I cori da stadio ai concerti fanno pena

Ora Myss Keta, prima Elettra Lamborghini, Anna o Fedez. La gag dell'estate paiono i cori sessisti sotto i palchi dei concerti. Giusto fermarsi e cercare di mantenere il live un posto ospitale per la propria comunità

"Ci son cascato di nuovo", diceva un ancora spendibile Achille Lauro qualche anno fa. È quello che è successo al pubblico del rap - hip hop e affini che ormai pare accontentarsi di una logica da branco simile a quella degli stadi. Di questa similitudine avevamo già parlato nel caso di Rhove che interrompe il concerto perché nessuno salta, stavolta invece la questione è ribaltata: Myss Keta interrompe il concerto per quei cori "portaci a puttane" sempre più presenti ai concerti urban, rap e hip hop

Il coro da stadio, spesso sessista, è capitato ai concerti di  Jack La Furia, Ghali, ma anche Anna, Elettra Lamborghini, Giorgieness e pure Fedez che è stato al centro di una polemica per aver risposto al coro "Portaci a puttane" con: "Ragazzi, stasera offro io" e aver fatto impazzire la folla. Poi Federico si è preso la shitstorm sui social, ma la cosa è stata archiviata come "goliardata". La Myss invece ha sbottato contro il coro e ha fermato il concerto con le seguenti parole: "Chi si permette di dirlo, oltre ad essere infuocato con i miei occhi, lo farò buttare fuori, tra i coccodrilli. Gli verrà mangiato cuore fegato e soprattutto la lingua, così che non possiate più dire queste puttanate".

 

@_alessiatarulli_ Mai mettersi contro la queen #missketa #pazzeska #fyp ♬ suono originale - Alessia Tarulli

Allora, la ragione dove sta? Nel vecchio assunto "Fatte una risata, non si può più dire niente" o nella condanna di questi episodi offensivi? Per noi la risposta è banale, ma sembra importante di questi tempi sottolineare anche l'ovvio. Intanto, se sei fan di un progetto come quello di Myss Keta che parla da sempre di empowerment femminile e LGBTQ+, quanto puoi averlo capito male se ti sembra un'idea vincente quella di partecipare al coro di cui sopra?

Senza drammatizzare, perché è fisiologico che tra tante persone ci siano anche i pirla, come in ogni ambiente al mondo, è assai giusto che un artista provi a costruire una connessione col proprio pubblico, un ambiente sano e sicuro per i propri live e per la propria community. Perché non è sempre stato così, storicamente, ai concerti e c'è bisogno di ribadirlo ogni volta che se ne ha l'opportunità.

 

Un certo politicamente corretto che fa rodere il fegato di chi "bei miei tempi quando", è stato reso necessario dopo eventi in cui la logica di branco e il machismo finto ingenuo di chi è nato a pane e American Pie si sono trasformati in vere e proprie rivolte che hanno messo in pericolo altre persone. Emblematico è il caso del Woodstock '99 di cui è appena apparso un documentario di tre episodi su Netflix. Un festival di pace, amore e musica che trasformò centinaia di migliaia di persone accorse a Rome, New York per vedere Korn, Limp Bizkit, Red Hot Chili Peppers, Rage Against The Machine e via dicendo in bestie degne di un live action de Il signore delle mosche.

Per farla breve, tanto la storia è arcinota, una catena di mancanza di rispetto, per prima dagli organizzatori verso il pubblico che fu lasciato per tre giorni nella sporcizia, con poca security, a pagare bottigliette d'acqua 12 dollari, poi del pubblico verso la struttura, incendiata e distrutta dalle frange più estremiste e infine degli uomini nei confronti delle donne - in seguito ci furono molte denunce di molestie e stupri avvenuti durante il festival, mutò un'occasione di divertimento in un inferno.

Con le dovute proporzioni, questo è ciò che si tenta di evitare, fin da quegli anni assurdi e scombussolati. Una nuova sensibilità che porti le donne sopra e sotto il palco a essere trattate allo stesso modo degli uomini, perché il concerto non sia una gara di resistenza, di machismo o un pericolo, ma possa essere un posto sicuro per tutte e tutti.

 

Ecco perché un coro sessista è da condannare, senza se e senza ma. Ai concerti come nei social, come negli stadi (nel frattempo sempre più vuoti). Dove c'è un raduno, di solito la maggior parte se la vive bene, ma ci possono essere gruppi che fanno o dicono stronzate. Spesso col beneficio dell'essere giovanissimi - lo siamo stati tutti quindi non c'è neanche bisogno di fare troppo la morale. 

Siamo sicuri che un atteggiamento come quello di Myss Keta riesca a riportare a ragione più di mille parole, perché se ci sta di dire una cazzata, ci sta anche di essere trattati come quelli che l'hanno detta. Che poi sia una moda nata su TikTok, in uno stadio o in una piazza poco importa, non è divertente. Un po' come riguardare American Pie da adulto, ti viene solo da pensare a quanto sei stato coglione. Rispetto, questa è la chiave.

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L'articolo I cori da stadio ai concerti fanno pena di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2022-08-04 10:22:00

Tag: opinioni

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