martellanti strumentali afro trap. L’effetto di contaminazione tra Europa e Africa si riflette quindi tanto nella musica che nella lingua. Chissà che non sia solo un punto di partenza per aprire le incredibili strade della musica del Ciad all’Italia.

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L'articolo Il ponte tra l'Africa e Milano del collettivo Hape di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2021-03-15 13:11:00

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